Escursione in Val Tramontina

di Roberto Antonel

Non avevo mai incontrato un percorso del genere. Dopo trentatré anni di militanza escursionistica girovagando per le cime del Friuli Venezia Giulia sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’insieme di sensazioni ed emozioni che ho provato nel percorrere il sentiero che da Tramonti di Sopra conduce a borgo Selis, Lago del Ciul.

Per l’escursionismo di montagna il Friuli è ingiustamente relegato a livello nazionale tra le mete non particolarmente frequentate, stante una sentieristica che spesso percorre itinerari aspri, selvaggi, isolati e lontani dalle principali direttrici di comunicazione autostradale.

Chi percorre i sentieri friulani potrebbe non incrociare anima viva per chilometri e attraversare paesaggi isolati, zone impervie, territori incontaminati e quasi primordiali che non hanno nulla a che vedere con i sentieri del vicino Veneto o del Trentino, più pubblicizzati e maggiormente sfruttati turisticamente.

Il sentiero diretto alle borgate Frassaneit di Sotto e di Sopra, al Lago del Ciul e al borgo di Selis è l’esatto opposto delle vie turistiche di massa, ma la sua bellezza è dovuta alla presenza di fattori culturali, naturalistici, antropologici e paesaggistici che raramente si trovano aggregati in un unico contesto e possono fare la felicità dell’escursionista medio interessato a riscoprire le origini del nostro passato.

Il punto di partenza del sentiero è a Tramonti di Sopra, un ameno paese della Val Tramontina a circa 30 kilometri da Pordenone, città capoluogo di provincia. Ci si arriva percorrendo la strada regionale 251 che collega Pordenone a Maniago, si prosegue poi sulla regionale 552 per Meduno e poi si volta a sinistra proseguendo per Tramonti di Sotto e poi Sopra. Appena all’inizio del paese si volta a sinistra e si perviene ad una chiesa bianca, di fronte alla quale è collocato parcheggio.

A sinistra della chiesa è subito posta la segnaletica con l’indicazione del sentiero per le Pozze Smeraldine e per Frassaneit, che inizia su strada asfaltata inibita al transito dei veicoli per poi proseguire su sterrato e infine su sentiero.

La prima importante e piacevole tappa è identificata dalle Pozze Smeraldine, una serie di vasche naturali poste lungo il corso del fiume Meduna, caratterizzate dal colore verde smeraldo e dalla limpidezza dell’acqua che invitano ad una sosta.

Le pozze spiccano in un alveo del tutto incontaminato e caratterizzato dalla presenza di massicci blocchi di roccia calcarea di colore biancastro facilmente raggiungibili scendendo lungo il greto del Meduna.

Si prosegue con moderata pendenza su sentiero tabellato con segnavia CAI, che corre lungo la destra orografica del fiume costeggiando pareti di roccia adibite a palestra di arrampicata sportiva di varia difficoltà.

La flora è quella di alta montagna e non stupisce osservare da vicino il cosiddetto raponzolo di roccia che sporge dalla parete adiacente al sentiero.

Il segnavia ci indica il percorso che segue fedelmente la direttrice di risalita del fiume con maggiore o minore pendenza ma sempre moderatamente.

In questo modo alzandosi e abbassandosi sopra il torrente si cammina per circa un’ora e mezza e si giunge presso un’angolatura del sentiero in corrispondenza di un rivolo asciutto che scende da destra. Qui è collocata una tabella didascalica con la scritta “Aquila del Frascola” che da questo punto è ben visibile, nelle giornate limpide, a occhio nudo in alto sulla destra. Si tratta di tre cime rocciose accostate che ricordano la sagoma di un’aquila (testa e due ali), posta a quota 1616 metri di altitudine. La denominazione è stata attribuita per tassonomia con l’adiacente Monte Frascola posto, per chi osserva dal cartello, sulla sinistra dell’Aquila.

Per salire sulla cima vera e propria dell’Aquila occorrerebbe prima raggiungere la Forcella del Frascola (Forca del Frascola) tramite il ripidissimo sentiero CAI 386 e poi arrampicare su rocce e mughi, senza un sentiero vero e proprio, percorrendo tratti di cresta molto esposti e privi di protezione.

Ci accontentiamo perciò di osservare la montagna dal basso appagando l’occhio prima di proseguire lungo il sentiero.

Si perviene dopo un breve tratto alla borgata Frassaneit di Sotto, ove si notano i ruderi inselvatichiti delle mura perimetrali di un caseggiato risalenti al secolo scorso, abbandonate in epoca recente. Fa un certo effetto pensare che in questo luogo remoto ed appartato era vissuta gente che si autogestiva provvedendo non solo alle necessità quotidiane ma anche all’istruzione dei propri figli, ai quali era stato addirittura destinato un edificio scolastico (oggi ex scuola adibita a ricovero).

Proseguendo si supera il bivio con il sentiero CAI 386 diretto alla Forca del Frascola e Casera Chiampis in Val Viellia, e si raggiunge la suggestiva frazione di Frassaneit di Sopra, distribuita su entrambi i lati del percorso. Gli edifici sono in rovina ma i ruderi testimoniano la storia di un passato non lontano e le usanze di quella gente.

Le costruzioni sono tutte in sasso, gli ingressi sono muniti di archi ornamentali, le finestre hanno inferriate di protezione. Si ha l’impressione di un borgo antico ma ben organizzato, dotato dei minimi servizi essenziali autogestiti, probabilmente abitato da una popolazione che traeva le risorse dal bosco e dalla montagna.

Siamo a metà dell’escursione e superata la frazione si scende per il sentiero per poi risalire nuovamente. In questo modo si cammina alzandosi considerevolmente sul livello del fiume e in alcuni tratti aumenta l’esposizione sulla forra sottostante.

Lago del Ciul

Nulla di impressionante perché il sentiero è ben tenuto e largo quanto basta per camminare con tranquillità. Qui la visuale spazia sul corso del Meduna.

Dopo un’ulteriore ora di cammino dal borgo si giunge infine alla Diga del Lago del Ciul (Lago di Cà Zul) che è un bacino artificiale costruito in epoca recente. L’invaso è piuttosto esteso in lunghezza e il sentiero fuoriesce proprio in corrispondenza della diga e dell’abitazione del custode. Invece di attraversarla si prosegue sul sentiero che passa all’interno di una breve galleria nella roccia e prosegue poi lungo il lato destro del lago.

Si impiega ancora un’ora per arrivare all’estremità settentrionale del lago in corrispondenza dell’immissario denominato Canale piccolo del Meduna. In questo punto, nei periodi in cui il livello delle acque è tenuto basso, si possono osservare i ruderi di alcune case che costituivano l’antico borgo di Selis.

Per costruire la diga si decise di dismettere e abbandonare il borgo e lasciarlo al suo destino, facendolo di fatto diventare un paese fantasma che appare e scompare dalla superficie delle acque. Oggi si va a Selis solo per fare un escursione cultural-naturalistica mentre un tempo la gente vi dimorava e vi trascorreva l’esistenza.

E’ un esempio del progresso che ingloba ed estingue la testimonianza materiale di una esperienza di vita umana e quindi delle nostre origini.

Per vedere da vicino Selis bisogna percorrere tutto l’emiciclo destro del lago per giungere infine ad una passerella da cui si intravede il borgo, se il livello dell’acqua lo consente.

Se non si vuole percorrere un ulteriore tratto di bosco uscendo a sinistra della passerella per raggiungere il canale immissario del Meduna e scendere sulle ghiaie per poter osservare da vicino i ruderi delle vecchie case si può anche tornare indietro e scendere dal sentiero per cercare un punto d’osservazione che permetta di scorgere i ruderi che sorgono dal fondo del lago e documentano l’esistenza delle vecchie case di Selis in un epoca imprecisata del passato.

A questo punto si torna indietro ripercorrendo il sentiero fatto all’andata.

Selis

Si tratta nel complesso di un’esperienza assai particolare che consente di cumulare in un’unica gita un mix di ingredienti di vario genere, dalla cultura del passato alla ricerca delle origini, dall’esplorazione della natura all’approccio alla montagna, dalla passeggiata all’escursione impegnativa, dall’immersione in ambiente isolato e primordiale alla visita di una diga funzionante e del relativo invaso. In definitiva soltanto pochi chilometri separano un centro abitato da un luogo remoto che fa parte di un ecosistema incontaminato che speriamo resti tale.

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