Andermatt venduta

Con un investimento di 149 milioni di franchi, l’americana Vail Resorts ha acquisito il 55% del comprensorio sciistico elvetico. «Il passaggio garantirà un impulso significativo allo sviluppo di Andermatt-Sedrun. L’obiettivo è di trasformarla nella Prime Alpine Destination».

Andermatt: un’altra stazione sciistica venduta agli stranieri
di Max Cassani
(pubblicato su lastampa.it/montagna dell’8 aprile 2022)

La notizia è di quelle destinate a lasciare il segno. Con un investimento di 149 milioni di franchi, l’americana Vail Resorts Inc. ha acquisito il 55% della partecipazione azionaria di Andermatt Sedrun Sport AG, la società proprietaria degli impianti di risalita della destinazione elvetica.

Dopo la cessione a gennaio 2022 della Sestrières Spa al fondo inglese Icon Infrastructures (per un’operazione complessiva intorno ai 120 milioni di euro), altre prestigiose stazioni alpine passano così in mano straniera nell’ambito di operazioni che puntano a rilanciare le località sciistiche facendone mete esclusive sul modello di Vail o Aspen, in Colorado.

La cabinovia Gütsch Express di Andermatt. Foto: Valentin Luthiger.

Questa partnership strategica rappresenta il primo investimento in un comprensorio sciistico europeo di Vail Resorts, colosso quotato alla Borsa di New York che possiede e gestisce 40 comprensori sciistici negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.

L’ammontare totale della transazione sarà reinvestito e utilizzato per l’ulteriore espansione di Andermatt, che nell’ultimo decennio ha già conosciuto uno sviluppo senza precedenti con la costruzione di vari hotel e infrastrutture (tra cui il lussuoso The Chedi) e il collegamento sci ai piedi del Gemmstock fino a Sedrun.

L’iniezione di nuovo capitale consentirà alla stazione elvetica di accelerare ulteriormente l’espansione della SkiArena sciistica e della destinazione nel suo complesso: «Vail Resorts è il partner ideale per il nostro obiettivo di trasformare Andermatt nella Prime Alpine Destination – ha commentato Samih Sawiris, azionista di maggioranza di Andermatt Swiss Alps AG, che continuerà a mantenere circa il 40% delle azioni – Con la grande esperienza di Vail Resorts in operazioni di successo di destinazioni montane integrate, le notevoli capacità della società in termini di marketing e di coinvolgimento degli ospiti della destinazione e l’ulteriore investimento di capitale nel comprensorio, Vail Resorts garantirà un impulso significativo allo sviluppo di Andermatt-Sedrun».

Dei 149 milioni di franchi svizzeri investiti, 110 saranno impiegati come capitale di investimento «per ampliare impianti di risalita, di innevamento artificiale, ristorazione e infrastrutture nell’area sciistica». Gli altri 39 milioni saranno invece «reinvestiti per lo sviluppo immobiliare di Andermatt Reuss».

Da parte sua, Kirsten Lynch, Chief Executive Officer di Vail Resorts, ha dichiarato: «Entrare nel mercato dello sci europeo è da lungo tempo una delle priorità di Vail Resorts. Siamo entusiasti di questa partnership con Andermatt Swiss Alps e di investire il nostro capitale e le nostre risorse nella trasformazione di Andermatt-Sedrun in un comprensorio sciistico di eccellenza. Siamo orgogliosi di aggiungere questa incredibile destinazione svizzera al nostro network di comprensori di eccellenza e all’Epic Pass, allargando l’accesso a coloro che già possiedono il nostro pass e con l’obiettivo di creare un’offerta ancora più forte per gli sciatori in Europa».

Il commento
di Carlo Crovella

Chi vende, non è più suo”. E’ una battuta del film “Speriamo che sia femmina” di Mario Monicelli (1986). Mi torna in mente questa battuta alla diffusione delle notizie, ormai una dietro l’altra, che le stazioni sciistiche europee sono acquistate da istituzioni finanziarie: un fondo inglese per la Via Lattea, una società quotata alla Borsa di New York per Andermatt.

Che c’azzeccano questi player con le “nostre” Alpi? Niente. Saranno anche infiammati delle miglior intenzioni, ma il loro obiettivo è la massimizzazione dei profitti. Magari anche nel medio-lungo termine, ma sempre obiettivi squisitamente finanziari hanno. Quindi non guardano in faccia nessuno. Il corrispondente del Vallone delle Cime Bianche? Un intralcio fra il loro investimento e il loro profitto: si fermeranno? Ma figuriamoci. E poi: che modello di stazione sciistica propongono? Per caso la stazione “leggera”, ovvero: solo skilift, poca gente, solo per veri intenditori dello sci, molto fuori pista, piste poco levigate, che si aprono esclusivamente con neve naturale e basta… ecc? Ma manco per idea! Per ottimizzare i profitti devono mettere insieme un “moloch” delle piste: comprensori sterminati, dove la vera ciccia finanziaria non sta tanto nello sci in senso stretto, ma nelle attività turistiche collaterali. Settimane bianche per ricchi da tutto il mondo (compresi gli oligarchi russi che, prima o poi torneranno): lo sci serve per far due curve a metà giornata, ma quello che attira è la jacuzzi, la spa, la sala pesi, la discoteca, l’apericena, la gita in motoslitta… Questo significa “trasformare le stazioni in un comprensorio sciistico di eccellenza”. Altro che turismo “slow”! Siamo alla “briatorizzazione” dei monti. Ecco perché vedo come fumo negli occhi la vendita delle nostre montagne ai player finanziari: perdiamo ogni possibilità di incidere sulla loro evoluzione. Appunto: “Chi vende, non è più suo”.

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