“Béisa”

Béisa è parola walser intraducibile in italiano. Nella lingua di Ornavasso è fà bèisa (scomparso il verbo tedesco e sostituito con la corruzione di “fare” con il vocabolo béisa che esprime un comportamento). Il comportamento è l’irritazione di mucche e vitelli quando, nelle calde e umide giornate estive negli alpeggi bassi della valle del Toce, non sopportano le mosche e i tafani che le pungono.

Muovono nervose la coda e scalciano, saltando quasi su se stesse. Così le pastore le richiudevano in stalla, ospizio di pace e refrigerio. Accade anche a noi, donne e uomini infastiditi dal mondo e dalla vita.

Una mucca placida in Valle Antigono prima della béisa.

C’è un libro straordinario scritto da Virginia Paravati (Aspettando la luna nuova, Alberti, 2007) che racconta la memoria degli alpeggi della Bassa Ossola. L’ha scritto ascoltando le ospiti della Casa dell’Anziano di Ornavasso. Sono vite di fatica di donne che alla fine restituiscono una memoria preziosa di un “mondo perduto”. Una per tutte. La Mariuccia Rossi ricorda: “Guarda che avevano su anche due manzét, che portavano fuori a pascolare alla mattina presto e alla sera par mia fagh fà béisa. Vuol dire ‘non farle arrabbiare’, perché quando c’era il sole alto arrivavano tante mosche che davano fastidio e facevano arrabbiare le bestie. Così alla sera i pregàvan santa Staséa, santa Anastasia, e dicevano: ‘Santa Staséa disvigèm prèma d’I’Ave Marea’, proprio per evitare di restare addormentate e portare fuori per tempo e ora i manzét. Anch’io, che sono del ’27, da bambina ho fatto ancora quella vita, anzi quella vitaccia, considerando le fatiche che facevamo, anche se io non andavo su da sola ma con una zia. Ai tempi di quando era giovane la mia mamma, lei e sua sorella stavano sole su all’alpe magari per quindici giorni e così alla sera scendevano al Bach di sotto, lì c’è una montagnetta dove si vede tutto il paese. Allora loro prendevano uri lenzuolo bianco che avevano portato dietro e lo sventolavano, la mamma da casa rispondeva sempre sventolando un lenzuolo e così sapeva che stavano bene“.

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