Migrazioni idiote

Sono quelle dettate dall’adeguamento a quel che fanno gli altri. L’antidoto? Un po’ di spirito critico.

Migrazioni idiote
di Luca Gasparini
(pubblicato sulla Rivista della Montagna n. 219, dicembre 1998)

Come definire altrimenti quelle migrazioni che vedono attori masse di sciatori più o meno grandi? Certo, molti diranno che si tratta della peggior sottospecie di sciatori, quelli delle piste, ma non sempre è vero.

Andando a intervistare chi è in colonna la domenica sera, sulla via del rientro in città, si troverebbero un bel po’ di scialpinisti, telemarker, snowboarder, tutti scivolatori alternativi o che almeno pretendono d’esserlo. Se vogliono andare a fare il Gran Zebrù, devono risalire la Valtellina e poi pagare la bellezza di quella giornata con il classico imbottigliamento a Lecco (ancora non era stata costruita la galleria che sottopassa la città, NdR). Ognuno è libero, ma mi vuoi dire che in tutto l’arco alpino non c’è una gita altrettanto bella, lontano dalle folle e con un rientro meno idiota?

Anche le riviste contribuiscono alle migrazioni idiote. Oggi si parla della tale cima e della sua scialpinistica e domani, all’improvviso, sembra che se non ci sei stato sei uno scemo.

È altrettanto vero che tra i più idioti migratori ci sono gli sciatori di pista.

Prima discesa della giornata, su fino in cima. Code, decine di minuti di risalita in seggiovia o ski-lift e poi… tutti belli insieme a scontrarci e far a chi va più forte per poter godere della bellezza di quella pista. Ce ne sono molte altre di piste, ma bisogna essere i primi, punto e basta. Non importa se più in basso la neve è ugualmente bella. Tra le altre cose bisogna dire che alla base di quella prima discesa sono tutti lì. Belli in coda. «Certo che se potenziassero questo benedetto impianto, sai quante belle discese in più potremmo fare». Lì dove c’è la coda è il luogo ideale dove stare a sciare. Almeno per un po’. Infatti, tutti o quasi, con sottile intuito, decidono che lì essendoci la maggior parte della gente è meglio spostarsi, migrare all’altro impianto, dove sicuramente non c’è nessuno. Risultato: da lì a poco all’altro impianto non ci si muove più e dove c’era coda ora si scia benissimo. Questa è una delle migrazioni più classiche e idiote che si possono notare sulle piste. Un’altra classica è quella dell’ora di pranzo. Il sole è allo zenit, finalmente la temperatura si è alzata, le piste si svuotano? Tutti devono andare a mangiare. Idem verso le quattro del pomeriggio. Sembra che si passino parola: «Tutti a valle!».

La luce del sole è più bella verso il tramonto, la valle inizia a essere immersa nell’ombra, le cime sono ancora al sole ma la migrazione è iniziata. Sventurato chi si trova su una delle piste di rientro. Rischia le gambe.

Le migrazioni intelligenti – lo hanno spiegato meglio di me altri su queste pagine – sono quelle indotte da miglior condizioni di vita, e nel caso del nostro sport da maggior piacere.

A questo proposito una breve parentesi. Grandi mi sembrano quei siti Internet dove si riporta la notizia che Gigetto è stato in Val Pinco Pallino e che la neve è perfetta. La neve perfetta farà godere anche di più; la Val Pinco Pallino è piccola e sconosciuta, ma forse il vantaggio è che Internet non l’hanno ancora in molti e quindi le migrazioni sono meno numerose.

Prendiamo gli snowboarder. Si muovono in gruppi, le loro sono contro-migrazioni, si muovono in direzioni opposte agli sciatori. Io li ammiro per un semplice fatto: a loro scivolare sulla neve piace proprio. Bello o brutto, inteso come tempo o condizioni della neve, loro sono fuori.

Primo dell’anno, ore nove: il 90% della gente sulla neve è di snowboarder. Forti. Per questo li ammiro. Almeno fino a che non li vedi muoversi in gruppi, in mini-migrazioni verso quei luoghi o situazioni dove non è che surferanno meglio e con maggior piacere, ma semplicemente anche per loro è scattato il campanello che avvisa che se si vuole essere “in” si deve essere là.

Il telemark non sembra essere esente dallo stesso rischio. Per i telemarker il rischio maggiore oggi, sembra essere quello dei festival. Tutti belli, mi raccomando. Tutti maturi e volonterosi gli organizzatori, ma speriamo che anche i telemarker diventino maturi e non dimentichino che la priorità è sciare. Che per farlo tutti i luoghi, in piano, in salita e in discesa vanno bene, basta siano coperti di neve. È bello ritrovarsi e conoscere gente, ma bello è soprattutto sciare. Non dobbiamo essere sicuri di far bene perché vediamo che a ogni festival siamo sempre di più e c’è sempre più gente nuova, che abbiamo la giacca giusta. È sciando e facendo crescere in modo maturo questo stile sciistico che forse, sempre che ci interessi e che sia una priorità, vedremo il telemark crescere, o meglio, diventare finalmente adulto.

Migrazioni idiote? Sì, ce ne sono, come ci sono articoli idioti, ma forse tutto serve ad aiutare ad aprire gli occhi. A diventare un po’ più critici e autonomi.

P.S. C’è parecchia gente in giro, con l’attrezzatura da alpinismo, scialpinismo, snowboard, telemark, che si fa gli affaracci suoi e non segue le migrazioni idiote. Li preghiamoi dimenticare quest’articolo, non era rivolto a loro.

Che emigrino gli altri
di Matteo Moro

Premetto che non vuol essere uno slogan razzista ma una semplice, utopistica e irrealizzabile provocazione. Che emigrino gli altri (i normali) fuori dai monti. Ovvero che la massa di sciatori “normali” se ne stia a casa o in città e non migri ogni weekend verso le montagne sempre più simili a luna-park pieni di gente irrispettosa, in modo da lasciar spazio agli scialpinisti e a chiunque frequenti la montagna in punta di piedi. Le premesse tutto sommato ci sono. Il mondo dello sci agonistico e commerciale sta tentando di sbarcare nelle grandi città con competizioni su neve e strutture artificiali che nulla hanno a che vedere con la montagna in veste invernale. Vedi la gara di Coppa del mondo di sci di fondo svolta al Vigorelli di Milano lo scorso dicembre 1997. Bella, valida, spettacolare ed entusiasmante per gli organizzatori, che già sognano una gara di discesa sul cocuzzolo del monte Stella presso San Siro. D’altra parte le stazioni turistiche invernali sono sempre più in crisi, sia per la sempre più cronica mancanza di neve, sia per i prezzi degli ski-pass sempre più alti. Il grande circo Tomba-gara-stazioni invernali-turismo di massa, con tutti gli interessi economici e commerciali relativi, sta collassando. Così si potranno creare le premesse per il rinascere di un vero amore per la neve.

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