Torna il senso unico sul percorso che va da Monterosso a Vernazza. Obiettivo primario: garantire il mantenimento della capacità di carico al fine di preservare l’integrità dei sentieri e degli habitat.
Parco nazionale delle Cinque Terre
(sicurezza e rispetto sul Sentiero Verde Azzurro)
di Ania Alleva
La misura è stata confermata anche a garanzia della sicurezza dei visitatori. Nelle giornate del 25, 26, 27, 28 aprile 2024 e del 1 maggio 2024 con possibile estensione anche al fine settimana successivo (4, 5 maggio 2024), confermato il senso unico sul sentiero Verde Azzurro nelle sole fasce orarie dalle 09.00 alle 14.00. Potenziato anche il coordinamento del presidio del Parco nazionale con Comando Carabinieri Forestale, Guardie Ecologiche Volontarie, Associazione nazionale Carabinieri, CAI e Soccorso Alpino e Consorzio ATI 5 Terre per il controllo dei flussi escursionistici
Il tratto presenta passaggi a larghezza ridotta e con sviluppo ripido, fattori che in caso di grande affluenza potrebbero determinare code e situazioni potenzialmente critiche. L’ingresso al sentiero nei giorni di applicazione del senso unico sarà consentito esclusivamente con partenza da Monterosso ed uscita a Vernazza, proprio per evitare l’incrocio di flussi di camminatori nella fascia oraria di maggiore fruizione.
I dettagli circa le modalità di attuazione della percorribilità sono stati definiti a seguito dell’unanime parere favorevole del Consiglio Direttivo e in occasione dell’incontro tecnico con il gruppo di coordinamento preposto alla sicurezza e all’informazione che, con la regia dell’Ente Parco, avrà il compito di assicurare il monitoraggio delle presenze, regolando gli accessi su quella che resta la meta outdoor più richiesta dai camminatori in visita alle Cinque Terre, soprattutto in coincidenza dei ponti primaverili.
La misura, tra le iniziative integrate previste dallo studio sui flussi elaborato da Mic Hub, risponde alla duplice esigenza di migliorare la fruizione sul tratto e di prevenire i potenziali disagi causati da un’eccessiva pressione concentrata nell’arco di poche ore, con conseguenze sull’esperienza di visita, e con impatti sulla biodiversità e sul patrimonio in pietra a secco, custoditi lungo il percorso
Prevenzione, sensibilizzazione, controllo e presidio le parole chiave associate all’iniziativa introdotta dal Parco sulla base dell’analisi dei flussi registrati dai sistemi di monitoraggio e dalle previsioni degli arrivi per i prossimi ponti.


Achtung banditen! Come i tedeschi segnalavano le zone infestate dai partigiani, così gli indigeni segnalano la presenza dei turisti nelle Cinque Terre, a parte lucrare l’ovvia taglia sugli ingressi. Ovvia e folle alla maniera di Venezia come ha sostenuto il filosofo Massimo Cacciari il 22.4.24: «Una pura follia, del tutto illegittima, incostituzionale, in nessuna città al mondo si paga per entrare. È inaudito che in questo Paese non ci sia una Consulta, qualcuno che dica: “vi ha dato di volta il cervello”? Pensate di poter mettere una tassa per entrare in una città, pensate di essere nel Medioevo, siete pazzi?… Io invito tutti a non pagare un bel niente, perché voglio vedere di fronte a qualsiasi giudice come fanno a sostenere la legittimità di una tassa di ingresso nella città!». Ma forse in Italia non sarà sufficiente l’appello alla legge o alla costituzione (articolo 16 «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale») senza la mobilitazione politica dei cittadini. Come gli indigeni impongono una tassa agli italiani per entrare a Venezia e alle Cinque Terre, così per rappresaglia gli italiani potrebbero imporre agli indigeni una tassa per entrane in Italia.
E’ inevitabile andare in questa direzione, a prescindere che sia “costituzionale” o meno. Più che all’integrità delle persone, io sono maggiormente sensibile alla tutela dell’ambiente rispetto alla pressione antropica. Troppa gente, alle 5 terre, a Venezia, in vetta al Bianco… Non si ritiene “giusto” questo meccanismo? Per carità cerchiamone un altro, ma qualche cosa che scremi gli accessi antropici dobbiamo arrivare a elaborarla e accettarla tutti. Sennò addio ambiente. Inutile che da un lato strilliamo contro le Olimpiadi e poi dall’altra strilliamo contro i meccanismi che scremano gli accessi umani. O stiamo sempre da una parte o sempre dall’altra. Io sono più dalla parte dell’ambiente, per cui osteggio le Olimpiadi (precisando che andavano rifiutate 5-6 anni fa, le attuali proteste sono purtroppo inutile…) e sono anche contro il libero accesso di tutti gli umani in tutti i luoghi.