Il Monveso di Forzo: “Una Montagna Sacra” per il centenario del Parco nazionale Gran Paradiso

I parchi naturali sono nati per riconciliare l’uomo con la natura e dar vita a laboratori di cultura della sostenibilità. In occasione del centenario della nascita del Parco nazionale Gran Paradiso un gruppo di 750 naturalisti, intellettuali, alpinisti ed escursionisti progetta ora la realizzazione di un’idea: consacrare una vetta del Parco alla natura. L’hanno chiamata “Montagna Sacra”. Il progetto è teso a realizzare un’area da cui escludere la presenza umana, non una riserva integrale ma una consacrazione che evochi un messaggio di responsabilità comparabile a quello che, cent’anni orsono, ha significato la sua istituzione. L’obiettivo è di creare un rapporto di sacralità tra uomo e montagna che faccia perno sul concetto di inviolabilità. La realizzazione non prevede alcuna interdizione formale, divieto, o pene pecuniarie. Si tratta, molto più semplicemente, di un impegno a non salire sulla cima, una scelta suggerita e argomentata.

Il Monveso di Forzo: “Una Montagna Sacra” per il centenario del Parco nazionale Gran Paradiso
di Antonio T. Mingozzi A nome del Comitato Promotore “Una Montagna Sacra per il Parco nazionale Gran Paradiso”
(pubblicato su Italialibera.online l’11 aprile 2022)

Tutelare la biodiversità, adottare un uso “sostenibile” delle risorse. Contrastare il riscaldamento climatico. Questioni divenute correnti del nostro quotidiano, insieme ai dati sempre più allarmanti sulla salute del nostro Pianeta documentati dal mondo scientifico. Questioni le cui soluzioni rimangono di difficile attuazione, tanta è la complessità dei problemi da affrontare, in primo luogo legati ai modelli di sviluppo economico, di consumo e di mobilità, ai quali siamo abituati. Eppure, questioni irrinunciabili, soprattutto per noi, che abbiamo bisogno di questa Terra, più che per la Terra, che di noi non ha bisogno. Molto dipenderà da scelte politiche, di scala locale e globale, non c’è dubbio. Ma nessun risultato concreto si potrà mai raggiungere, senza l’affermarsi di una consapevolezza individuale e sociale della necessità di forti cambiamenti, così nei nostri stili di vita, come del nostro essere e restare in equilibrio, se non proprio in edenica armonia, con gli altri esseri viventi. È per questo che sono nati i parchi naturali: per essere insieme ambienti biologici protetti, aree modello, destinate a riconciliare l’uomo con la natura, e laboratori di cultura della sostenibilità, dove si studiano e si applicano le idee innovative più adatte a conservare la natura e a fruire della sua offerta in termini scientifici, estetici ed economici. 

Il Parco nazionale Gran Paradiso compie quest’anno 100 anni dalla data della sua istituzione. Per la sua storia, per tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta nel panorama della conservazione, il Parco dovrebbe fornire, proprio in occasione del suo centenario e nell’ambito delle manifestazioni previste, un messaggio di responsabilità comparabile a quello che, cent’anni orsono, ha significato la sua istituzione. Queste riflessioni hanno condotto un gruppo di persone a elaborare il progetto ‘Una Montagna Sacra per il centenario del Parco nazionale Gran Paradiso’.

Un esemplare di stambecco, animale-simbolo del Parco Nazionale Gran Paradiso

L’idea è semplice, priva di costi e divieti: consacrare una vetta del Parco alla natura. Un territorio da cui escludere, dunque, sulla base di una libera scelta individuale, la frequenza e la presenza umana, per dare senso compiuto e concreto al centenario del Parco. L’idea ha valore soprattutto simbolico: più che essere direttamente finalizzata alla conservazione della natura, come nel caso delle riserve integrali, si pone come un messaggio di responsabilità nuovo e probabilmente destinato a sollevare salutari dibattiti già tra gli addetti ai lavori, per creare un rapporto tra l’uomo e una montagna insignita di sacralità in senso ampio, e non necessariamente religioso, ma con riferimento al significato traslato del termine, quello di inviolabile. Dunque, Montagna Sacra come luogo inaccessibile e affascinante, simbolo affettivo ed emotivo della Natura tutta per il suo valore intrinseco, non in funzione umana.

Due concetti sono centrali. Il primo è quello della presenza umana che invade e modifica ogni angolo del Pianeta e quindi della necessità di lasciare spazio alla “alterità” (gli altri esseri viventi). Il secondo è quello di “conquista no-limits”, insito nella natura umana e nella cultura alpinistica, sul quale far prevalere, almeno per una volta, l’idea dell’astensione. Volontaria, però, perché una proposta culturale non può basarsi sull’imposizione. Il progetto dunque, non prevede alcuna interdizione formale, nessun divieto d’accesso, nessuna sanzione pecuniaria per chi non vorrà “astenersi”. Molto più semplicemente, l’impegno a non salire sulla cima sarà una scelta suggerita e argomentata, affinché possa essere condivisa e rispettata da tutti.

La piramide del Monveso di Forzo 3319 m

La vetta agognata del progetto di “consacrazione”
Il comitato promotore propone come Montagna Sacra la piramide del Monveso di Forzo (3319 m), vetta di grande bellezza che caratterizza l’omonimo vallone laterale della Val Soana: una zona tra le più integre del Parco, sul crinale che divide la Val Soana dalla Valle di Cogne, cioè i versanti piemontese e valdostano del Parco. 

L’istituzione del Monveso a Montagna Sacra comporterebbe ben poche rinunce per il mondo alpinistico, o escursionistico: oggi la cima è frequentata in misura già molto ridotta. Al contrario, dal momento che il progetto propone una nuova forma di fruizione del Parco, in perfetta sintonia con la sua missione più profonda, si può ritenere che la Montagna Sacra costituirebbe un “unicum” attrattivo per un turismo responsabile e, in prospettiva, di particolare rilevanza proprio per la Valle di Forzo.

Intorno alla Montagna Sacra si potranno costruire itinerari e punti di sosta che pongano l’enfasi sull’osservazione e non sulla conquista, sul momento di conoscenza e di contemplazione, più che sulla competizione, così da generare riflessioni sul nostro rapporto con la natura e promuovere una diversa cultura della montagna e, più in generale, degli ambienti naturali.

Il progetto ha avuto in questi mesi una diffusa eco ed è stato sinora sottoscritto da  più di 750 persone, intellettuali, alpinisti, semplici cittadini, associazioni ambientaliste, ma non ha ancora visto l’adesione del Consiglio direttivo dell’Ente di gestione del Parco. 

Il documento progettuale, nella sua forma completa, è disponibile nel sito internet indicato. Sul sito sono riportati i nominativi dei componenti il comitato promotore, l’elenco degli aderenti, aggiornato  periodicamente e un semplice modulo: chi intende aderire all’iniziativa, può sottoscriverlo qui

Antonio T. Mingozzi
E’ torinese, professore associato di Zoologia all’Università della Calabria (Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra) incaricato degli insegnamenti in Conservazione della Biodiversità (modulo faunistico) e “Wildlife management”. Interessi di ricerca su ecologia e conservazione di specie animali rare e minacciate di ambienti alpini e mediterranei. Oltre 100 pubblicazioni scientifiche. Direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso dal novembre 2017 al giugno 2020.

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