Come nasce un cammino?

Partendo da questa domanda, ci siamo fatti raccontare come si passa dall’idea alla traccia e come si costruisce la rete di persone che lo rende vivo. Ecco cosa abbiamo scoperto sulla via per Matera.

di Sara Canali

Era la primavera del 2015 quando quattro amici diedero il via a un progetto ambizioso, quanto semplice: diffondere e radicare la cultura del viaggio a piedi anche nel sud d’Italia. È nato così il Cammino Materano, un percorso che voleva collegare Bari a Matera e che oggi conta ben sei Vie che vanno dai monti della Basilicata alle bianche rive dello Jonio. Ma quando tutto questo è stato concepito, il mondo dei cammini era molto diverso rispetto a come lo conosciamo ed esistevano pochissime esperienze organizzate, tra cui la Via Francigena e pochi altri percorsi. Nel Mezzogiorno, in particolare, mancava del tutto un’offerta che permettesse agli appassionati di cammino di intraprendere un vero viaggio a piedi, capace di attraversare e raccontare le aree interne. “Il nostro obiettivo era quello di costruire un itinerario, o meglio, diversi itinerari che conducessero a Matera”, racconta Claudio Focarazzo, uno dei fondatori insieme a Fabio, Angelo e Lorenzo dell’associazione. La scelta della città lucana non è un caso. “Innanzitutto Matera è delle città più antiche, che esiste da 3000 anni, in cui uomo e ambiente hanno sempre vissuto in armonia. Camminare, in questa prospettiva, significa entrare in relazione autentica con i luoghi, imparare a riconoscerli in ogni loro dettaglio, dalle piazze agli alberi, dalle strade ai segni archeologici e vivere il territorio in tutte le sue stratificazioni, naturali, storiche e umane”.

L’idea
Claudio, Fabio e Angelo sono laureati in archeologia, mentre Lorenzo in botanica, per questo la loro curiosità nei confronti del proprio territorio è piuttosto viva. Insieme, decidono di mettersi in cammino iniziando una prima esplorazione, alla scoperta delle presenze naturalistiche, dei boschi, ma anche delle presenze archeologiche e paesaggistiche. “Dopo di che abbiamo iniziato a organizzare i primi eventi attraverso i quali far conoscere il percorso, organizzando delle tappe, quindi attirando soprattutto i cittadini locali della zona e, così facendo, abbiamo cominciato a strutturare il cammino”.

Nasce così l’associazione di promozione sociale non a scopo di lucro del Cammino Materano che, grazie alle offerte raccolte durante le visite, può cominciare a investire in segnaletica e cartellonistica per segnalare il percorso, riuscendo nel 2018 a farlo diventare realtà. Per rendere possibile tutto ciò è stato necessario mettere a sistema strade secondarie romane, vie medievali e sentieri già esistenti. “Avevamo una direzione, ma poi bisognava andare tantissime volte sul territorio per vedere che cosa esisteva ancora di quelle strade e dei sentieri, per trovare l’itinerario più particolare. Il Cammino Materano è stato un lavoro di restituzione di un patrimonio di tutti, per arrivare fino a Matera”, continua Claudio. Quello che è venuto fuori non è un cammino lineare, visto che in linea retta Bari e Matera sono distanti una sessantina di chilometri, mentre col cammino se ne percorrono 160, facendo un itinerario che porta alla scoperta di luoghi carichi di significato.

La trasformazione
“Per essere tale, il cammino doveva essere più lungo di 100 chilometri, perché l’esperienza doveva durare almeno quattro giorni, altrimenti rischiava di diventare un trekking. Da lì siamo partiti a lavorare su lunghe percorrenze, quindi superiori ai 150 chilometri di percorrenza”. Il Cammino Materano è oggi una rete articolata di percorsi che conducono tutti verso Matera, ciascuno con una propria identità paesaggistica, culturale e simbolica. Non è un unico tracciato, ma un sistema di cammini nati nell’intento di tenere insieme una direzione che fosse anche un’idea, ovvero quella di attraversare le sconosciute aree interne del Meridione d’Italia per giungere nel cuore di un territorio che per millenni è stato un centralissimo punto di equilibrio tra le tante popolazioni e culture che hanno composto lo straordinario mosaico del Mediterraneo.

Il cammino
Per quanto riguarda la regolamentazione dei cammini, nel 2018 in Italia non ne esisteva una definita. “Noi abbiamo creato una nostra identità, siamo stati tra i primi”, dice Claudio. “Prima di tutto, abbiamo creato la rete dei volontari, fondamentale per tenere viva tutta l’organizzazione. La risposta è stata incredibile e il nostro approccio fin dall’inizio è stato quello di condividere l’esperienza del cammino come un progetto condiviso”. Oggi sono tante le persone che gravitano intorno a questo cammino e questo ha permesso di creare le cosiddette “case del cammino”, che rappresentano molto più di semplici strutture ricettive. “Sono il cuore umano dell’esperienza. Si tratta di una rete di accoglienze, come B&B, agriturismi, case private, selezionate nel tempo per la loro capacità di condividere lo spirito del viaggio lento e dell’ospitalità autentica. Qui il camminatore non trova solo un posto dove dormire, ma un ambiente capace di adattarsi ai suoi ritmi, offrire supporto concreto e, soprattutto, creare relazione”, spiega Claudio.

Nelle case del cammino si entra in contatto diretto con le comunità locali, si ascoltano storie, si ricevono consigli, si vive il territorio dall’interno. Non a caso sono considerate i veri pilastri del percorso, visto che rendono possibile il cammino, sostengono le economie locali e contribuiscono a mantenere viva quella dimensione di scambio e condivisione che accompagna ogni passo verso Matera. “Poi tra le varie persone che si sono avvicinate a noi c’è anche il nostro grafico Paolo che ha sviluppato tutta la grafica del cammino, dal simbolo al merchandising, dalle credenziali ai libri, fino alle maglie. Essendo un’associazione di promozione sociale, il cammino è sostenuto dalle donazioni, dalle credenziali e dal merchandising, che poi vengono reinvestiti”.

È forse proprio questo il punto: un cammino non nasce da una linea tracciata su una mappa, ma da uno sguardo e dalla capacità di leggere un territorio, di attraversarlo passo dopo passo, di riconoscerne le tracce e restituirle a chi verrà dopo. E se all’inizio è l’impegno di persone profondamente legate ai luoghi a gettare il primo seme, alla fine camminare diventa un gesto collettivo che riporta alla luce ciò che esisteva già per rimetterlo in movimento.

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