La pista di bob a Cortina, tra storia e futuro

La pista di bob a Cortina, tra storia e futuro
a cura della Redazione di Mountain Wilderness
(pubblicato su Mountain Wilderness, n. 1, 2026)

La storia olimpica della pista di Bob a Cortina è emblemati­ca, riassume criticità che ritroviamo su ogni opera delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Vi si evidenzia il comportamento dell’uomo, il proprietario del territorio, l’imposizione della cultura del dominio: su­perficiale, arrogante, muscolare. Siamo però all’interno di una comunità, quella cortinese, dove una parte di cittadini non trascurabile ha sostenuto un’opposizione forte, deter­minata, ricca di alternative al propagarsi del degrado impo­sto dalle opere olimpiche. Una minoranza che ha alzato la voce, si è resa visibile, priva di timori.

La nuova pista da bob, “il Guggenheim delle Dolomiti”

Si tratta di cittadini che hanno dovuto confrontarsi con un potere aggressivo e cieco. Il primo dicembre 2022, gli am­bientalisti, per lo più veneti e cortinesi, hanno incontrato Luca Zaia. Hanno esposto le alternative alla costruzione della pista (non solo Innsbruck). Hanno sostenuto il valore dell’area ricreativa, la difesa del lariceto monumentale. L’allora presidente ha reagito in modo sgradevole. Irritato da quanto sostenevano i bellunesi ha ribadito il suo pensiero: “E’ grazie alla pista che su voi bellunesi pioveranno 1,2 miliardi di euro”. Dimenticando che tale cifra, oggi supe­riore a 1,5 miliardi, cadrà solo nel tratto Longarone – Cor­tina. Il rimanente territorio del bellunese rimarrà marginale, privo di servizi essenziali alla sua popolazione, al vivere quotidiano.

Nel settembre 2023 a Mumbai (India) si era tenuta l’assem­blea generale del CIO che certificava la pista di bob di Cor­tina come insostenibile. Malagò aveva votato la risoluzione. A fine ottobre Luca Zaia e Matteo Salvini hanno inventato una scappatoia, il progetto “light”, contrabbandandola come costo minimale, si fa per dire, 81,5 milioni di euro (la pista nel dossier doveva costare 47,5 milioni). L’esecuzione della pista venne affidata a una ditta internazionale, la Pizzarotti. Ovviamente era proposta come ristrutturazione capace di raccogliere le osservazioni della debole Sovrintendenza del Veneto. La pista storica venne demolita, definita una disca­rica: oggi ci si trova in presenza del monumento di cemento, lungo 1670 metri, alto fino a 12 metri. La magnificenza del Guggenheim portata in Dolomiti (Luca Zaia), la ripetizione della storia e genialità italiana, come la cupola fiorentina del Brunelleschi (Matteo Salvini). Il costo reale fra demolizioni e nuove strutture extra appalto è di 133 milioni di euro.

Perché la pista è e sarà uno scandalo? Non solo perché il governo italiano ha recentemente stanziato 9,5 milioni per demolire quella delle Olimpiadi di Torino 2006 (altri 5 mi­lioni per demolire i trampolini).

Si tratta di uno scandalo perché il bob in Italia è uno sport pochissimo praticato, prima delle olimpiadi gli atleti attivi non arrivavano a dieci. Perché cerano alternative di piste disponibili vicine, Innsbruck, un costo fra affitto e uso di circa 12 milioni di euro. Sindaco di Cortina e Regione Ve­neto hanno rifiutato ogni incontro con Innsbruck, la debo­lezza del giornalismo italiano, forte di omissioni.

La pista era stata costruita nel 1923, poi riadattata per le Olimpiadi del 1956, ancora ristrutturata successivamente in quanto pericolosa. Alla fine definitivamente chiusa nel 2008, perché pericolosa, perché troppo costosa nella ge­stione, quindi un’opera insostenibile. A quel punto il trac­ciato poco visibile venne trascurato, lasciato deperire, nel cemento fratturato crescevano larici, betulle, frassini, edere. La natura si impossessava dell’abbandono di ruderi umani, vinceva sull’arroganza umana.

Prima di arrivare alle Olimpiadi 2026 nello storico lariceto, sopravvissuto al bisogno di legname di pregio della prima e della seconda guerra mondiale, il Comune aveva investito 10 milioni di euro nella costruzione di un parco ricreati­vo: arcopark, giochi per bambini, passeggiate, un bar acco­gliente. Ai piedi della pista erano funzionanti stupendi, ben gestiti campi di tennis. Nonostante il comune avesse abban­donato la ristrutturazione di edifici fatiscenti (spogliatoi, bar, magazzini). Ai piedi dell’abitato la cittadina di Cortina riusciva a offrire agli ospiti invernali che non sceglievano lo sci uno spazio ricreativo multidiscilpinare di incredibile fascino. Un’accoglienza diversa, moderna, leggera, un servi­zio pubblico di alta qualità, altro che discarica come sosten­gono ancora oggi i politici.

Nel febbraio 2024 sul lariceto si è avventata la violenza ru­morosa delle motoseghe. Su un terreno da poco innevato gli operatori si sono affrettati a zittire il violoncello di Mario Brunello. Le piante vengono abbattute in un disordine ope­rativo incredibile, intrecciate fra loro, si doveva fare terra bruciata di un patrimonio monumentale, queste erano le disposizioni: evitare che gli ambientalisti sapessero.

Noi ceravamo, le forze dell’ordine ci tenevano lontani. Ma noi lo ricordiamo Mario Brunello, uomo semplice, seduto su uno sgabellino, coinvolto nelle note emesse dal suo vio­loncello, imperterrito suonava melodie delicate. Armonia

non violenta. Alle sue spalle, venti metri di distanza le mo­toseghe erano impietose. L’arte, la bellezza, l’incanto della musica venivano schiacciate dalla più ruvida violenza del­la tecnologia. Quanto dolore nel vedere l’umanità sportiva scendere a un simile degrado. Va ricordata la cerimonia di apertura allo stadio San Siro, dove nonostante l’indecente telecronaca televisiva, trionfavano due parole, Armonia e Bellezza. Al di là degli eventi sportivi, dove si sono lette nei territori olimpici queste due parole?

I larici abbattuti, oltre 300 nel solo parco, 800 in totale, 2200 le piante divelte, erano presenti da oltre 250 anni (contati gli anelli di crescita). Il lariceto era un monumento, oltre che per l’età delle piante, perché unico esempio di bosco monospecifico a quella quota, bassa per il larice, 1150 me­tri. Nei documenti di utilizzazioni boschive del Comune il lariceto è descritto da oltre 160 anni. I soldati della prima guerra mondiale, 15 mila austriaci di stanza a Cortina, lo hanno preservato nonostante il bisogno di legna e due in­verni freddissimi. Come del resto il bosco era sopravvissuto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Viene sostenuto dai politici che per aver perso “400” larici, si pianteranno 10.256 alberi. Quanta miseria scientifica. Perfi­no dopo Vaia, la tempesta che ha distrutto migliaia di ettari di boschi coetanei, monospecifici, artificiali, si alimenta la cultura della piantumazione artificiale. Cioè in gran parte alberi imposti dall’uomo. Non serve disporre di lauree in selvicoltura per sapere che la piantumazione artificiale fa crescere piante fragili, poco stabili, deboli, che il 50% di queste piante è destinato a soccombere. Che prima di assor­bire importanti quantità di CO2 passeranno 50 anni. Che non tutti i terreni sono idonei a ospitare queste alberature. E che queste piantine, costano, provengono dall’estero (l’I­talia si è disfatta da tempo dei suoi orti forestali pubblici). E costano in manodopera per anni se il versante piantumato sarà gestito, come dovrebbe accadere.

Per privare Cortina del suo principale monumento, il lari­ceto, si sono dovute attendere le Olimpiadi invernali 2026. Mentre scriviamo il sindaco di Cortina delibera l’incarico a dei tecnici per valutare i danni presenti nella pista di bob: crolli, impianti elettrici improvvisati, fessure nel cemento. Si prevede un costo di oltre un milione di euro per danni. Simico rifiuta di pagare, il Comune anche. Pagherà la ditta vincente l’appalto? Il sindaco si ostina a rifiutare di incon­trare giornalisti che non sostengano le sue tesi.

Ora ne siamo certi. Cortina non vuole quella pista. La Fon­dazione subito dopo le gare l’ha privata di tutta la parte tecnologica, oggi è inutilizzabile, Comune, Fondazione, Simico si rimpallano l’assunzione delle spese (milionarie) per rendere funzionante l’impianto. Prima o poi, forse solo dopo le olimpiadi giovanili del 2028, ancora una volta la pista verrà abbandonata. Pagheranno i cittadini che già hanno perduto il lariceto monumentale. Si sono già persi i campionati italiani di bob dal 10 al 12 marzo. Per un de­cennio avevamo pagato l’affitto milionario peer la disputa di questi campionati a Innsbruck. Non si poteva proseguire su quella strada? Dei costi aperti dovrebbero rispondere gli amministratori pubblici, dal Comune fino al governo.

Oggi questa località pretende di strappare alla Marmolada il nome di Regina. Certo, anche la Marmolada è un tem­pio dove parte della sua bellezza è stata deturpata dall’uomo (vedasi funivia su Punta Rocca e non solo). Nella storia la Regina delle Dolomiti rimane la Marmolada, il Re è l’Antelao. Dopo queste Olimpiadi Cortina può comunque ambire a un titolo nobiliare, meritato, principessa del cemento.

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