Scuola per la pastorizia estensiva

La Scuola di Perfezionamento della Pastorizia Estensiva di Calascio, in Abruzzo, provincia dell’Aquila, prenderà il via a settembre 2025. 
Dare prospettiva alle aree interne, tutelare la biodiversità delle razze e custodire le tradizioni: un’opportunità per valorizzare il patrimonio naturale e culturale della regione.
Si tratta di 8 Masterclass della durata di 7 giorni condensate su 4 settimane discontinue: una settimana a settembre 2025, una a ottobre 2025, una a maggio 2026, una a giugno 2026.

Scuola per la pastorizia estensiva
(nel cuore dell’Abruzzo, a Calascio, i pastori del futuro)
a cura della Redazione di slowfood.it
(pubblicato su slowfood.it)

Un percorso di apprendimento innovativo per dare nuova vita alla pastorizia estensiva di Calascio e rigenerare le terre alte. A Calascio, in provincia dell’Aquila, prende il via la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva, una proposta formativa articolata in otto masterclass rivolte a pastori, professionisti del settore e studenti, con l’obiettivo di formare figure chiave per il futuro della montagna, fornendo competenze tecniche e imprenditoriali innovative per favorire il ricambio generazionale e la tutela delle tradizioni locali.

Un tassello del progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo”
La scuola è nata da un’idea di Slow Food Italia e D.R.E.Am. Italia, realtà da anni impegnate nella promozione della biodiversità e dello sviluppo sostenibile delle aree rurali e dei loro piccoli comuni, che hanno risposto a una manifestazione d’interesse nell’ambito del progetto pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” del Comune di Calascio, selezionato dalla Regione Abruzzo nell’ambito delle misure del PNRR (LINEA A, M1.C3 – Investimento 2.1 – “Attrattività dei borghi”), gestite dal Ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.

Il progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” punta a costruire un modello di sviluppo integrato e sostenibile per il borgo, valorizzando il patrimonio culturale e naturale, rafforzando la coesione sociale e promuovendo nuove opportunità economiche. L’obiettivo è trasformare Calascio in un laboratorio di rigenerazione innovativa  territoriale, in grado di generare occupazione e migliorare la qualità della vita della comunità.

«Frequentare la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio non è solo un modo per parlare di pascoli – sottolinea Federico Varazi,vicepresidente di Slow Food Italia – Significa affrontare temi cruciali come il lavoro, lo sviluppo locale, l’ambiente, il turismo, il clima e la giustizia sociale. Non solo il futuro di questa regione dell’Appennino, ma un progetto che riguarda l’intero Paese: formare nuovi pastori e allevatori favorendo il ricambio generazionale, trasmettere saperi caseari acquisiti in anni valorizzando mestieri spesso trascurati ma fondamentali per la tutela del paesaggio e per il mantenimento degli equilibri ecosistemici. Una visione che Slow Food sostiene da quasi quarant’anni e che trova una delle sue espressioni più concrete in Cheese, l’evento di riferimento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo. Un’occasione per dare valore alle produzioni casearie virtuose e alle comunità delle aree interne custodi di un patrimonio economico, culturale e gastronomico immenso. Un contributo essenziale per rafforzare il Made in Italy più autentico: quello legato alla qualità, alla sostenibilità e alla cultura del cibo come bene comune».

«Parlare di scuola per pastori in un paese in cui vige ancora il detto “Guarda che se non studi vai a badare le pecore!” può sembrare bizzarro. In realtà, l’esperienza del progetto LIFE ShepForBio che ha creato in Toscana una scuola per pastori e allevatori ci dice il contrario – ricorda Tommaso Campedelli, referente del progetto per D.R.E.Am. Italia – Dal 2023, da quando la scuola è attiva, sono state centinaia le ragazze e i ragazzi che hanno fatto richiesta di partecipare. Nella maggior parte dei casi, tutti con progetti concreti e obiettivi ben definiti. I cambiamenti socio-economici hanno profondamente modificato le modalità di trasferimento verticale dei saperi legati al mestiere del pastore. Ed è per questo che la formazione “orizzontale” garantita dalla Scuola, risulta non solo necessaria per supportare chi vuole intraprendere questo mestiere, ma essenziale per valorizzare in chiave moderna il lavoro del pastore. Oggi infatti il ruolo del pastore non si limita più alla produzione di beni come latte, formaggio, carne e lana, ma sempre più risulta legato alla conservazione del paesaggio, la tutela della biodiversità e la fornitura di servizi ecosistemici. La Scuola di Calascio è tutto questo».

Una scuola nel territorio, per il territorio
Gestione del pascolo, conservazione della biodiversità, mitigazione delle predazioni, trasformazione del latte, della carne e della lana legati all’allevamento ovino/caprino e marketing territoriale: questi i principali ambiti su cui si concentreranno le lezioni, con un approccio teorico e pratico che valorizza il sapere e le pratiche tradizionali e li integra con le competenze più attuali.
Le attività si svolgeranno in loco a Calascio, in collaborazione con le realtà zootecniche locali e coinvolgendo gli studenti in workshop pratici, eventi pubblici e momenti di confronto con la comunità. La pastorizia estensiva viene così riconosciuta come modello di sviluppo sostenibile, capace di affrontare la crisi climatica, contrastare l’abbandono delle terre alte e generare nuove economie.

Un mestiere, tanti lavori: fare il pastore significa occuparsi del futuro
A che cosa serve studiare per fare il pastore in un Paese, l’Italia, in cui si producono centinaia di tipologie di formaggi diversi? Serve a molto: perché il pastore fa una cosa che quasi nessun altro allevatore fa: alleva gli animali all’aperto e d’estate li porta in montagna a pascolare.

I mille significati del pascolo
Parlare di pascoli significa occuparsi di lavoro, di reddito, di modelli di sviluppo, di ambiente, di turismo, persino di clima e di giustizia. Ecco perché frequentare la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio (L’Aquila) è un modo per guardare al futuro. Scopo della scuola è sì formare pastori e allevatori, favorendo il ricambio generazionale e la trasmissione delle competenze, ma le lezioni non si limiteranno alla formazione pratica: le otto masterclass si rivolgono non solo ad aspiranti pastori, ma anche chi già lo è, ma intende migliorarsi, oltre che a professionisti del settore agricolo e ambientale come agronomi, forestali e veterinari, a studenti universitari o a neolaureati e sono organizzate per offrire ai corsisti gli strumenti per comprendere quanto il mestiere sia strategico nella conservazione del paesaggio, della biodiversità e nella produzione di servizi ecosistemici.

Pensiamo, ad esempio, all’importanza dei pastori nella gestione ambientale dei pascoli e dei prati stabili, quei prati cioè naturalmente ricchi in essenze arboree, decine se non anche centinaia in alcune aree delle Alpi. I prati stabili sono così preziosi (ma in rapidissima diminuzione a causa dello spopolamento della montagna) che sono stati riconosciuti anche Presidio Slow Food: rappresentano oasi di biodiversità vegetale e non solo, poiché offrono rifugio a insetti, uccelli e altri piccoli animali selvatici, sono serbatoi di carbonio e, se ben gestiti, contribuiscono a proteggerci da incendi, slavine e dissesti idrogeologici. I pastori, dicevamo, hanno un ruolo fondamentale nel proteggere questi pascoli e questi prati, sfalciandoli e portando al pascolo i loro animali: in una parola, gestendoli ed evitando che vengano abbandonati.

Portare gli animali al pascolo fa bene a tutti: agli animali, che vivono meglio se messi in condizione di brucare le erbe che preferiscono e di sdraiarsi a ruminare; al loro latte, che assume caratteristiche nutritive migliori dei latti di animali alimentati con fieno da prati poveri di essenze; all’ambiente, perché queste superfici ben gestite preservano le risorse anno dopo anno; e naturalmente all’uomo, che nelle terre alte può trovare nuove opportunità di sviluppo, economico e sociale. Il passaggio generazionale di questo mestiere avviene sempre più di rado, e lo testimonia il fatto che in Italia circa due terzi dei pastori dipendenti sono immigrati; fare il pastore dovrebbe essere invece una scelta professionale praticabile e possibile. Accompagnare i giovani nel percorso di apprendimento o di miglioramento è indispensabile se vogliamo che la montagna torni ad essere un luogo vissuto.  

Custodi e innovatori
Tra i temi trattati nella Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio c’è naturalmente quello legato alle razze animali: per secoli, il lavoro dei pastori ha consentito di selezionare le razze più adatte ai diversi territori: da nord a sud, l’Italia è un puzzle di razze autoctone che raccontano le caratteristiche dei luoghi meglio di qualsiasi libro. Vacche, capre e pecore le cui peculiarità sono lo specchio delle colline e dei monti dove trascorrono le estati, e prodotti – latte, ma anche carni e salumi – che raccontano l’alternarsi delle stagioni, dei climi e delle fioriture. Produzione e consumo di cibo devono riavvicinarsi, Slow Food lo sostiene da quasi 40 anni: farlo significa creare nuove filiere corte, promuovere quelle esistenti e virtuose, sviluppare e consolidare economie di comunità. Occorrono pastori consapevoli, preparati non soltanto in ambito agricolo ma capaci anche di trovare canali commerciali che rendano l’attività sostenibile: due specifiche masterclass saranno dedicate proprio al miglioramento delle tecniche di produzione di derivati delle carni, del latte e della lana e alle tecniche di comunicazione per la loro valorizzazione. Già, la lana: un tempo considerata una risorsa preziosissima, oggi per molti allevatori rappresenta più un costo che un’opportunità, a causa soprattutto di infrastrutture carenti (i centri per il lavaggio) e di alti costi di smaltimento, ma in futuro potrebbe tornare a rivelarsi un’interessante fonte di integrazione al reddito, se avviata a recupero per scopi anche innovativi, come la bioedilizia o la produzione di concimi naturali.

E parlando di integrazione al reddito, viene naturale pensare al potenziale legato alla pastorizia e a forme di turismo legate alla conoscenza del territorio. Una delle otto masterclass sarà dedicata a fornire strumenti utili all’organizzazione di percorsi di turismo rurale come quelli proposti dagli  Slow Food Travel, dove il territorio è scoperto attraverso la lente del cibo, accompagnati da chi, ogni giorno, si occupa di produrlo. Modelli che privilegiano la conoscenza lenta dei luoghi e delle persone che li abitano, anziché la bulimica ricerca di scorci da postare sui social network. 

Il programma delle masterclass
Le otto masterclass della Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio rappresentano il cuore del percorso formativo: otto settimane intensive, distribuite tra il 2025 e il 2026, che uniscono teoria e pratica per fornire strumenti concreti a chi opera o intende operare nel mondo della pastorizia. Ogni modulo è dedicato a un tema specifico – dalla gestione del benessere animale all’innovazione tecnologica, dalla comunicazione legata ai prodotti pastorali alla tutela della biodiversità – e prevede lezioni in aula, esperienze sul campo e momenti di confronto con esperti e professionisti del settore. Le masterclass si svolgono in presenza nel convento di Santa Maria delle Grazie di Calascio (Aq) e in alcune aziende locali, in un contesto immerso nella natura e ricco di storia, dove la formazione si intreccia con la vita del territorio.

Si parte dal 14 al 20 settembre 2025 con Gestione sanitaria e benessere animale nell’allevamento ovino, un modulo che consente agli allevatori di aggiornarsi su pratiche fondamentali per migliorare la salute e il benessere del gregge, rispondere alle richieste del mercato e soprattutto investire nel futuro dell’azienda, rendendola più efficiente, sostenibile e competitiva.
Le lezioni di questo primo modulo sono coordinate da Giorgio Vignola, Dottore di Ricerca in Produzioni Zootecniche, attualmente Prof. Ordinario di Zootecnia Speciale presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria, Università di Teramo.

Nella stessa settimana si svolge anche la masterclass Innovazione tecnologica e gestione aziendale, coordinata da Carolina Pugliese, docente presso l’Università di Firenze. Il corso ha l’obiettivo di far acquisire a pastori e allevatori conoscenze e competenze necessarie per integrare le moderne tecnologie di zootecnia di precisione nelle loro aziende, migliorando la gestione del bestiame, l’efficienza produttiva e la sostenibilità ambientale.

Il percorso formativo continua poi con le masterclass in programma dal 5 all’11 ottobre 2025. La prima, condotta da Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna, riguarda la Conflittualità zootecnica: i predatori selvatici, e fornisce agli allevatori strumenti tradizionali e tecnologie innovative per sviluppare un programma di prevenzione del rischio predatorio, con uno sguardo al quadro normativo di riferimento e alle prospettive gestionali future.
La seconda, Produzioni e marketing di carne e lana, guidata da Jacopo Goracci, uno dei referenti tecnici di Slow Food per le filiere animali, si concentra non solo sulle tecniche di lavorazione necessarie e ottenere trasformati di qualità, ma anche a valorizzare i vari aspetti della filiera, mostrando come il rispetto e la cura siano l’elemento imprescindibile per ottenere materie prime eccellenti, da cui ottenere prodotti che raccontano una storia di sostenibilità e comunità. 

La Scuola prosegue nel 2026 con altre quattro masterclass: Produzioni e marketing dei prodotti caseari e Turismo Slow e valorizzazione del territorio, dal 3 al 9 maggio, e Gestione e pianificazione delle risorse pastorali e Biodiversità dei sistemi agro pastorali, dal 7 al 13 giugno. 

Come partecipare: criteri di ammissione e costi
La scuola è aperta a persone maggiorenni, con priorità a giovani sotto i 40 anni, pastori e aspiranti tali, studenti in discipline agro-ambientali, professionisti del settore e dipendenti pubblici. È possibile partecipare a più masterclass, purché non si svolgano in contemporanea nella stessa settimana. La partecipazione è gratuita, ma in forma non residenziale per un numero limitato di residenti in Abruzzo, con possibilità di accedere a pasti a prezzo calmierato. Per i non residenti la quota è di 400 euro per masterclass e comprende vitto, alloggio in camere doppie e attestato finale. Le spese di viaggio sono a carico dei partecipanti, mentre i pasti, preparati con ingredienti locali, freschi e di stagione, saranno curati anche grazie al coinvolgimento dei cuochi dell’Alleanza Slow Food e della cooperativa di Comunità di Calascio.

In conclusione
Il progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” punta a costruire un modello di sviluppo integrato e sostenibile per il borgo, valorizzando il patrimonio culturale e naturale, rafforzando la coesione sociale e promuovendo nuove opportunità economiche. Tra gli interventi previsti: la valorizzazione della Rocca attraverso scavi archeologici, la creazione dell’Accademia della Rigenerazione che propone le Scuole di perfezionamento della Pastorizia, della Tessitura, del Turismo e della Musica e una serie di attività culturali e sportive (Il festival dell’Innovazione, del Cinema, dello Street Boulder), ma anche attività ed eventi più vicine alle tradizioni come il Natale a Calascio, un Polo del Benessere con centro enogastronomico e sportivo, un Museo Esperienziale, un’offerta di ospitalità diffusa e incentivi per l’imprenditoria locale. L’obiettivo è trasformare Calascio in un laboratorio di rigenerazione innovativa  territoriale, in grado di generare occupazione e migliorare la qualità della vita della comunità.

Per iscrizioni e maggiori informazioni scrivere a info.scuolapastoriziacalascio@gmail.com 

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