Abbiamo intervistato il valtellinese Nicolò Canclini, tra i protagonisti del test olimpico dello scialpinismo a Bormio, per cominciare a respirare un po’ il clima a cinque cerchi
di Sara Canali

Sabato 22 e domenica 23 febbraio, l’iconica pista Stelvio di Bormio ha ospitato per la prima volta la Coppa del mondo senior di sci alpinismo, un appuntamento che è valso anche come test event per Milano Cortina 2026. Un’occasione che ha acceso i riflettori e, in un certo modo, fatto partire il countdown con l’appuntamento che vedrà la disciplina fare il suo esordio nei Giochi Invernali e che proietterà lo Stelvio Ski Centre e Bormio negli annali a cinque cerchi. Tra i protagonisti della manifestazione c’era anche Nicolò Canclini, del Centro sportivo Carabinieri, 28 anni, due titoli mondiali e uno europeo in carriera, che ha raggiunto l’ottavo posto nella staffetta mista con Giulia Murada. È con lui che abbiamo voluto ragionare su come le Olimpiadi impatteranno sullo scialpinismo, ma anche su un territorio, quello dell’Alta Valtellina, dove Nicolò è nato e cresciuto.
Ci racconti il tuo percorso nello scialpinismo?
Ho iniziato con lo sci alpino, facevo gare agonistiche, poi a 13-14 anni mi accorsi che sfidare la velocità non rappresentava davvero il mio amore per la montagna. Allora ho provato lo scialpinismo e me ne sono innamorato anche se ai tempi non potevo fare competizioni poiché ero troppo giovane. Ovviamente da allora a oggi lo skialp è cambiato molto.
Quanto credi che l’ingresso alle Olimpiadi possa far crescere il movimento dello scialpinismo?
Non so quantificarlo però sicuramente l’Olimpiade è un momento in cui anche sport meno conosciuti possono mostrarsi a un pubblico più vasto di quello usuale. Spero possa capitare lo stesso allo scialpinismo, anche se in realtà già in questi anni preolimpici le cose stanno già cambiando. Penso sia molto positivo per tutti.

Cosa ne pensi del format Olimpico?
Chiaramente non sono le discipline tipiche dello scialpinismo odierno, ma è anche vero che viviamo una costante evoluzione. Se penso a quando gareggiava mio nonno, non aveva niente a che vedere con l’idea di scialpinismo che abbiamo oggi: erano gare a punteggi di tre giorni con il posizionamento della tenda, il trasporto dal ferito, la discesa tecnica. Quindi come facciamo a dire quale sia la sua forma più giusta e pura? Per il format olimpico sono state scelte due discipline che, per ragioni condivisibili, sono più avvicinabili dagli spettatori, più facilmente trasmissibili in televisione, e magari anche più interessanti a livello emozionale. Spero che nell’evoluzione, nelle prossime edizioni magari, arrivino gare più tipiche, come quella individuale.
Sprint o mixed? dovessi puntare quale la disciplina nelle quali hai più chance e perché?
Non saprei, più o meno sono entrambe sullo stesso livello. Se nella sprint dipende unicamente da me, la mix è una staffetta, quindi siamo una squadra e, nel bene o nel male, non è tutto sotto il mio controllo, né nelle mie gambe. Ma mi piacciono entrambe.
Le gare olimpiche si correranno a due passi da casa tua. Nel caso venissi selezionato sarà per te un vantaggio o fonte di ulteriore pressione?
Il “giocare” in casa è sicuramente un incentivo. Nonostante il test olimpico non sia andato benissimo, perché effettivamente ho sentito un po’ la tensione, sono convinto che tra un anno sarà motore di grande motivazione.
Credi che Bormio sia il posto più adatto per l’esordio olimpico della disciplina? Perché?
È un territorio che ha dato i natali a grandi campioni dello scialpinismo. C’è sempre stata una bella cultura di questo sport qua in Alta Valtellina in generale, con tanti atleti che hanno dimostrato di andare forte da molti anni a questa parte. E in più anche lo ski touring è molto praticato e apprezzato qui, quindi direi che era sicuramente una delle località più adatte per il debutto olimpico.
Quanto il divieto di risalire le piste limita il tuo allenamento? È un problema che riguarda anche gli atleti o avete deleghe particolari?
Penso che questo sia il punto e la cosa più importante che lo scialpinismo ha da guadagnare da queste Olimpiadi: ovvero una coesistenza in sinergia con i comprensori sciistici in maniera da poterlo praticare non solo noi atleti, ma tutti quanti come sport. C’è da dire che all’estero, in Austria almeno, in Germania, sono già ben attrezzati, spesso e volentieri ci sono i percorsi dedicati. Qui in Alta Valle siamo fortunati ad avere dei percorsi che sono al di fuori delle piste battute e c’è abbastanza neve più o meno tutto l’inverno. Inoltre, grazie agli Stelvio Natural Skimo Trails promossi da Bormio, riusciamo ad allenarci sempre meglio.

Test – Test event – Countdown – Sprint – Mixed – Trails – Skialp – Ski touring – Format.
Se si è incapaci di esprimersi in italiano, lo si faccia in inglese. L’itanglese – lingua bastarda – è insopportabile.
Le “gare” cui partecipava suo nonno erano i famosi Rally CAI-CAF (o gare di quella categoria), competizioni MOOOOOLTO più vicine al concetto di scialpinismo di quanto lo siano quelle odierne. Queste ultime, come è noto, sono uno sport e non appartengono al concetto di “andare in montagna”. Tale sport è legittimo e ammirevole, ma dovrebbe cambiare nome, perdendo ogni riferimento allo “scialpinismo”, perché NON ha nulla a che fare con il concetto di scialpinismo.
Non capirò mai perché si voglia promuovere uno sport.