Parigi pedonalizza le strade scolastiche
(spazio pubblico, clima urbano e diritto alla città)
di Marco Talluri
(pubblicato su ambientenonsolo.com il 27 giugno 2026)
Di fronte alla crescente esposizione alle ondate di calore e alla cronica carenza di spazi aperti in molti quartieri densi, Parigi ha scelto di intervenire su uno degli spazi più contesi della città contemporanea: la strada. Il programma “Rues aux écoles” – le School Streets parigine – rappresenta oggi uno dei più ampi interventi strutturali di pedonalizzazione scolastica in Europa.
Uno studio pubblicato sul Journal of Planning Education and Research ne propone la prima valutazione sistematica, combinando sopralluoghi su tutti i 272 siti attivi, analisi di immagini satellitari e rilievi termici con termocamera. Il risultato è un quadro dettagliato non solo dell’estensione fisica del programma, ma anche dei suoi effetti ambientali e delle sue implicazioni sociali.
13,5 chilometri sottratti alle auto
In circa quindici anni Parigi ha pedonalizzato 213 strade davanti alle scuole (oltre a 59 già pedonalizzate prima del 2008), per un totale di:
– 13,5 km di strade trasformate;
– 15,7 ettari di nuovo spazio pubblico;
– una lunghezza media di 90 metri per intervento.
L’accelerazione più significativa si è registrata tra il 2020 e il 2025, anche nel contesto delle politiche urbane post-pandemia e della più ampia strategia cittadina di riduzione della centralità dell’automobile.
Il programma si articola in modo graduale:
Fase I: installazione di cancelli e segnaletica per limitare l’accesso veicolare;
Fase II: interventi strutturali con livellamento della carreggiata, alberature, verde, sedute, rastrelliere per biciclette, fontanelle e pavimentazioni chiare riflettenti.
Il passaggio dalla prima alla seconda fase avviene mediamente in 2,2 anni, a testimonianza di un approccio incrementale ma orientato alla stabilizzazione degli interventi.
Raffrescamento urbano: fino a –5 °C sull’asfalto
Un elemento innovativo dello studio riguarda la misurazione degli effetti termici. Nei 57 siti dotati di pavimentazione “cooling”, la temperatura superficiale risulta in media inferiore di 5,01 °C rispetto a strade adiacenti non riqualificate, con differenze massime superiori ai 12 °C.
È un dato significativo in un contesto urbano dove l’isola di calore rappresenta un rischio sanitario crescente, soprattutto per bambini, anziani e persone vulnerabili. La combinazione di pavimentazioni riflettenti, alberature e rimozione delle auto parcheggiate riduce l’accumulo di calore e migliora il microclima locale.
Pur trattandosi di temperature superficiali e non dell’aria, il risultato indica un potenziale contributo concreto delle politiche di pedonalizzazione alla strategia di adattamento climatico.
Non solo scuole: spazi di vita quotidiana
Le School Streets parigine non sono attive solo negli orari di ingresso e uscita. Molte sono pedonalizzate in modo permanente e funzionano come veri e propri micro-spazi pubblici di quartiere.
Le osservazioni sul campo mostrano un uso intenso da parte di residenti, famiglie, bambini, ma anche di clienti di bar e ristoranti, che beneficiano dell’ampliamento dello spazio esterno. La strada diventa luogo di gioco, sosta, incontro. In alcuni casi, la sequenza di più School Streets adiacenti crea un sistema lineare assimilabile a un piccolo parco urbano.
Non mancano criticità – manutenzione, cancelli lasciati aperti, disomogeneità progettuale – ma la direzione è chiara: restituire spazio alla dimensione sociale della strada.
Una politica urbana strutturale
Le Rues aux écoles si inseriscono in una strategia più ampia che include l’estensione della rete ciclabile, la riduzione del traffico di attraversamento nel centro cittadino, l’aumento delle tariffe di sosta per i veicoli più ingombranti e la trasformazione di infrastrutture stradali in spazi pedonali lungo la Senna.
Lo studio evidenzia come il programma sia eterogeneo e ancora in evoluzione, ma già sufficientemente esteso da rappresentare un caso di riferimento internazionale. Rimangono aperte domande importanti: impatti su qualità dell’aria e rumore, effetti sugli spostamenti casa-scuola, eventuali benefici sull’apprendimento, ricadute economiche per le attività locali.
Cosa può imparare l’Italia?
Nel contesto italiano, dove molte città affrontano contemporaneamente:
– livelli elevati di motorizzazione;
– carenza di spazi pubblici di prossimità;
– crescente esposizione alle ondate di calore;
– criticità sulla sicurezza stradale attorno alle scuole;
l’esperienza parigina suggerisce che interventi mirati, replicabili e distribuiti possono generare benefici multipli.
Integrare programmi analoghi nei Piani urbani della mobilità sostenibile e nei Piani di adattamento climatico significa agire su tre dimensioni fondamentali: salute pubblica, equità urbana e resilienza climatica.
Restituire la strada ai bambini non è solo una scelta simbolica: è una decisione politica che ridefinisce le priorità dello spazio urbano, mettendo al centro sicurezza, qualità ambientale e diritto alla città.
Parigi: più biciclette meno auto
(come la città ha trasformato le sue strade in 12 anni)
di Cristina Butko
(pubblicato su pragmatika.media il 7 aprile 2026
Negli ultimi 12 anni, Parigi ha subito una profonda trasformazione del suo spazio urbano, abbandonando gradualmente il modello incentrato sull’automobile a favore di infrastrutture ciclabili e pedonali. È stato durante il mandato della sindaca Anne Hidalgo, che ha guidato la capitale francese dal 2014 alla fine di marzo 2026, che la città ha visto la creazione di centinaia di chilometri di piste ciclabili, una significativa riduzione del traffico automobilistico e uno spazio pubblico più a misura di pedone.
Secondo il Guardian, in quel periodo a Parigi furono piantati 155 alberi, furono realizzate diverse centinaia di chilometri di piste ciclabili, 300 strade vicino alle scuole furono pedonalizzate e le auto furono bandite dalle rive della Senna.

In molte zone, i parcheggi sono stati trasformati in aree verdi, con dehors di caffè e bar. Gli abitanti della città notano che i cambiamenti sono diventati particolarmente evidenti nell’ultimo decennio.
Corentin Roudeau, che si è trasferito a Parigi dieci anni fa, ammette di aver inizialmente avuto paura di girare per la città in bicicletta a causa dell’elevato numero di auto e della quasi totale assenza di infrastrutture sicure.
La situazione è cambiata dopo l’introduzione di una pista ciclabile separata sul Boulevard Voltaire, vicino a casa sua. “È stato un processo iniziato lentamente, ma che ha subito una forte accelerazione negli ultimi 10 anni”, afferma.
Oggi Roudeau è un volontario dell’iniziativa ciclistica Paris en Selle e ritiene che in alcune zone della città la rete ciclabile sia ormai quasi completamente sicura e integrata.
Dopo la fine ufficiale del mandato di Hidalgo, divenne il nuovo sindaco di Parigi. Anche Emmanuel Gregoire dimostra sostegno alla mobilità urbana sostenibile.

Tuttavia, la trasformazione non è avvenuta senza resistenze. La riduzione dello spazio per le auto ha suscitato critiche da parte degli automobilisti, e alcune decisioni volte a limitare il parcheggio per le aree di transito e a pedonalizzare ulteriormente le strade sono state prese sulla base di referendum con bassa affluenza.
La stessa Hidalgo aveva precedentemente ammesso che chiudere le rive della Senna alle auto era stata una “dura battaglia”, ma ora la maggior parte dei residenti non vuole tornare al vecchio modello. “C’è una generazione di bambini oggi che non ha mai visto auto lì”, ha affermato.
Gli esperti sottolineano che Parigi è diventata uno degli esempi di transizione di successo al concetto “Città dei 15 minuti”dove i servizi di base, le scuole, i negozi e le aree ricreative sono raggiungibili a piedi o in bicicletta.
Allo stesso tempo, gli esperti sottolineano che la periferia di Parigi dipende ancora in larga misura dalle automobili e che la tangenziale Boulevard Périphérique continua a separare il centro dai quartieri periferici.
Nonostante ciò, Parigi è già diventata una delle 19 città al mondo che hanno registrato una significativa riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico tossico tra il 2010 e il 2024.
In precedenza abbiamo scritto che la società di analisi Euromonitor International ha pubblicato la classifica Top 100 City Destinations Index 2025, in cui Parigi è stata nominata la città più attraente del mondo per il quinto anno consecutivo.





Bellissima iniziativa, lodevole e da invidiare. Ma non credo esportabile in ogni città d’Europa, specie in Italia. Sottrarre ampi spazi alle auto private si può fare solo se ci sono mezzi pubblici a tappeto e frequentissimi, come è il caso della metropolitana di Parigi (16 linee di metropolitane che si intersecano e permettono di raggiungere ogni punto della città partendo da qualsiasi altro punto della città), fattore che in Italia non c’è (nella stessa intensità) neppure a Milano. Tutto ciò è accompagnato da una mentalità e un senso civico che NON appartiene a noi italiani (come risultato complessivo della cittadinanza, può darsi che singoli individui costituiscono delle eccezione). provate a minalo a vietare alla “siura bauscia” di andare in centro con il SUV per fare shopping!
Per liberare le città dal traffico automobilistico non servono le biciclette. Bisogna convincere i genitori a non accompagnare i figli a scuola e mandarli a piedi: da soli come una volta!