Una ricerca del World Economic Forum stima ricavi per il settore pari a 8,8 bilioni di dollari e perdite potenziali a 1,6 bilioni entro il 2050. In parte causate dal comparto stesso.
di Benedetta Bruni

Secondo la ricerca “Sports for People and Planet” condotta dal World Economic Forum in collaborazione con Oliver Wyman, società di consulenza strategica, l’economia sportiva passerà dagli attuali 2,3 bilioni di dollari di ricavi a 3,7 nel 2030, con una crescita aggregata del 10% nei prossimi cinque anni, arrivando persino a 8,8 bilioni entro il 2050. Tuttavia, due fattori minacciano fortemente questa crescita: la sempre più preponderante inattività fisica a livello mondiale e i cambiamenti climatici. Le stime danno una perdita potenziale fino a 1,6 bilioni di dollari entro il 2050 e 517 miliardi entro il 2030.
I driver dell’economia sportiva
L’economia dello sport è un ecosistema dinamico e interconnesso, in cui i diversi attori coinvolti comunicano tra di loro e si influenzano a vicenda, positivamente o negativamente. Eventi sportivi rilevanti possono stimolare la domanda turistica, che a sua volta può condurre all’acquisto di prodotti per la pratica. In mercati più maturi come quello degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Unione Europea, lo sport è talmente rilevante da rappresentare dal 2% al 4% del PIL dei Paesi, dando lavoro a una persona su 25. Il cuore di questo settore genera circa 2,3 bilioni di dollari di ricavi annuali, che entro il 2030 saranno 3,7, con una crescita aggregata a doppia cifra rispetto al 7% osservato nella scorsa decade. Sono quattro, però, i comparti che fanno la maggior parte dei ricavi (2 bilioni): sport professionali e di élite (140 miliardi), come tornei, club ed enti governativi, in cui i ricavi provengono per lo più da sponsorizzazioni, diritti media ed eventi; sport per amatori e attività fisica (560 miliardi), compresi momenti ricreativi ed eventi pensati per i principianti come corsa, ciclismo, nuoto o gli sport di squadra; prodotti e attrezzatura (640 miliardi), composto da produttori, brand e retailer; turismo sportivo (672 miliardi), ovvero viaggi e alloggi di spettatori e partecipanti agli eventi sportivi, e viaggi organizzati intorno a una destinazione sportiva o una disciplina in particolare.

Il turismo sportivo e le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026
Sempre secondo la ricerca, la vera componente che sta guidando il settore sportivo è il turismo: le previsioni danno un +60% dell’economia sportiva totale entro il 2030. È diventato inoltre il segmento dalla crescita più rapida nell’industry turistica generale, tanto che nel 2025 il 10% della spesa globale per i viaggi è stata quella fatta per praticare sport, con ricavi che crescono a un tasso aggregato annuo pari al 28% dal 2020. Di fianco a eventi più classici che negli anni hanno rafforzato il proprio prestigio e gradualmente attratto sempre più visitatori come la Marathon des Sables in Marocco e la Nordenskiöldsloppet in Finlandia, la gara di sci di fondo più lunga al mondo, questa tendenza è chiaramente visibile in eventi come le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. Forti anche del primo format “diffuso”, con competizioni ed eventi sparsi nell’arco alpino e dolomitico e non relegati a una sola località, i prossimi Giochi stanno già avendo un effetto positivo a livello di presenze in arrivo.
L’Osservatorio Italiano del Turismo Montano presentato da JFC sulla situazione congiunturale della montagna bianca italiana dell’inverno 2025/2026, ha raccolto alcune previsioni che delineano un quadro esaltante anche con indicatori dissimili tra loro. Una stima dell’Istituto per il Credito Sportivo prevede 14 miliardi di euro di indotto per il territorio coinvolto nei Giochi e 2,3 miliardi di euro complessivi di impatto positivo sul PIL italiano fino al 2028. A livello turistico, la Fondazione MiCo26 parla di un incremento di presenze che varia tra il 15% e il 60%, a seconda di come reagiranno i territori. Per Unioncamere – ISNART bisogna aspettarsi 513 mila arrivi con una spesa turistica di 281 milioni di euro per il periodo olimpico, mentre Cortina Marketing ne aspetta tra 85 mila e 105 mila nella sola Conca. I Giochi, infine, creeranno una domanda turistica duratura nelle località coinvolte: nei 18 mesi successivi a Olimpiadi e Paralimpiadi l’impatto economico sarà tra i 140 e i 160 milioni di euro.

I pericoli che minacciano l’economia sportiva
Nonostante il momento positivo del settore sportivo, Sports for People and Planet vede il comparto a un punto che potrebbe rivelarsi critico. La crescente inattività fisica e una sempre più rapida degradazione ambientale hanno una preponderanza tale da diventare rischi sistemici sia per la domanda che per l’offerta sportiva. Anche queste tensioni non sono isolate e, anzi, si rinforzano a vicenda tramite cortocircuiti che indeboliscono la partecipazione, scombussolano le supply chain, indeboliscono la fiducia degli investitori ed erodono il potenziale di ricavi a lungo termine. La combinazione di una community di sportivi sempre meno attiva, i cambiamenti climatici e la degradazione delle risorse naturali potrebbero ridurre i ricavi annuali dell’economia sportiva fino al 14% (517 miliardi di dollari) entro il 2030, salendo a 18% (1,6 bilioni di dollari) entro il 2050.
Ma non è finita qui: lo stesso affermarsi dello sport nelle sue varie forme – tra queste anche essere un asset di investimento, nonché uno strumento di riscatto economico e sociale per i Paesi “meno sviluppati” – sta ponendo ulteriori pressioni sul sistema naturale da cui dipende. Ciò pone il settore in una posizione a doppio rischio: da un lato è sempre più vulnerabile alla salute di chi lo pratica e agli effetti dei cambiamenti climatici sull’ambiente (le gare di sci sono molto suscettibili alle condizioni meteo e all’innevamento, con frequenti cancellazioni e spostamenti di data), ma dall’altro è un attore attivo nella degradazione naturale che minaccia la sua stessa sopravvivenza. Organizzazioni di advocacy come Protect Our Winters aderiscono ogni anno al Mobility Month, per esempio, che a ottobre promuove una mobilità alternativa alla macchina privata, in quanto i mezzi di trasporto individuali sono tra i principali fattori che contribuiscono all’emissione di CO2 in ambienti montani. Ancora, un articolo di L’Altra Montagna riporta una riflessione della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (Cipra) secondo cui “i cannoni per l’innevamento artificiale sono ormai pronti a prelevare fino a 98 litri d’acqua al secondo dal torrente Boite per garantire piste perfette ai Giochi di Milano Cortina 2026”. Sempre per Sports for People and Planet, l’utilizzo estensivo di risorse naturali come l’acqua è uno dei principali motivi di pressione ed erosione dell’ambiente naturale da parte del comparto sportivo.

Sempre più inattivi
Secondo una ricerca di The Lancet, quasi un terzo degli adulti e fino all’80% dei giovani non si muove abbastanza, con proiezioni in crescita entro il 2030. Questa percentuale sarebbe equivalente a 800 milioni di individui attivi in meno, restringendo ulteriormente il bacino d’utenza tra consumatori, appassionati o viaggiatori. Tra le principali motivazioni: mancanza di tempo, limiti finanziari, strutture inadeguate e meteo avverso. Per una ricerca di IPSOS risalente al 2021, “fa troppo caldo/troppo freddo” è il terzo motivo per cui non si fa sport, il 17% dei rispondenti. Il report “Sporting Goods 2025 – The new balancing act: Turning uncertainty into opportunity” della World Federation of the Sporting Goods Industry (WFSGI) e McKinsey & Company (di cui abbiamo parlato su Outdoor Magazine n.4/2025) vede tuttavia in questo vuoto un’enorme opportunità per il settore degli articoli sportivi. Con 1,8 miliardi di adulti che non rispettano le raccomandazioni dell’OMS sul movimento, l’inattività fisica rappresenta un potenziale di mercato non ancora sfruttato. È tuttavia necessaria una collaborazione intersettoriale significativa, con delle azioni chiare, strutturate e che coinvolgano le istituzioni per motivare le persone inattive ad adottare uno stile di vita più sano.

I rischi ambientali
Soprattutto negli ultimi 10 anni, i cambiamenti climatici hanno posto un’altra variabile nel comparto: l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi e i rischi di fare sport in ambienti fragili e soggetti a degradazione. Il “World Economic Forum Global Risks Perception Survey 2025-2026” ha stilato due liste di categorie di rischio divise per gravità a breve (due anni) e lungo periodo (10 anni). Nel primo caso, due su 10 di questi rischi sono fenomeni naturali, ovvero gli eventi meteo estremi e l’inquinamento; nel secondo sono cinque su 10 e ai due precedenti si aggiungono la perdita della biodiversità e il collasso degli ecosistemi, cambiamenti critici ai sistemi globali, e la mancanza di risorse naturali. L’economia sportiva dipende fortemente da condizioni ambientali stabili e le montagne sono le prime a tenere traccia della velocità con cui il clima sta cambiando.
Sempre secondo il World Economic Forum, nel 2040 le precipitazioni nevose saranno talmente scarse che solo 10 Paesi in tutto il mondo soddisferanno le condizioni necessarie per ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali. L’alpinismo è probabilmente una delle pratiche più esposte: con una frequenza di incidenti sempre maggiore, vie storiche spazzate dalle frane e ghiacciai in rapida fusione, l’allerta per i praticanti è più alta che mai – sono sempre più necessarie conoscenze nivologiche sulla stabilità dei ghiacciai – così come per gli abitanti delle valli. È di maggio 2025 la notizia di una frana di ghiaccio che ha spazzato via il villaggio di Blatten, in Svizzera, in cui 9 milioni di tonnellate di roccia, fango, ghiaccio e detriti sono precipitate a 200 chilometri orari. Un evento di dimensioni enormi in cui hanno avuto un ruolo anche i cambiamenti climatici. L’industria sportiva produce ogni anno tra le 400 e le 450 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, praticamente un Paese industrializzato. Tra le varie aree di intervento, con l’affermarsi del turismo sportivo è necessario ripensare a un tipo di mobilità più sostenibile e a modelli di eventi che possano fare da esempio in qualità di manifestazioni sostenibili. Inoltre, è fondamentale che il settore adotti soluzioni integrate e sistemiche che possano indirizzare chiaramente le sue dipendenze e gli impatti.
