S’andala de Innatziu

di Sebastiano Bustianu Cappai e Alessandro Coni

Questo articolato itinerario è dedicato alla memoria di Ignazio Cossu, e prende origine da “Su Portu de Sisine”, nella costa di Baunei (costa orientale sarda).

Cala Sisine, un connubio di mare e montagna di una bellezza inarrivabile, era stata eletta a residenza estiva: per decenni Ignazio, Rosalba, Eleonora, Matteo, parenti, amici, soci di Andalas de Amistade, vi hanno vissuto festose giornate accolti dall’ospitale “Mere de Domo”, Giovanni Canu titolare del campeggio-ristorante “Su Coile”.

Qui la trama del vissuto di Ignazio lo ha portato a vivere innumerevoli intrecci con tantissime persone a cui ha sempre trasmesso la sua prorompente forza vitale, che si amplificava quando con l’armonica a bocca, la sera, rendeva l’atmosfera unica ed impreziosita dagli spensierati balli di gruppo.

Porterò per sempre l’immagine di lui che suona nel mio cuore.

Percorso
Si parte dal candido arenile della Cala per raggiungere la sovrastante Punta su Mullone, in cima a “Serr’Overa”, due luoghi cari alla famiglia di Ignazio.

Dal lato sud della spiaggia, si arretra di circa cento metri dalla costa per trovare l’imbocco di una antica mulattiera che risale a tornanti verso il ripido pendio noto come il bosco di “Plumare”.

Trascurando deviazioni verso sinistra, si arriva a quota 45 m nei pressi di un colossale antico Leccio, per abbandonare la sede viaria e deviare decisamente a destra seguendo una traccia sulla ripida pietraia.

Si sale sino a quota 120 m per aggirare le evidenti lame di roccia che precipitano da Punta Plumare, quotata in carta 415 m.

La vista ora spazia sulla sottostante Codula di Sisine ed il suo monumentale entroterra costituito da un tripudio di canali, pareti, creste rocciose e lontani altopiani, iniziamo a percorrere la lunga cengia nota come “S’Istrada ‘e su Sele”.

Per quasi un km percorriamo il lungo balcone seguendo grosso modo la curva di livello, sino ad intercettare l’evidente mulattiera che dal greto della Codula, in località “Sa Sedda ‘e su Pirastru”, sale sino ad “Anidei” e poi in cima a “Serr’Overa” in corrispondenza de “Su Pussetto”.

Si risale per alcuni tornanti l’evidente sede viaria sino a quota 145 m, per lambire una imperdibile parete imbiancata da “latte ‘e monte”.

Si abbandona quindi “Su Caminu ‘e Caddu”, per deviare decisamente a sinistra in diagonale su ripido pendio, si aggira un piccolo sperone roccioso per proseguire sotto parete.

Ci addentriamo in “S’Unglone Iscuriu”, per costeggiare l’omonima voragine che ospita un leccio al suo interno, si costeggia la parete sino alla pietraia sotto un salto di roccia che si supera con l’ausilio di un tronco di ginepro.

Sa Nurra
S’Unglone Iscuriu

Si sale poi a sinistra per raggiungere uno scenografico scalone a due rampe da risalire con attenzione.

S’Iscalone de s’Unglone Iscuriu
S’Iscalone de s’Unglone Iscuriu

Stiamo entrando nel regno degli ultimi “Meres de sa Cussorgia de “Serr’Overa”, le famiglie Moretti-Muceli: essi avevano elaborato tutta una serie di arditi “Iscalones” di Ginepro per poter raggiungere gli innumerevoli “Pizos” che ornano il fianco occidentale del massiccio in questione, oltre ad aver realizzato l’omonimo “Coile” e le famose opere idrauliche note come “Sa laccona” e “Su Pussetto”.

Ziu Nanziu Moretti è stato inoltre l’unico uomo capace, partendo dalla spiaggia, di risalire l’ostica linea di creste verticali per arrivare direttamente a “Punta Plumare”, giurando che non avrebbe mai più ripetuto l’impresa.

Ziu Antioglu Morett,i invece, spericolato “speleologo”, era rimasto al buio durante un’esplorazione sotterranea a causa spegnimento della fiaccola di “astulas” di ginepro, per tre giorni aveva vagato nelle tenebre, uscito per miracolo dalla grotta, aveva poi onorato con la festa di San Pietro in Golgo lo scampato pericolo, autore anche della risalita in libera della pericolosa parete de “Su Piggiu de Monte Andau” per recuperare un cinghiale che vi era precipitato.

Dopo aver ammirato e superato lo scalone, pregevole opera di ingegneria pastorale, si risale in verticale una ripida cresta che con alcuni passi esposti porta ad una piccola conca sospesa, chiusa da parete di roccia lavorata, da cui si esce solo arrampicando.

Risulta più agevole la progressione sul lato verso lo spigolo di destra, segue un tratto di lame “Pedra Nascendo”, per giungere ad un gradino che si supera con l’aiuto di un tronco di ginepro.

Da questo balcone si ammira verso sud uno spettacolare arco di roccia, “Una Pedra Istampada”, come si dice in Baunese.

Sa Pedra Istampada
Sa Pedra Istampada

Si devia ora verso destra, risalendo un piccolo risalto roccioso, per entrare in un ripido canale ornato sul fianco sinistro da scenografici ripari sotto roccia, piegando sempre verso destra si giunge ai piedi di una lunga parete che si scavalca con un sistema di tronchi riattato di recente.

Ultimo Scalone

Risalito lo Scalone si devia decisamente verso sinistra per raggiungere in alto lo scheletro di un imponente leccio crollato ed ormai marcescente.

Dalla destra del leccio caduto, una serie di tornanti risale sino alle creste di “Serr’Overa”, per scollinare a quota 500 m, in corrispondenza del punto debole sotto una parete verticale.

Ora la traccia in decisa discesa ci porta a raggiungere, a quota 450 m, l’intersezione con la mulattiera che percorre tutte le creste.

Partendo da “Ololbitzi “, questa nota via percorre la panoramica Serra, e raggiunge le località di “S’Arcu de Mesuserra”- Coile Serr’Overa” – “Sa Laccona” – “Su Pussetto” – dal bivio di quota 450 si va a sinistra verso “Punta Plumare” ed a destra a “Punta Su Mullone”, cime separate dal canalone noto come “Su Strumpu”.

Dal bivio ci dirigiamo quindi verso destra, est, per raggiungere l’evidente torre di pietre che caratterizza “Su Mullone”.

Raggiunto questo luogo magico, sacro per Ignazio e la sua amata Rosalba, possiamo ammirare da 450 metri di altezza la splendida “Cala Sisine” ornata dalle guglie note come “Ur Santigieddos”.

Veduta da Su Mullone
Veduta da Su Mullone
Veduta da Su Mullone

Dopo aver lungamente gratificato gli occhi e l’anima, col pensiero rivolto al caro amico scomparso, ci avviamo sul sentiero del rientro.

Si ripercorre la via dell’andata sino a raggiungere il vetusto grande Leccio abbattuto, qui si piega decisamente a destra, nord, sul filo degli strapiombi.

Un’imperdibile traccia reca al passaggio in discesa noto come “S’iscalone de Su Linnalbu”, con resti all’ingresso ed all’uscita della antica chiudenda in tronchi di ginepro.

Sa Cungiadura

Dalla base dello scalone si risale brevemente su pietraia per rintracciare sotto parete “S’Andala”.

In direzione nord si percorre una lunga cengia che con alcuni sali-scendi consente un percorso sulla curva di livello, per poi degradare decisamente in corrispondenza di altri resti di chiudenda.

Si giunge quindi in località “Su Fundu ‘e Su Sele”, grande pendio boscoso che precipita dal piede delle falesie, quota 300 m.

Su dette pareti la banda dei pionieri arrampicatori e chiodatori Bolognesi, ha realizzato negli anni 90 un settore di arrampicata che ospita anche una via dedicata al nostro amico, intitolata “La prima di Ignazio”.

Prima salita nel luglio 2001, Mirko Giorgi, Gimmi de Col e Ignazio Cossu, sviluppo 100 m, 4 tiri, grado 6C, fix inox.

Si taglia ora in decisa pendenza il pendio boscoso in diagonale verso sinistra per ricongiungersi a quota 120 m in “S’Istrada de su Sele”, sotto le affilate creste che precipitano da Punta Plumare.

Si chiude quindi l’anello col percorso fatto all’andata, ritornando a Cala Sisine.

Varianti
N.B. Per chi desidera ancora adrenalina, esiste una alternativa acrobatica alla fase finale del percorso: giunti in “Su Fundu de su Sele”, quota 300 m, invece che scendere decisamente tagliando il pendio boscoso, si rimane sotto le pareti e costeggiandole si raggiunge quota 250 m, per ritrovare lo spettacolare passaggio che porta a “S’Iscala de ar Muvras”, scenografico transito che taglia la linea di creste e porta verso il bosco di “Plumare”.

Nascosta sotto un’evidente parete giallastra, si deve aggirare un piccolo sperone roccioso per poi affrontare un tratto di arrampicata sulla verticale, una panoramica cengia, ed infine disarrampicare verso la sottostante lecceta di “Plumare”

Si taglia poi in discesa per raggiungere “Sa Genna de Plumare” a quota 215 m, e si percorre quindi la mulattiera a tornanti che porta prima all’insediamento sotto roccia di “Coile Mùlluri” e poi alla spiaggia.

S’Istrada ‘e Ar Muvras
S’Istrada ‘e Ar Muvras
Passaggio in S’Istrada ‘e ar Muvras
Passaggio in S’Istrada ‘e ar Muvras

Per chi invece non volesse percorrere le linee degli scaloni che si dipartono da “S’Unglone Iscuriu”, ed evitare le difficoltà tecniche che propongono (III grado UIAA ), esiste una altra possibilità.

Percorsa la lunga cengia de “S’Istrada ‘e Su Sele”, raggiunta la mulattiera di “Su Accu de Anidei”, non si devia a quota 145 m, ma si continua in salita sino agli omonimi “ Coiles” e poi più su sino alle creste in corrispondenza de “Su Pusetto”, quota 602 m. Si segue quindi in discesa verso nord la mulattiera sino ad inserirsi nell’l’itinerario proposto a quota 450 m.

Avvicinamento
La Cala, punto di partenza del percorso, si raggiunge comodamente via mare oppure in alternativa ci si può inserire nel percorso arrivando via terra lungo la carrareccia che percorre il greto della maestosa “Codula di Sisine”, partendo dall’altopiano di “Golgo”.

Arrivati al parcheggio di “Planu ‘e Murta”, si lascia la vettura e si procede sulla sterrata chiusa al traffico veicolare da una sbarra (sono abilitati al transito i gestori del campeggio-ristorante “Su Coile”).

Si procede per un breve tratto in riva sinistra, si scavalca poi il greto per risalire in riva destra, percorsi ancora circa 150 metri si intuisce sulla destra l’inizio de “Su Caminu ‘e Caddu de Anidei”, in località “ Sa Sedda de Su Pirastru“.

Si risale quindi sino a quota 145 m per deviare verso “S’Unglone Iscuriu” e per la linea degli scaloni, oppure fino in cresta a “Su Pussetto” col percorso più agevole, per collegarsi all’itinerario.

Ciao Ignazio:
“Una frunza ‘e murta
ti ponzo pro ammentu
como pasa e iscurta
sas boghes de su entu
(Piero Marras)”.

Ignazio “a cavallo” dell’Aguglia di Goloritzé. Foto: Giuseppe Casu.

Ignazio, con il suo grande cuore ha regalato tantissimo nella sua breve vita, il regalo più bello è stato la splendida creatura chiamata Andalas de Amistade trekking, associazione fondata nel 2006 a San Gavino Monreale. Una delle prime in Italia a dedicarsi alla montagna terapia, un nuovo modello di riabilitazione che prevede l’organizzazione di percorsi escursionistici e di trekking. Questo modello sostiene la necessità di un sistema di salute mentale meno legato all’ambito clinico e più improntato ai rapporti umani. Andalas ha tra i suoi obbiettivi principali la lotta allo stigma nei confronti del disagio psichiatrico e la promozione, tutela e valorizzazione del territorio e del patrimonio ambientale.

Ignazio in Nepal. Foto: Antonello Lixi.

Nessuno di noi, nessuno dei tanti fratelli, riesce a raccontare Ignazio.
Quando si parla di lui le parole si assottigliano sino a rarefarsi, lasciando lo spazio al ricordo del sapore degli incontri e del piacere di stare con lui.
Sapeva trasmettere forza con dolcezza, generare fratellanza e costruire comunitas.
La più bella è forse quella dei pellegrini che salivano i sentieri dell’estrema fragilità umana, per ricevere una carezza dagli Dei che abitano sulle vette.
Ha fatto toccare le nuvole a chi era prigioniero di una stanza, a chi era finito in carrozzina.
E’ stato costantemente fedele alla sua missione e anche il giorno della sua grande askesis, indossava la maglietta rossa di “Sentieri di Libertà”.
Scusa, Ignazio, perché ogni parola è di troppo, però concedici una preghiera… Chi Deus ti paghidi onnia passu.

https://gognablog.sherpa-gate.com/un-ricordo-di-ignazio-cossu/

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5 Comments

  1. says: grazia

    Come ho già espresso a commento di un altro articolo, mi sarebbe piaciuto che i miei passi avessero incrociato quelli di Ignazio.

    Complimenti all’autore per il bellissimo racconto del percorso proposto: viene proprio voglia di esplorarlo!

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