Correre sulla neve

Chi mi conosce sa che mi sono sempre schierato “contro” le gare di corsa in montagna. Ma non sono affatto contrario al principio di correre in montagna, cioè correre per il gusto di correre, senza cronometri, senza essere intruppati in torme di concorrenti, senza classifiche, senza megafoni e senza mille altre cose del genere. Un vero appassionato della “corsa” la pratica per la corsa in sé, non ha bisogno della gratificazione di essere arrivato primo in una gara. La corsa ha il pregio di poter essere eseguita anche in modalità solitaria, anzi il sapore più intenso della corsa lo si assapora è proprio da soli. A maggior ragione se si va a correre sulla neve, cioè nei boschi e nei prati fiabeschi e silenziosi. Nel contesto derivante, purtroppo, dalla pandemia, la corsa invernale rispolvera un appeal che agli occhi dei più si era decisamente appannato di fronte ai caroselli sciistici (Carlo Crovella).

A seconda dello spessore del manto si lavorerà sulle cosce piuttosto che sui polpacci, ma il benessere psicologico dato dal silenzio resterà lo stesso.

Correre sulla neve
di Dino Bonetti
(pubblicato su Sportweek n. 48 del 30 novembre 2019)

Correre sulla neve è bello e allenante. La neve, con tutte le sue variabili legate al meteo, cioè temperatura e umidità, può essere di svariate tipologie e ognuna di esse offre una differente qualità d’allenamento. Lo strato nevoso può essere affrontato al naturale, ovvero immergendosi nella coltre bianca così com’è oppure con le varianti imposte dall’essere umano, quindi la compressione mediante i pneumatici delle auto, di solito sulle strade, o da mezzo cingolato battipista, sulle piste da sci.

Sulle piste da sci non si può né camminare né correre durante gli orari d’apertura agli sciatori e nelle ore restanti bisogna restare ai bordi per non distruggere con le impronte il delicato lavoro di chi prepara le piste. Quando si esce a correre nella o sulla neve, quindi, per meglio approfittare del suo rinnovato status di palestra naturale, bisogna sempre provare a capire cosa abbiamo sotto i piedi. Più lo spessore della neve è alto e più bisognerà correre alzando le gambe, e qui il lavoro sarà prevalentemente della coscia e, soprattutto, di forza. Se la neve non è tanta ma il piede sprofonda, un po’ come nella sabbia, il lavoro maggiore, sempre di forza, lo farà il polpaccio. Se l’appoggio invece è su neve dura perché compressa, allora si potranno fare carichi di elasticità e velocità, magari anche con ripetute, ma si potrà anche allenare la resistenza con corse protratte nel tempo. Propriocezione (1) ed equilibrio, con il lavoro di stabilizzazione del core, saranno all’ordine di ogni uscita. Ma la bellezza di questa palestra naturale sono quasi sempre i paesaggi in cui essa s’immerge. Il manto bianco che avvolge tutto crea una condizione di pace che dà al runner la sensazione di “volare”, anche se poi il fiato, accorciato dalla respirazione d’aria fredda, farà rimettere subito i piedi per terra, o meglio nella neve. Per correre sulla neve si consigliano scarpe in Gore Tex con suola ben tassellata, eventualmente dei ramponcini e un abbigliamento tecnico caldo. Un occhio al look, poi, non fa mai male e anche le aziende del settore l’hanno capito creando specifiche collezioni per il running invernale.

Nota
(1) La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, senza il supporto della vista.

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