Antivaccinismo ed esitanza vaccinale non riguardano la sola medicina umana, ma influenzano anche le scelte nei confronti di cani e gatti. E, quindi, i rischi sanitari.
Il contagio dell’antivaccinismo
a cura della Redazione di domesticiisback.substack.com
(pubblicato su domesticiisback il 24 luglio 2026)
A fine giugno 2026 ho scritto dei rischi che abbiamo dimenticato in relazione a cani, gatti e sanità, pubblica e privata. Un tema che mi sembrava necessario trattare a fronte del caso di rabbia verificatosi a Vittorio Veneto, ma che mi spinge ad anticiparne anche un altro tra quelli del listone di Domestici.
Dopo aver accertato la rabbia nel cane importato illegalmente dal Marocco, per i cani e gatti del Comune di Vittorio Veneto è stata richiesta obbligatoriamente la vaccinazione antirabbica. Molti proprietari hanno protestato, per diverse ragioni. Una delle principali motivazioni era di ordine economico: se il vaccino è obbligatorio per ragioni di sanità pubblica, si è argomentato sui social, allora il costo non dovrebbe essere a carico del proprietario. Infatti poi la campagna ufficiale di vaccinazione, partita il 15 giugno 2026, è stata a carico della Regione Veneto. Ma, tra le proteste in parte anche condivisibili, non sono mancate quelle all’insegna del complotto farmaceutico e dei virus inventati.
Antivaccinismo a quattro zampe
L’antivaccinismo non è insomma un problema solo per la sanità umana. Anche al di là di un movimento ideologico sistematizzato, non mancano dubbi o preoccupazioni che possono portare a ritardare o rifiutare una vaccinazione, la cosiddetta esitanza o esitazione vaccinale (vaccine hesitancy, sulla scelta della traduzione più idonea si è espressa anche l’Accademia della Crusca). In termini intuitivi, non credo stupisca troppo: se una persona rifiuta, vuoi per ideologia vuoi per timore, i vaccini per sé e per i propri cari, mi sembra logica conseguenza abbia lo stesso atteggiamento anche nei confronti di quelli per il proprio cane o gatto. Che, d’altronde, è a tutti gli effetti un membro della famiglia.
Comunque, è un fenomeno le cui implicazioni per la salute degli animali e di chi li circonda, siano altri cani e gatti oppure umani, possono essere tutt’altro che trascurabili. È per questo che vale la pena cercare di analizzarlo meglio. Anche perché se esitanza vaccinale e ideologia no vax sono per noi molto studiati (e non per questo risolti) da ormai molti anni, per quanto riguarda i pet la questione ha iniziato a essere indagata solo più di recente.
Le caratterizzazioni dell’esitanza vaccinale veterinaria vengono soprattutto dalla letteratura statunitense. Due studi pubblicati nel 2023 (questo e questo) riportano una valutazione, tramite questionario, per dare una stima del fenomeno e per capire quanto si possa ricondurre a uno “spillover” di quello umano. Entrambe le analisi suggeriscono che, sebbene i vaccini veterinari sembrino essere meno polarizzanti di quelli umani dal punto di vista politico e l’esitanza vaccinale non abbia raggiunto le stesse proporzioni, la relazione esiste, così come esiste un’associazione tra atteggiamenti esitanti e minore adesione alla vaccinazione antirabbica. I dati sono inquietanti: da uno degli studi emerge che quasi il 40% dei proprietari ritiene i vaccini pericolosi. E rispettivamente il 20% e il 30% li ritengono inefficaci e non necessari.
Risultati essenzialmente confermati anche da alcuni studi britannici. Un breve ma recente report, per esempio, evidenzia come nei discorsi relativi ai vaccini per i pet riecheggino timori e accuse sostanzialmente uguali a quelle rivolte ai vaccini umani, quali i rischi di effetti avversi e la mancanza di fiducia nella scienza. Per quanto riguarda le vaccinazioni dei pet, però, anche il costo fa la sua parte: i farmaci veterinari, vaccini inclusi, possono essere piuttosto costosi – così come in generale lo è il mantenimento di un pet, un tema cui prima o poi arriverò di certo. Comunque, secondo il report 2023 del People’s Dispensary for Sick Animals (PDSA) britannico, è proprio il prezzo la ragione della scelta del 14% delle persone intervistate di non vaccinare il proprio cane e del 21% di chi non ha vaccinato il proprio gatto. Per inciso, dal report emerge anche come il problema coinvolga anche, e in modo significativo, i conigli, nei quali infatti è stato osservato nell’arco di due anni un aumento del 22% di malattia emorragica, una patologia quasi sempre letale (e anche molto contagiosa per gli altri conigli).
E in Italia?
Può l’Italia risultare esente da questo problema? Vediamo: i dati non sono moltissimi, ma forse qualcosa la dicono. Se il rapporto Assalco-Zoomark del 2019 mostra che il 99% di chi vive con un cane e il 90% di chi vive con un gatto li vaccina regolarmente, i dati riportati da AISA Federchimica suggeriscono che meno del 50% di cani e gatti sia regolarmente vaccinato. Una differenza di dati così smaccata dipende in buona sostanza dai campioni intervistati, a suggerire l’importanza di svolgere queste indagini in modo più vasto e sistematico. Ma se, come probabile, la verità sta nel mezzo (e probabilmente con grosse differenze a seconda dell’area analizzata), il problema esiste eccome. Soprattutto se si considera un altro aspetto: «I dati raccolti provengono per lo più da questionari, perché a oggi manca ancora un’anagrafe nazionale che raccolga queste informazioni per i pet. In più, però, dobbiamo tenere a mente che mancano le informazioni sui cani e gatti randagi, e in generale su quelli che non vengono sottoposti regolarmente ai controlli veterinari», spiega Marco Melosi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI).
Paola Dall’Ara, professoressa di Malattie infettive del cane del gatto del Dipartimento di medicina veterinaria e scienze animali (DIVAS) dell’Università di Milano con cui avevo parlato a proposito del caso di rabbia e di quei rischi ancora più presenti ma altrettanto sottostimati, ha dedicato al tema della paura o esitazione vaccinale un capitolo del volume Vaccini e vaccinazioni degli animali da compagnia (edizioni Edra, 2024). «Anche io ho voluto analizzare direttamente e personalmente la situazione italiana relativa alle vaccinazioni del cane e del gatto. Insieme a due miei bravi laureandi, abbiamo allestito un questionario a scelta multipla, che è stato diffuso principalmente attraverso i social network più popolari (Facebook, Twitter, Instagram), oltre a volantini distribuiti in spazi pubblici, convegni rivolti a medici veterinari, e-mail e messaggistica istantanea», scrive. «La ricerca argomento delle loro tesi di laurea è stata pubblicata per il gatto nel 2021 e lo sarà presto per il cane». I risultati sembrano confermare percentuali tutto sommato alte di persone che vaccinano i pet. Però, soprattutto per i gatti, permangono anche percentuali limitate ma significative di animali non vaccinati.
Di fiducia e di rischi
Come evidenziano anche altri studi, dai dati raccolti dal team di Dall’Ara emerge quanto la figura del/la veterinario/a possa influenzare la vaccine hesitancy: «La visita pre-vaccinazione è un’occasione estremamente importante di confronto tra medico veterinario e proprietario, esattamente come lo è tra medico umano e genitore, in quanto è un momento di interazione bidirezionale basata su domande e risposte, ascolto, condivisione il più possibile empatica di dubbi e paure e capacità di informare in modo corretto chi si ha di fronte», ha infatti commentato Dall’Ara in un’intervista pubblicata su Professione Veterinaria circa un anno fa.
«I vaccini dei pet li proteggono da malattie molto contagiose e spesso potenzialmente letali. E, aspetto da non trascurare, alcuni rappresentano una tutela, diretta o indiretta, anche per la nostra salute. La vaccinazione contro la rabbia, richiesta quando un cane viaggia fuori dall’Italia (o proviene dall’estero) ne è l’esempio più evidente», aggiunge Melosi. Un altro esempio, sebbene più indiretto, è il vaccino contro la leishmaniosi: in Italia, il cane è il principale serbatoio del patogeno e, sebbene il vaccino non garantisca una protezione totale dall’infezione, ne riduce il rischio (così come riduce il rischio di sviluppare i sintomi). Quindi la vaccinazione dei cani (unita all’uso degli antiparassitari) può contribuire a ridurre anche la circolazione del patogeno, che è in grado di infettare anche gli umani. «I vaccini per i cani e per i gatti non sono obbligatori, a meno che non provengano da o non debbano essere portati all’estero. Ma non per questo sono meno importanti di quelli umani», conclude.
Vorrei chiudere questo articolo in modo incisivo, ma temo mi manchino le parole, o al massimo finirei per ripetere quanto già scritto a proposito dei rischi dimenticati. Posso solo tirare le somme: negli ultimi anni abbiamo imparato a riconoscere l’esitanza vaccinale come un fenomeno sociale; oggi sappiamo che può influenzare anche le scelte che facciamo per cani e gatti. Sappiamo anche che alcuni meccanismi alla sua base sembrano essere condivisi. Peccato lo siano anche i rischi.

