C’è una domanda crescente di scoperta lenta della montagna: a seguito delle numerose richieste pervenute per l’uscita del 13 agosto 2026 che non abbiamo potuto accogliere, riproponiamo l’escursione sul Percorso geologico ad anello grazie alla disponibilità di Dario Mori e Chiara Bonin. Alla scoperta delle unicità geologiche del Vallone delle Cime Bianche
(https://www.lovecimebianche.it/index.php/il-vallone/itinerari).
Oceano perduto alle Cime Bianche
(percorso geologico)
Riedizione 12 settembre 2026
di Marcello Dondeynaz
Il vallone delle Cime Bianche (alta Valle d’Ayas) è ancora oggi più che mai legato all’appello del geologo Giorgio Vittorio Dal Piaz, che già negli anni ’90 ne invocava la costituzione a “Parco dell’Oceano Perduto” per le sue ricchezze geologiche testimonianti l’antico oceano che sta all’origine di questa parte delle Alpi.
Sono, infatti, tipici del vallone delle Cime Bianche:
a) la completezza dei vari elementi costituenti il fondo oceanico (serpentiniti del mantello, antichi gabbri e basalti della crosta oceanica, antichi sedimenti) in uno spazio raccolto e ben delimitato;
b) la loro distribuzione a tre livelli ben distinti;
c) la chiarezza delle varie associazioni mineralogiche nelle rocce.
Questa situazione va considerata un unicum perché in nessun altro luogo delle Alpi sono presenti contemporaneamente tutte e tre queste caratteristiche.
La riedizione è prevista per sabato 12 settembre 2026, con partenza da Saint-Jacques e prenotazione obbligatoria (contatti in locandina).
Una preziosa testimonianza – Fiéry 1911
Durante l’uscita dello scorso 13 agosto era con noi Nica Borgese, figlia del letterato e docente universitario Giuseppe Antonio Borgese, fra gli ospiti dell’Hotel Bellevue di Fiéry all’inizio del secolo scorso.
Nica ci ha trasmesso la testimonianza che segue:
“Letterato abbastanza polifunzionale, Giuseppe Antonio Borgese è nato a Polizzi Generosa, provincia di Palermo, nel 1882. E’ migrato nel Nord in giovane età e si è fatto conoscere presto come critico letterario e germanista. E’ stato particolarmente conosciuto negli anni 10-20 per la sua attività di critico letterario per il Corriere della Sera e per il suo romanzo, Rubé, che racconta lo smarrimento dell’Italia del primo dopoguerra attraverso le vicissitudini del protagonista, Filippo Rubé. In questi anni ha vissuto a Milano e ha fatto vacanze anche nella Val d’Ayas, come dimostrato dalla placca sul muro dell’albergo Fiery (foto allegata). Docente di estetica presso l’Università di Milano, nel 1931 ha deciso di emigrare in USA in seguito a vessazioni da parte dei gruppi universitari fascisti. E’ stato tra i pochi docenti universitari che non hanno giurato fedeltà al partito fascista. In America, ha insegnato letteratura italiana prima a Berkeley, poi alla Smith College e poi all’Università di Chicago e ha scritto un libro sulla storia del fascismo (Golia, la marcia del fascismo). Ha divorziato dalla prima moglie e ha sposato mia madre, di parecchi anni più giovane di lui, e da questo matrimonio siamo nate io e mia sorella. A Chicago ha dato anche inizio a un progetto di federalismo mondiale, per cui è stato nominato come possibile candidato al premio Nobel per la pace. Dopo la re-integrazione nell’Università di Milano nel 1948, nel 1952 è ritornato in Italia con la famiglia ma è morto pochi mesi dopo“.
Curioso e gustoso l’episodio del “bagno” nel Lago Blu che vide protagonista Guido Gozzano nell’estate 1911: una caduta provocata nientemeno che da Giuseppe Antonio Borgese, come rievocato nel testo disponibile qui: https://gian.mario.navillod.it/un-tuffo-nel-lago-blu-di-verra/.




