Il primo volo sull’Atlantico, in solitaria e senza scalo

Il primo volo sull’Atlantico, in solitaria e senza scalo
di Charles Lindbergh

Mi definiscono ‘fortunato’, la realtà è che la fortuna non basta. Io ho avuto a disposizione quello che consideravo e considero tuttora il miglior aereo esistente per effettuare il volo da New York a Parigi. Avevo quello che considero il miglior motore ed ero equipaggiato con quelli che, per questo tipo di impresa, erano i migliori strumenti disponibili. Credo di aver fatto buon uso di ciò che mi è stato messo a disposizione.

Il fatto che sia atterrato con una notevole quantità di carburante residuo nel serbatoio significa che ho ben pianificato. Ho sempre tenuto presente che il più importante aspetto da considerare per la traversata aveva a che fare con la quantità di carburante da trasportare e con il peso totale dell’aereo. Nella traversata non ho portato con me niente, a parte i vestiti che avevo addosso. Quelli che ho adesso dopo essermi lavato e riposato sono giacca e pantaloni che mi sono stati prestati. Si trattava di scegliere tra vestiti e carburante, e io ho scelto di portare più carburante. Ho in tasca un assegno da presentare in una banca di Parigi e appena possibile lo incasserò, comprerò camicie, calze, mutande e altre cose. Non ho niente qui con me, a parte il mio aereo.

L’unico vero pericolo che ho corso durante la traversata è stata la notte. Di giorno sapevo dove stavo andando, potevo vedere e orientarmi, ma di sera e di notte, al buio, potevo solo immaginare e guardare i miei strumenti. È stato difficilissimo. Nonostante questo sono riuscito a non discostarmi dalla mia rotta e ad allungare per non più di 200 miglia. Avevo previsto del carburante extra pensando a un certo numero di deviazioni di questo tipo, quindi a dire il vero non ero troppo preoccupato di non arrivare.

L’accoglienza che mi è stata riservata una volta arrivato a Parigi invece, è stata qualcosa di straordinario ma al tempo stesso anche la parte più inquietante del viaggio. Dall’alto prima di atterrare vedevo una marea di gente spaventosa, ero preoccupato e non sapevo bene dove atterrare. Non avevo mai visto in vita mia una quantità di persone del genere, mai visto niente di simile.

Appena atterrato tutte le persone mi sono corse incontro e hanno circondato l’aereo. Dove mi sono fermato ero ancora lontano dagli hangar. Avevo il terrore di falciare qualcuno con l’elica quindi non ho avuto altra possibilità che spegnere subito il motore. Poi non ho capito bene come sono andate le cose, intorno a me c’è stato il caos assoluto ed è successo tutto piuttosto in fretta. Prima che me ne rendessi conto alcune persone si erano già arrampicate sulle ali dell’aereo e sono stato trascinato fuori dalla cabina di pilotaggio. Mi sono ritrovato sulle spalle di alcuni uomini che mi passavano ad altri uomini e ad altri ancora, e dopo un po’ ero a terra e tutti urlavano e applaudivano e mi toccavano. La gente era fuori di testa e le persone mi abbracciavano e stringevano, mi tiravano di qua e di là.

Charles Lindbergh atterra al campo di Le Bourget a Parigi nel 1927, completando la prima traversata transatlantica in solitaria.

Mi sembrava che tutto fosse folle e ancora più pericoloso per il mio aereo, che per me. Dapprima ho visto un uomo strappare la cloche di comando e mostrarla alla folla e un altro prendere qualcosa dalla cabina di pilotaggio. Le persone stavano facendo a brandelli il mio aereo per portarsene a casa dei pezzi per ricordo e io non potevo fermarli, non potevo fare niente. Ero bloccato nella folla. Poi quando ho visto che le persone cominciavano a tagliare dei pezzi di stoffa dalle ali, ho provato con tutte le mie forze a farmi largo tra le persone e tornare all’aereo, ma era impossibile. Spero che del mio aereo, sia rimasto qualcosa.

Tra non molti anni sono certo che il volo transatlantico sarà una cosa normale. È una questione soprattutto economica: se si trovano persone disposte a spendere abbastanza per fare tutti i preparativi necessari, non c’è motivo per cui una traversata come la mia, con dei passeggeri, non possa diventare la norma. Io ora resterò un po’ qui a Parigi, mi aspetto di divertirmi. Il mio piano era di volare un po’ qui in Europa ma il primo problema che dovrò affrontare sarà rimettere in sesto il mio aereo, o ciò che ne rimane.

https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Lindbergh

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2 Comments

  1. says: Andrea Parmeggiani

    Quello che mi lascia attonito, oltre all’impresa in sé, è la descrizione dell’inciviltà della folla che evidentemente anche a quei tempi era già presente

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