Sintesi di un incontro con richiesta di darne ulteriore diffusione e, dove ritenuto opportuno, sostegno.
La schiodatura della via Dolfi-Melucci al Procinto
di Enrico Tomasin
La comunità degli arrampicatori del comprensorio apuano esprime all’unisono la propria contrarietà a quanto avvenuto sulla via Dolfi-Melucci (1) alla parete nord del Monte Procinto 1177 m nelle scorse settimane. La via è stata, infatti, oggetto di una schiodatura ad opera di anonimi a cui non è seguita alcuna rivendicazione. Un atto distruttivo, condotto nell’anonimato, che va ad intaccare le condizioni di fruibilità di un itinerario considerato patrimonio collettivo degli scalatori del comprensorio e che, per le sue caratteristiche, è stato per molti principianti un banco di prova prima di salite più ambiziose. La schiodatura non impedisce certo la ripetizione della via, ma la riserva a un numero ridotto di persone in possesso di competenze e livello maggiori.

Di fronte alla schiodatura la comunità decide di rispondere con fermezza, ma coi mezzi del dialogo e del confronto condiviso, affinché un atto distruttivo venga trasformato in occasione di riflessione e di crescita.
Come inizio di questo percorso, il 23 giugno 2026 si è tenuta una riunione on line organizzata e divulgata con adeguato anticipo a cui erano stati invitati direttori di scuole CAI, istruttori, guide alpine, membri del soccorso operativi nel comprensorio, appassionati della scalata: risultano presenti 29 persone. Enrico Tomasin, promotore dell’incontro in veste di moderatore, ha introdotto il tema. Il concetto di autorialità della via va, in un caso come questo, riconsiderato in relazione alla storia legata alla fruizione che l’itinerario ha avuto in questi decenni. Ha esaminato in seguito le motivazioni che potrebbero rendere preferibile una non riattrezzatura dell’itinerario come risposta a un movimento forte e diffuso di approccio sobrio e onesto alla roccia in virtù dei moderni mezzi di protezione veloce.

Segue un intervento di Leandro Benincasi, amico di Dolfi, che testimonia il favore dell’apritore a una riattrezzatura con materiali moderni dei suoi itinerari, finalizzata a favorirne la frequentazione. Benincasi aggiunge una riflessione profonda sulla differenza tra arrampicata e alpinismo: secondo la sua prospettiva, una schiodatura non è assolutamente rispettosa dal punto di vista alpinistico, mentre potrebbe esserlo dal punto di vista strettamente arrampicatorio.
Prende la parola la AGA1 Gregorio Pedrini, che condivide coi presenti una sua articolata e ben documentata riflessione volta a proporre una manutenzione conservativa (e talora un ritorno ad una condizione precedente all’attuale tramite un lavoro di rimozione condiviso di ancoraggi inadeguati).
Interviene poi Cristiano Virgilio GA, che ribadisce l’importanza di un’analisi caso per caso senza voler dettare regole fisse; l’etica dell’arrampicata e gli itinerari, con la loro frequentazione e attrezzatura, devono essere di volta in volta contestualizzati e messi in dialogo col momento storico.
Prosegue Edoardo Montorsi GA, che ribadisce come molte vie si possano salire con largo uso di mezzi di protezione veloci laddove sia stato condotto un adeguato lavoro di pulizia e disgaggio e invita a operare in questa direzione.
Seguono altri numerosi interventi dei presenti (Claudio Bacci, Ciro Bambini, Iacopo Zetti, Riccardo Giovannetti, Sara Nannini, Andrea Cardaci e altri) che alle posizioni già espresse aggiungono precisazioni, contributi e osservazioni personali.
Si decide dunque di operare, prima di qualsiasi intervento, con una perlustrazione della situazione attuale della via, della sua facilità ed evidenza di protezione con dadi e friend (indicativamente nella prima settimana di luglio 2026) a cui seguirà una valutazione del numero di ancoraggi fissi da ripristinare per garantire la percorribilità della via.
Nota
(1) La via (130 m, classificata di V+ con 1 passo di VI) fu aperta nel 1955 da Giancarlo Dolfi e Paolo Melucci. L’itinerario nel tempo si è attestato come uno dei più classici del Monte Procinto.
(2) Si ha notizia che, nello stesso periodo, anche lo spigolo Canne d’Organo all’Argentario (Paolo Giorgi, Paolo Giuli e Giancarlo Peliti, 1966) sia stato schiodato più o meno allo stesso modo.
Aggiornamento al 16 agosto 2026
La via è stata completamente richiodata (30 fix).


Fausto , hai un alibi ?
Tutto è permesso tutto è concesso. A volte prima di agire le persone (anzi alcune persone)dovrebbero provare a pensare. E se non ci arrivano con il proprio intelletto magari parlare con qualcuno che gli tolga i paraocchi. Una via aperta in artificiale schiodata per riempire un ego enorme in persone piccole.
Bobby, purtroppo sì. Quante cazzate in un unico articolo comunque, intriso di democratismo populista da quattro soldi, i soliti “chiodatori benefattori”. Quelli che piacciono ai vecchi come Gogna e Matteo, che ormai non si tirano neanche più su dal divano…
Rimedio a una dimenticanza dell’autore dell’articolo: la foto con le vie tracciate è tratta dal sito del progetto ‘falesiaonline’.