(per ciò che riguarda sentieri e scorciatoie)
di Fabio Balocco
Ricordo tanti anni fa il Club Alpino Italiano che raccomandava ai propri soci di seguire fedelmente i percorsi in montagna – sentieri o mulattiere che fossero – evitando di “tagliare” o prendere scorciatoie. Era una regola in realtà di elementare acquisizione nel bagaglio culturale di un frequentatore dell’alpe. Creare nuovi percorsi danneggiava inutilmente il terreno, eliminando la cotica erbosa e creando possibili minuscoli dissesti e dilavamento di acque.
Passano gli anni e questa norma elementare pare essere stata dimenticata. E oggi non sono solo gli escursionisti, ma soprattutto i ciclisti (aumentati considerevolmente di numero grazie alla pedalata assistita) a creare nuovi percorsi fuori da quelli storici, spesso in pendii scoscesi. Per non parlare ovviamente dei trialisti e similari.
Il risultato è appunto quello di cui sopra; nuove ferite nel manto erboso e nuove erosioni. Il tutto solo per il divertimento della velocità. A questi dell’assaporare la bellezza della montagna frega assai poco. Ma un altro aspetto viene da considerare: le amministrazioni pubbliche dove stanno? Stanno alla classica finestra: sanno, vedono e non fanno nulla.
Costerebbe molto mettere all’inizio di un percorso la raccomandazione di non creare o percorrere scorciatoie? E costerebbe molto dove esse sono più evidenti e dannose fare opera di recupero del manto erboso impedendo l’accesso con metodi appropriati? All’estero talvolta si vedono divieti ed azioni di recupero. Da noi è il “goga mi goga” (1).
Nota
È una tipica espressione dialettale piemontese (spesso usata nella variante gòga e migòga) che significa fare baldoria, godersi la vita o gozzovigliare senza pensieri. L’origine è legata a “Gog e Magog”, i leggendari popoli biblici, e in origine indicava un luogo lontanissimo, per poi trasformarsi in un sinonimo di festa e divertimento sfrenato.



Purtroppo il ciclismo è diventato una malattia sociale e mentale. Le raccomandazioni al buon senso sono pertanto inefficaci e superflue: per proteggere la natura e i viandanti il ciclismo fuoristrada deve essere vietato dovunque!
Bello l’uso dell’espressione piemontese “goga mi goga” come titolo del pezzo, molto appropriato. sul tema, la diffusione delle MTB, in particolare con la facilitazione elettrica, è un altro canale a disposizione dei cannibali. E gli effetti si vedono. Forse vietando le E-bike in montagna, una qualche selezione naturale si instaurerebbe, riducendo i danni qui evidenziati, ma (oltre alla difficoltà tecnico-giuridica per varare tale divieto), alla fine il risultato non sarebbe così rilevante. Infatti oggi la gente è allenata e pimpante e molti vanno su anche con le MTB muscolari: fra questa “gente” la percentuale dei cannibali è purtroppo elevatissima.