Vanda Bonardo responsabile Alpi di Legambiente: “Impariamo a usare meglio l’acqua. Servono misure urgenti di mitigazione e più rinnovabili”. La mancata reazione delle istituzioni alle ondate di calore: “Lascia senza parole”.
Bacini artificiali? No grazie
(impariamo a sciare quando c’è neve, se manca facciamo altro)
di Alessandro Mano
(pubblicato su lastampa.it/aosta il 25 agosto 2026)
«Guida» della Carovana delle Alpi, per il 7° anno – e il 3° in Valle d’Aosta – è Vanda Bonardo, responsabile Alpi per Legambiente nazionale, una vita dedicata all’ambientalismo con ruoli diversi nell’associazione, presidente della Cipra Italia, la Conferenza internazionale per la protezione delle Alpi.
Qual è il bilancio di questa tappa sui ghiacciai del Monte Bianco?
«Quando, sette anni fa, abbiamo lanciato la Carovana dei ghiacciai con il “requiem” per il ghiacciaio Lys non avremmo mai pensato che avrebbe riscosso un successo simile. È del tutto inatteso, ma credo che il tema sia sentito. Ora il nostro obiettivo è che non si smetta di parlare dei ghiacciai in agonia appena passa il caldo. I ghiacciai sono le sentinelle e i simboli dei cambiamenti climatici. La montagna non è solo un ecosistema, ma serve a chi vive le città. Per questo dobbiamo cambiare. A livello di istituzioni si deve cambiare».
Come si può fare?
«La mancata reazione delle istituzioni a queste ondate di caldo lascia senza parole. Oltre ai fenomeni estremi, allo scioglimento dei ghiacciai. Alcuni dicono che sono morti più anziani adesso che nel periodo del covid. Servono misure urgenti di mitigazione, bisogna passare dalle fonti fossili a fonti rinnovabili. Stanno aumentando i rischi e anche le conseguenze sull’economia».
In diverse zone delle Alpi, Valle d’Aosta compresa, si stanno realizzando nuovi bacini per l’innevamento artificiale. Altri sono pensati come bacini di accumulo per uso agricolo. Qual è la posizione di Legambiente sul tema?
«Queste sono risposte di adattamento ai cambiamenti climatici. La situazione non è facile e non è possibile dire un “sì” o un “no” secchi, varia molto a seconda delle situazioni. Certo è che ogni volta che interveniamo sulla montagna andiamo ad artificializzarne un altro pezzo. Se artificializziamo, portiamo problemi a cascata. Distinguerei comunque tra i bacini di innevamento artificiale da un lato, che secondo noi sono troppi, e quelli per l’agricoltura».
In che senso?
«Crediamo che bisognerebbe imparare a sciare quando c’è la neve. Sciare è bellissimo, ma quando non c’è neve, occorre fare altro, iniziando a pensare a forme di turismo alternative. Dobbiamo imparare a fare qualcos’altro e magari anche provare a capire come mantenere i posti di lavoro in montagna. Noi ambientalisti non diciamo di ridurre l’industria dello sci, anzi. Stiamo cercando anche di capire con le popolazioni, dove è possibile, come fare per arrivare a uno sviluppo diverso che non artificializzi e non rovini così tanto la montagna».
E sui bacini?
«Essendoci sempre meno neve, non è detto che riusciamo a riempire i bacini per l’innevamento. Così, l’acqua è prelevata dai torrenti, in molti casi anche creando problemi ai torrenti stessi, stoccandola in bacini sempre più grandi perché la finestra di freddo è molto breve e quindi bisogna avere tanta acqua da utilizzare in poco tempi. In più, questi bacini stanno in alto, perché con i cambiamenti climatici bisogna sciare sempre più in alto. L’acqua sta in basso e quindi si pompa in quota, con costi sempre più alti. Si consuma energia per pompare l’acqua, per trasformarla in neve che durerà sempre meno a causa delle temperature in quota. Serve una riflessione, bisogna stare più attenti».
E i bacini per l’agricoltura?
«Bisogna valutare caso per caso. Questi bacini hanno bisogno di cemento, di terrapieni, di teli protettivi, quindi è un’artificializzazione forte della montagna. In più, in un bacino ogni giorno c’è una quantità d’acqua che evapora che noi nemmeno percepiamo. Non diciamo né sì né no, ciascun caso va visto con grande attenzione tenendo presenti i pro e i contro e poi comunque dovremmo abituarci a usare meglio l’acqua sia a livello personale, sia in agricoltura. Ci sono soluzioni e tecnologie, non sempre vale il “si è sempre fatto così”. Bisogna adattare le colture, non sprecare l’acqua, fare attenzione a rimpinguare le falde freatiche. La falda freatica è il miglior luogo dove stoccare l’acqua, perché quando l’acqua sta sotto si conserva meglio ed è preservata anche da eventuali inquinanti».
Il commento
di Carlo Crovella
La mia filosofia, nelle grandi come nelle piccole cose, è sempre stata fare quello che è possibile secondo natura in quel momento. Se c’è neve “naturale”, via andiamo a sciare, se non c’è, facciamo altro che per divertirci c’è solo l’imbarazzo della scelta. Forzare la Natura non porta da nessuna parte perché la Natura è infinitamente più forte di una qualsiasi specie che fa parte di lei, come è la specie umana. Nell’immediato siamo forse in grado di condizionare o addirittura imporci alla Natura, ma nel lungo termine vince lei e spesso ci presenta il conto con gli interessi.


Da trent’anni sono contrario ai bacini artificiali e all’ idroelettrico , perche’ distrugge l’ambiente fluviale.
Le ultime 2 terribili estati pero, mi hanno convinto che degli accumuli di acqua potabile servano.
Non tanto per l’agricoltura , ma per la gestione idraulica durante gli eventi estremi , e per l’ uso potabile durante estati che minacciano di diventare drammatiche.