Quindici tonnellate di rifiuti rimosse dallo Stelvio grazie a un’iniziativa partita dal basso che ha coinvolto anche le istituzioni.
di Sara Canali

Un totale di 15 tonnellate di rifiuti storici riemerse a causa del progressivo arretramento e scioglimento del ghiacciaio, due giorni di lavoro, più di 30 persone all’opera e la necessità di numerosi giri dell’elicottero. Sono questi alcuni dei numeri dell’operazione di pulizia (Stelvionet 2) del ghiacciaio dello Stelvio che ha mobilitato un gruppo di volontari insieme agli addetti della Guardia Forestale provinciale di Bolzano, coordinati dal caposquadra Fabian Stecher e diretti dalla comandante della Stazione forestale di Prato allo Stelvio, Barbara Folie, e al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. Un dispiegamento di forze ingente, mosso soprattutto dalla volontà di salvaguardare un pilastro per le nostre montagne come il ghiacciaio dello Stelvio e per lanciare un forte segnale simbolico. Obiettivo: spingere le istituzioni e altri appassionati a proteggere attivamente i ghiacciai alpini.
Ne abbiamo parlato con i due ideatori del progetto, ovvero gli alpinisti lecchesi Giovanni Calvi e Cesare Mauri.
Cesare, come è nato il progetto?
Mi era stato segnalato che lo storico bivacco Ninotta – Locatelli, situato nel Gruppo Ortles-Cevedale, a circa 3380 metri di quota, verteva in una situazione di abbandono, con il pericolo che potesse crollare da un momento all’altro verso Prato allo Stelvio o nella Val Zebrù. Così, insieme all’alpinista Paolo Vitali, nel 2024, siamo andati a vedere cosa stesse succedendo a quella struttura. Salendo e scendendo, ci siamo resi conto di quanto fosse sporco il ghiacciaio sotto gli impianti e sotto il bivacco e ce ne siamo vergognati. Così abbiamo immediatamente coinvolto Giovanni Calvi e, insieme, abbiamo cominciato a pensare a cosa avremmo potuto fare.
Giovanni, a quel punto cosa è successo?
Abbiamo contattato la proprietà degli impianti e la Forestale del Sud Tirolo, la cui comandante, Barbara, si è subito appassionata al progetto. Ma ci è voluto parecchio tempo prima che diventasse realtà. Era ottobre 2024 ed è arrivata una nevicata anticipata che ha nascosto buona parte dei rifiuti. Per questo si è scelto di andare all’anno successivo ma anche il 2025 è stato sfortunato dal punto di vista meteorologico e non ci ha consentito di intervenire. Così siamo arrivati a luglio 2026, quando abbiamo potuto finalmente dare il via al progetto.
Di che tipo di rifiuti stiamo parlando?
Il 99% di quello che è stato trovato è riconducibile agli impianti sciistici. C’erano tantissima plastica generata dai pali di allenamento, ma anche cingoli dei gatti delle nevi, del periodo in cui questi erano ancora in gomma, tantissimo metallo, nastri dei freni, catene, grasso, gasolio e catrame. Abbiamo trovato cimeli della Prima guerra mondiale, come filo spinato e pezzi di legno di strutture di protezione dei soldati.

Da che mezzi vi siete fatti aiutare?
Sono stati mossi dei gatti delle nevi e abbiamo fatto affidamento su diversi giri dell’elicottero che hanno trasportato i rifiuti in punti di raccolta, dove i comuni hanno provveduto a smaltirli. Chi ci ha aiutato tanto è stata la Forestale del Sud Tirolo. Anche il gestore della Baita Ortles, che si trova alla fine del primo troncone della funivia, ci ha messo a disposizione i gatti ed è stato estremamente disponibile. Inoltre, due giorni prima, c’è stato anche un intervento congiunto da parte della Guardia di Finanza di Bormio e di Solda.
Quante persone hanno contribuito?
Nella prima giornata ha operato la Guardia Forestale ed erano circa una ventina, mentre io giorno seguente i volontari erano 15, tutti imbragati con ramponi e piccozza, perché comunque si lavorava in ambiente glaciale. In totale, sono state portate via 15 tonnellate di rifiuti nei due giorni.
Qual è il prossimo obiettivo del progetto?
Il prossimo obiettivo è il bivacco Ninotta – Locatelli. Va svuotato e messo in sicurezza con estrema cautela, prima che possa crollare, e poi portato via con l’elicottero. Abbiamo già sollecitato le autorità e speriamo di poter intervenire al più presto. La cosa bella di questa iniziativa è che è partita da cittadini che hanno deciso di muoversi in prima persona e che, coinvolgendo le istituzioni, sono riusciti ad attivarle. Questo dimostra che, se si vuole, si può agire senza inventarsi statuti, associazioni o bandi: cittadini e istituzioni possono collaborare.



pregevole iniziativa. valido il commento finale su cittadini e istituzioni