La domanda d’obbligo è: questo è il progresso?
Droni
di Filippo Pesando
Ormai chi non sa cos’è un drone…
Accendiamo la TV e vediamo che sono macchine infernali che portano morte. La guerra tra Ucraina e Russia ne è un tragico esempio e chissà in quante parti del mondo viene usato per uccidere.
Però serve anche ai soccorritori per rintracciare le persone disperse in posti pericolosi e difficilmente raggiungibili o per portare soccorso a un alpinista che, per esempio, ha perso la piccozza mentre risaliva un ripido nevaio.
Due modi di utilizzare il drone: uno estremamente negativo e l’altro molto utile.
Ma come consideriamo l’utilizzo dei droni senza nessuno scopo specifico, per divertimento, per passare il tempo?
Come escursionista non vi è capitato di arrivare o stare per arrivare su una cima e sentire uno strano ronzio che si sposta di qua e di là e scoprire che c’è una persona che nei paraggi comanda un drone e si diverte? Si diverte!
Ma io e tanti come me sono saliti per ammirare il paesaggio, non sentire nulla che richiami il rumore che ci ricorda quello che abbiamo lasciato a valle.
Siamo in compagnia e c’è quel ronzio che disturba o, in solitaria, ci sarebbe un silenzio assoluto e invece c’è una persona al colle che fa partire il ronzio che è di notevole intensità e il drone volteggia sulla testa di chi voleva ascoltare il silenzio.
Un altro esempio. Al rifugio ci sono un po’ di persone: chi parla, chi beve la birra, chi mangia un boccone, chi si riposa… una bella atmosfera… si sente un rumore, il ronzio… il drone… Nooo!
Si potrebbe rivolgersi al gestore per chiedere che inviti il “dronista” a fermare l’aggeggio ma ho dei dubbi che possa avere successo. Il CAI non ha regolamentato questa possibilità e non è detto che lo faccia.
Si potrebbe esporre le proprie ragioni educatamente al dronista ma potrebbe rispondermi con il dito medio… o con un “fatti i fatti tuoi”… o, con i climi attuali di intolleranza, minacciare di usare le mani.
Questi semplici ma reali esempi riguardano il rapporto Uomo-drone. Ben più complesso è ciò che succede invece tra Fauna-drone.
Nel 1963 il cantante Vianello, cantando “i Watussi”, diceva “… alle giraffe guardiamo negli occhi, agli elefanti parliamo nelle orecchie…” pareva un’esagerazione come pareva un’esagerazione il romanzo di Verne (siamo nell’Ottocento) che fantasticava l’arrivo sulla luna. L’uomo sulla luna ci è arrivato e a guardare le giraffe negli occhi e le orecchie dell’elefante anche… con i droni! Si fanno bellissimi documentari ma gli animali saranno contenti?
Tornando in montagna (ma sicuramente il problema riguarda tutti gli ambienti naturali) proviamo a immaginare il disturbo che dà il ronzio del drone a un rapace (l’esempio vale per tutti i volatili) che sta covando o ha già i piccoli da sfamare e immaginiamo anche come può reagire uno stambecco o un camoscio che sta brucando tranquillamente e improvvisamente sbuca dalla cresta, ronzando, un drone che evitando appostamenti e fatiche (o meglio ancora lasciando tranquilli gli animali) riprende la scena sempre più vicino e insistente.
L’animale scappa, il drone insegue perché è bello registrare l’animale in fuga ma il rischio che la fuga possa finire male è elevato. Che fine fanno le migliaia di insetti che volano durante un volo di un drone? A loro nessuno pensa…sono in tanti, sì, ma sono esseri viventi a pari diritti degli altri esseri.
Questi esempi ripropongono questo desiderio compulsivo dell’uomo “moderno” di possedere tutto, di fare tutto, con ogni mezzo in ogni luogo, in ogni momento.
La domanda d’obbligo è: questo è il progresso?
C’è un limite a tutto! Ci deve essere il limite! Questo è anche lo spirito della “Montagna Sacra”
Ma questo limite è già stato superato e la crisi climatica in atto sta mettendo a rischio l’equilibrio del nostro habitat del pianeta Terra a discapito delle future generazioni.
Cosa fare? Ogni presa di coscienza, ogni provvedimento correttivo è positivo.
Nel nostro caso il problema dell’imperversare dei droni finalizzato al divertimento (e a scopo bellico) deve essere affrontato e nel caso dell’ambiente montano dovrebbe essere il C.A.I. in primis a porre o chiedere alle autorità competenti di porre dei limiti a questo sciocco, fastidioso, inutile, dannoso, pericoloso utilizzo dei droni.

