Dall’ecoansia alla solastalgia

La crisi ambientale ha un impatto non solo sul pianeta e sul clima, ma anche sulla salute mentale dei ragazzi. Tanto da creare nuovi stati d’animo, sia positivi sia negativi. Un libro aiuta a comprenderli e a gestirli.

Dall’ecoansia alla solastalgia
(tu chiamale se vuoi ecoemozioni)
di Benedetta Sangirardi
(pubblicato su corriere.it/salute il 13 dicembre 2025)

Ne parlano i telegiornali, i social, e ormai da tempo il tema è trattato sui libri di geografia: il cambiamento climatico è una realtà dalla quale è impossibile sottrarsi. Ma a essere preoccupati di un Pianeta a rischio sono in particolare gli adolescenti. Sempre più ricerche dimostrano come gli eventi causati dall’emergenza climatica abbiano un significativo impatto anche sulla salute mentale. Secondo l’indagine di Scuolattiva Onlus, A Scuola di Acqua, che ha coinvolto un campione di circa 1000 bambini tra i 5 e gli 11 anni, il 95%, si dichiara preoccupato per il futuro dell’ambiente. Inoltre, più di uno su tre riferisce di aver fatto un brutto sogno sul cambiamento climatico o sull’ambiente in pericolo e di aver fatto fatica a dormire o mangiare a causa di questo pensiero.

Alice Facchini, giornalista, e Matteo Innocenti, psichiatra e psicoterapeuta, hanno voluto dare un nome alle preoccupazioni che colpiscono sempre più i giovani nel libro Ecoemozioni (Erikson). Ecco un piccolo dizionario per riconoscerle e aiutare i nostri figli a gestirle.

Ecoansia
La più nota e diffusa, può presentarsi sotto diverse forme. Ci si può sentire arrabbiati, impotenti, tristi. O provare ansia, stress o nervosismo, ma anche in colpa, per i nostri comportamenti e quelli di chi ci sta intorno. C’è chi invece fa fatica a parlare con i genitori o con gli amici, perché non si sente capito. C’è chi percepisce il battito del cuore accelerato o fa fatica a respirare. Chi ha solo voglia di piangere e scappare. «Non è una malattia, ma una condizione innata, un’emozione che tutti proviamo, anche chi non se ne rende conto. Infatti, chi può affermare di non avere paura della devastazione del nostro ambiente, che potrebbe mettere a rischio la specie umana?», chiariscono gli autori. Secondo diverse ricerche, ne è più colpito chi legge notizie sul cambiamento climatico e chi vive in territori dove ci sono frequenti alluvioni, incendi, siccità.

Ecoparalisi
È una delle emozioni ambientali più dure da affrontare. Nasce quando la mente si blocca sul pensiero che il mondo sta morendo e non c’è più alcun modo per poterlo salvare: come un’onda, l’ecoparalisi ci sommerge e ci immobilizza, impedendoci di agire. Ci sentiamo impotenti, perdiamo le speranze nel futuro, non vogliamo più fare programmi. Tutto ci sembra inutile, troppo complicato, troppo compromesso. «Accade soprattutto quando siamo molto esposti a notizie sul cambiamento climatico: sappiamo fin troppo bene cosa dovrebbe essere fatto per salvare il Pianeta, e cosa effettivamente si sta facendo. E siamo consapevoli che il singolo non può fare la differenza». Di solito questa condizione dura da qualche ora a qualche giorno. In casi più complessi, può continuare più a lungo e sfociare in uno stato di depressione.

Eutierria
È un’emozione positiva, un senso di coesione tra noi e la natura. Il termine è composto da eu (buono) e tierra (terra). Quando proviamo questa emozione, i confini spariscono e ci sentiamo parte del tutto: percepiamo una connessione con la vita del pianeta e un profondo sentimento di pace e unità. Gli autori suggeriscono di provarla, perché può aiutare a non provare le sensazioni negative legate al cambiamento dell’ecosistema. «È utile immergerci nella natura, o immaginarci di farlo: pensarci distesi su un’immensa coperta d’erba verde circondata da montagne incontaminate, con una brezza che ci rinfresca dal tepore del sole». Quello che ne deriva è una maggiore percezione del nostro corpo e delle sue parti: sentiamo la gravità, sentiamo la terra, sentiamo un’energia comune che ci lega insieme. Ci troviamo così a respirare in modo più profondo e lento. Entriamo in uno stato di rilassamento, accrescendo la speranza e la fiducia nel futuro.

Solastalgia
È la nostalgia che attanaglia chi assiste alla degradazione dell’ambiente che lo circonda, una sensazione di mancanza, come quella che proviamo per le cose che ci hanno reso felici e che non possono tornare più. Contiene due sensazioni opposte: il piacere del ricordo, e la tristezza di sapere che quel ricordo resterà solo nella nostra memoria. «È un senso di perdita di qualcosa a cui ancestralmente sentiamo di appartenere: il nostro ambiente naturale. L’ecosistema nel quale siamo cresciuti, dal quale sentiamo di essere ingiustamente e irrimediabilmente separati». Ci colpisce quando il nostro territorio è direttamente colpito da un evento estremo. Pensiamo a un’alluvione o un incendio. Ma possiamo anche soffrirne nella vita di tutti i giorni, quando vediamo un parco che viene cementificato per costruire un supermercato, per esempio, o una serie di alberi tagliati per costruire una strada. «Insieme alla natura, in quei momenti vengono distrutti anche i nostri ricordi, le nostre abitudini, le nostre certezze».

Come gestirle
«Chiediamoci perché stiamo male. Non è forse perché la natura sta soffrendo? Di fatto, anche noi siamo natura, e i problemi del Pianeta sono i problemi di tutti. Solo riscoprendo il legame con l’ambiente che ci circonda possiamo ritrovare una affiliazione antica».

Immergersi nella natura non può che garantire benessere, quiete, completezza. «Riscoprire questa connessione profonda con la Terra ci fa provare emozioni nuove, positive. Per stimolarle, facciamo una passeggiata sulla spiaggia, ascoltiamo in silenzio il fruscio degli alberi». È così che che, lentamente, anche la nostra prospettiva sul cambiamento climatico cambia: agiamo non più spinti dall’ansia, ma mossi da un atteggiamento propositivo, fiducioso. Con una certezza in più: le emozioni ambientali positive ci danno la forza per reagire, sono il motore del cambiamento, permettono di agire con consapevolezza nei piccoli gesti quotidiani, perché «se tutti sentissimo che la natura è un elemento di profondo benessere, ci impegneremmo ancora di più verso la salvaguardia del nostro Pianeta. Spostando finalmente il focus da noi, dalla nostra visione antropocentrica, verso una visione naturacentrica, che mette al centro il nostro pianeta».

Sono proprio i ragazzi, maggiormente colpiti dalle ecoemozioni, i veri protagonisti del cambiamento, possono fare la differenza rispetto agli adulti spesso inermi. «Ci sono tanti modi per farlo: partecipare a manifestazioni, organizzare incontri, scrivere lettere a chi prende le decisioni. Ogni volta che parliamo o agiamo per il pianeta, stiamo già facendo la nostra parte. Una piccola rivoluzione che può diventare grande».

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1 Comment

  1. says: bruno telleschi

    Riconosco in me tutte le malattie indicate da Benedetta Sangirardi, ma soprattutto condivido il rimedio: vedere nella natura un mondo di bellezza dove immergersi.

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