Kilimanjaro in pantaloncini

Nel 2009 lo sportivo estremo Wim Hof ha compiuto un’impresa che ai più appare assurda ma che a molti è apparsa eroica: è arrivato a petto nudo e gambe scoperte sulla cima del Kilimanjaro senza subire congelamenti né danni da assideramento.
Riportiamo qui di seguito l’entusiastico articolo apparso qualche mese fa su ilgiornale.it, a firma di Paolo Lazzari, che mostra con chiarezza quanto l’accorta e voluta incompletezza di informazioni al riguardo possa indurre l’immaginifico autore dell’articolo (nonché i lettori sprovveduti) a vedere in questa performance quanto di più sublime possa esserci al mondo, oltre l’umano.
Alla fine abbiamo aggiunto le nostre considerazioni.

Kilimanjaro in pantaloncini
(“Il comfort è un assassino”)
di Paolo Lazzari
(pubblicato su ilgiornale.it l’11 aprile 2026
)

Il Kilimanjaro svetta come una divinità d’avorio sopra le pianure della Tanzania, un gigante di roccia e ghiaccio che osserva il mondo dai suoi 5895 m di altitudine. Lassù, dove l’aria si fa sottile e il gelo morde con la ferocia di un predatore, la sopravvivenza è una questione di strati, tessuti tecnici e bombole di ossigeno. Eppure, in questo scenario estremo, d’un tratto appare un uomo che sovverte ogni legge della fisica e della prudenza. Si chiama Wim Hof, è olandese e, per tutti, oggi è Iceman, l’uomo del ghiaccio.

Wim Hof nel 2019

Siamo nel febbraio del 2009. Mentre le spedizioni tradizionali misurano i passi con meticolosa lentezza, concedendosi giorni di acclimatamento per evitare che i polmoni si arrendano alla quota, Wim Hof accelera. La sua divisa è assolutamente sprezzante: pantaloncini corti, scarpe leggere e una pelle nuda che accoglie la tempesta. Dove gli altri cercano rifugio nella lana e nelle piume, lui espone il torace al vento sferzante, trasformando il proprio corpo in una fornace biologica che ignora i limiti imposti dalla letteratura medica.

Il respiro come fuoco interiore
La scalata dura appena quarantotto ore. È un battito di ciglia rispetto alla settimana canonica richiesta per toccare la cima dell’Uhuru Peak. Hof ascende con una rapidità che lascia trasecolati gli esperti, guidato da una forza che risiede tutta nel ritmo del suo diaframma. Il segreto di questa impresa sta infatti nel suo speciale metodo, una combinazione quasi mistica di iperventilazione controllata e concentrazione mentale. Mentre sale, Wim esegue una danza invisibile con le proprie cellule. Un valzer salvifico. Il suo respiro è un mantice sacro che pompa ossigeno nel sangue, mantenendo il pH alcalino e impedendo al freddo di penetrare nel nucleo vitale.

“La natura è il mio maestro, il ghiaccio è il mio specchio”
Questa frase risuona tra le pareti di ghiaccio mentre Iceman prosegue la sua marcia solitaria verso il cielo. I ricercatori lo scrutano con sospetto, pronti a catalogare il fenomeno come un’anomalia genetica o, peggio ancora, come una sconsiderata prova di forza. Eppure, i dati liquidano ogni scetticismo. Hof mantiene la sua temperatura corporea costante, manipolando il sistema nervoso autonomo con la precisione di un orologiaio. La sua è una ribellione contro la fragilità umana, un invito a riscoprire capacità dormienti nel nostro Dna, sepolte da secoli di comfort eccessivo e riscaldamento centralizzato.

Oltre il limite della fisiologia
Raggiungere la vetta del Kilimanjaro in soli due giorni, spogliati di ogni protezione, rappresenta certamente una vittoria della volontà sulla materia. Quando arriva, si rivolge alla telecamera degli operatori che hanno seguito la sua impresa e afferma sicuro: “Il comfort è un assassino”. Le temperature scendono vertiginosamente sotto lo zero termico di mano in mano che la quota aumenta, ma Hof sembra immergersi nel suo elemento naturale. Il gelo, anziché essere un nemico da combattere, diventa un alleato, un catalizzatore che risveglia energie primordiali. Così l’impresa di Hof mette a nudo l’inadeguatezza delle nostre granitiche certezze scientifiche. Il controllo cosciente della termogenesi è possibile.

L’impatto di questo exploit travalica i confini dell’alpinismo estremo. È una lezione di filosofia applicata alla biologia. Hof ci suggerisce che siamo molto più potenti di quanto ci permettano di credere. La sua pelle, violacea ma vibrante di vita, è il manifesto di una nuova era in cui l’uomo smette di essere vittima dell’ambiente per diventarne partecipe attraverso una consapevolezza estrema. Mentre i suoi compagni di viaggio faticano ad ogni respiro, lui si riflette nel ghiaccio, trovando nel vuoto dell’alta quota una pienezza interiore che pochi eletti hanno la fortuna di scorgere.

Il Kilimanjaro

Il commento
a cura della Redazione

Abbiamo approfondito la questione per quanto possibile, concludendo che i fatti sono assai più complessi e sfumati di come presentati nell’articolo.
Anzitutto occorre precisare che le salite al Kilimanjaro da parte di Hof sono state due, una nel 2009 e l’altra nel 2014.

Nel febbraio 2009 Wim Hof raggiunse la cima del Kilimanjaro in circa due giorni indossando soltanto pantaloncini e scarpe. Questa è l’impresa personale che lo rese famoso nel mondo dell’outdoor avventuroso e dei media.

Nel gennaio 2014, Hof guidò una spedizione di 26 partecipanti che salirono il Kilimanjaro in 48 ore. Nell’ambito di questa spedizione “scientifica” le relazioni citano i medici, i controlli sanitari, le sessioni di respirazione e il fatto che undici partecipanti raggiunsero la vetta senza maglietta.

Per questa spedizione del 2014 sappiamo con certezza che, assieme al monitoraggio sanitario, una struttura di supporto era sicuramente presente, come pure era disponibile l’ossigeno di emergenza. Nel resoconto scientifico della spedizione, ad esempio, viene riportato che due partecipanti ebbero problemi fisici in quota e ricevettero ossigeno prima della discesa.

Per la salita del 2009 le informazioni pubbliche sulla logistica sono invece molto scarse. Occorre infatti osservare che la salita al Kilimanjaro è affrontata ogni giorno di tempo decente da numerosi gruppi organizzati, che assieme alle capaci e poderose spalle dei portatori, usufruiscono pure di ben tre rifugi (l’ultimo è più o meno all’altezza del nostro Monte Bianco) con cuccette e possibilità di cucina.

Sul Kilimanjaro non è normalmente possibile muoversi come su una montagna alpina in stile completamente autonomo: la normativa del parco richiede guide autorizzate, e la quasi totalità delle spedizioni utilizza portatori e personale di supporto, attrezzature mediche di emergenza e possibilità di assistenza.

Ciò per dire che una vera solitaria al Kilimanjaro è, ai giorni nostri e in quella stagione, praticamente impossibile: con il bel tempo sul Kilimanjaro normalmente sono presenti guide, personale di supporto, attrezzature mediche e possibilità di assistenza.

Le osservazioni che state leggendo non sono state scritte per ridimensionare in qualche modo l’impresa di Wim Hof: lo scopo è invece quello di ridimensionare i contenuti entusiastici dell’articolo di Paolo Lazzari. L’ammirazione che costui ha per Hof è certamente genuina ma francamente ci sembra eccessiva e fuorviante.

Per quanto riguarda la salita del 2009, “fatta in pantaloncini e a torso nudo”, non v’è alcuna documentazione che escluda l’assenza di equipaggiamento di emergenza o il fatto che avesse accesso a materiale aggiuntivo tramite guide e portatori. Non si sa neppure cosa avesse dentro allo zaino, anche se possiamo immaginarlo. Questa distinzione è importante, perché occorre chiarire se, oltre all’esposizione volontaria al freddo, ci fosse anche l’autosufficienza totale.

La presenza delle foto che lo ritraggono a gambe e torace nudi nulla ci dice se nei paraggi ci fosse qualche assistente o lui stesso che portasse una giacca d’emergenza nello zaino.

Nel 2016 ha raggiunto la vetta della Gilman’s Point 5685 m (l’anticima del Kilimanjaro) con il giornalista Scott Carney in 28 ore, un evento successivamente documentato nel libro What Doesn’t Kill Us.

La spedizione del 2016 è particolarmente interessante perché è quella meglio documentata dall’interno. Carney racconta di aver partecipato con l’intenzione di verificare sul campo le affermazioni di Hof. L’obiettivo era salire molto rapidamente, saltando i normali tempi di acclimatazione, e raggiungere almeno Gilman’s Point in circa 30 ore. Il gruppo arrivò effettivamente a Gilman’s Point in 28 ore.

Wim Hof
(da Wikipedia)

Wim Hof, noto anche con lo pseudonimo di The Iceman (L’uomo del ghiacio), è uno sportivo olandese, noto per la sua capacità di resistere a temperature estreme.

Specializzato negli sport estremi, Hof ha stabilito diversi guinness modiali per il nuoto sotto il ghiaccio, per il contatto prolungato di tutto il corpo con il ghiaccio e per una mezza maratona a piedi nudi su ghiaccio e neve. Hof attribuisce queste imprese al “Metodo Wim Hof” (WHM), da lui ideato e basato su una combinazione di esposizione al freddo, tecniche di respirazione e meditazione.

Biografia
Wim Hof è nato il 20 aprile 1959 nella cittadina di Sittard, nei Paesi Bassi, terzo di nove fratelli. Hof ha avuto sei figli, quattro dei quali con la sua prima moglie Marivelle-Maria (chiamata anche Olaya), morta per suicidio nel 1995. Hof ha raccontato che la crisi esistenziale per la perdita della sua prima moglie è stata determinante per spingerlo a elaborare il suo metodo.

Wim Hof in salita verso la Gilman’s Point

Le altre performance di Wim Hof
Il 16 marzo del 2000, Hof ha stabilito il Guinness World Record per la nuotata più lunga sotto il ghiaccio, con una distanza di 57,5 metri. La nuotata in un lago vicino a Pello, in Finlandia, è stata filmata per un programma televisivo olandese. Un tentativo del giorno precedente si è quasi concluso in una tragedia quando le sue cornee hanno iniziato a congelarsi. Un sub lo ha salvato mentre stava iniziando a perdere conoscenza. Un nuovo record di 76,2 metri è stato stabilito da Stig Severinsen nel 2013.

Il 26 gennaio 2007 Hof ha stabilito il record mondiale per la mezza maratona più veloce a piedi nudi su ghiaccio e neve, con un tempo di 2 ore, 16 minuti e 34 secondi.

Hof ha stabilito il record mondiale per il maggior tempo a contatto diretto di tutto il corpo con il ghiaccio per un totale di 16 volte, tra cui:
1 ora, 42 minuti e 22 secondi il 23 gennaio 2009;
1 ora, 44 minuti nel gennaio del 2010;
1 ora 53 minuti e 2 secondi nel 2013.

Questo record è stato superato nel 2014 dal cinese Songhao Jin, con un tempo di 1 ora, 53 minuti e 10 secondi. Nel 2019 l’austriaco Josef Köberl ha fissato il record di 2 ore, 8 minuti e 47 secondi.

Nel 2007, Hof è salito a un’altitudine di 7200 metri sull’Everest indossando solo pantaloncini e scarpe, ma non è riuscito a raggiungere la vetta a causa di un infortunio al piede.

Nel febbraio del 2009, Hof ha raggiunto la cima del Kilimanjaro in due giorni indossando solo pantaloncini e scarpe.

A settembre 2011, ha corso una maratona completa nel deserto del Namib senza acqua, sotto la supervisione del dottor Thijs Eijsvogels.

Il metodo Wim Hof
Il metodo elaborato da Wim Hof è basato su tre pilastri: respirazione, esposizione al freddo e meditazione. Le tecniche di respirazione di Wim Hof sono simili a quelle del Prāṇāyāma. Si tratta di una respirazione molto profonda e forte, che deve essere eseguita mentre si è seduti o sdraiati. La respirazione va eseguita a bocca aperta sia per l’inspirazione che per l’espirazione, gonfiando diaframma e polmoni, “spingendo” l’aria fino alla testa e poi lasciando andare. Il tutto deve essere eseguito 30-40 volte. Una volta arrivati all’ultimo respiro si lascia andare l’aria e si smette di respirare, ponendo attenzione alle proprie sensazioni. Questo esercizio deve essere ripetuto per 3 volte, aumentando gli intervalli in cui si smette di respirare. Il momento migliore per eseguire questa respirazione è la mattina a stomaco vuoto.

Ricerche scientifiche sul Metodo Wim Hof
Gli studi e le ricerche scientifiche sul Metodo Wim Hof e su pratiche respiratorie simili hanno dimostrato che l’iperventilazione può sopprimere temporaneamente la risposta immunitaria innata, nonché aumentare temporaneamente la frequenza cardiaca e i livelli di adrenalina. Le dichiarazioni di Hof sulla possibilità di curare il cancro e le malattie autoimmuni con il suo metodo non hanno trovato conferma da parte di alcuna ricerca scientifica.

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