MonTalent

Al Campus Bovisa del Politecnico di Milano si è conclusa la prima tappa del progetto nato dalla collaborazione tra MagNet, Outdoor Magazine, la Scuola del Design del Politecnico e l’associazione Alpi + Milano. “Non esistono sperimentazioni in altre università italiane ed europee altrettanto eterogenee e multidisciplinari (Aldo Faleri)”

MonTalent
(quando la montagna incontra i designer di domani)
di Claudio Primavesi

Dall’8 al 12 giugno 2026 il Campus Bovisa del Politecnico di Milano è diventato la succursale di un campo base in città. Ed è solo la prima tappa di un nuovo percorso che MagNet e Outdoor Magazine hanno intrapreso in collaborazione con la Scuola del Design del Politecnico di Milano e l’associazione Alpi + Milano. Si tratta del progetto MonTalent, un contenitore in cui il mondo della montagna e dell’outdoor incontra le idee dei futuri designer per scoprire insieme nuove strade. L’iniziativa è stata inserita all’interno del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale con il nome di “Workshop Interdisciplinare MagNet”.

Per cinque giorni il Campus Bovisa è stato teatro di un seminario condotto da Aldo Faleri, docente di Design Alpino e ideatore del progetto, coadiuvato da Benedetta Cabras e Francesca Rinaldi con il supporto di Anna Checola e Marco Carrara e fortemente voluto da Venanzio Arquilla, coordinatore del corso di laurea in Design del Prodotto Industriale.

Ventiquattro studenti, ormai al termine dei loro studi, sono stati impegnati su un tema proposto da MagNet: riprogettare l’esperienza outdoor nella modalità del “cammino”, un segmento che in questo periodo sta crescendo con decisione.

I progetti degli studenti
Applicando la metodologia di progetto della Scuola del Design combinata con la loro freschezza di visione, i futuri designer, grandi appassionati di montagna, alpinisti e climber, hanno elaborato 12 concept innovativi di prodotti e servizi negli ambiti “Muoversi/Trasportare” e “Dormire/Proteggersi”, pensati per i diversi target di camminatori. Come itinerari di riferimento sono stati indicati i poco tecnici e classici Cammino di Santiago e Via Francigena, ma anche l’impegnativo trekking GR20 (Grande Randonnée 20) attraverso la Corsica e l’Haute Route des Alpes, integrando sostenibilità, sicurezza e nuove tecnologie. C’è chi si è concentrato sul rendere più specifici per i cammini prodotti come calzature, vestiario, zaini e kit di soccorso; chi ha rivolto la sua attenzione a utenti particolari, come bambini e cani, sempre più presenti in questo tipo di uscite; e chi si è dedicato a ottimizzare o introdurre funzioni e situazioni accessorie rispetto al camminare, ma fondamentali per vivere al meglio questo tipo di esperienza, come il riposo, l’igiene personale e l’esplorazione umana e culturale.

In autunno il secondo appuntamento
MonTalent proseguirà in autunno con un secondo appuntamento, durante il quale un pool selezionato di aziende della montagna e dell’outdoor avrà diverse modalità e occasioni di incontro e dialogo con gli studenti della Scuola del Design e, più in generale, di tutto il Politecnico, tra presentazioni, test di prodotto ed esperienze di attività.

Intervista ad Aldo Faleri (responsabile del corso di design alpino, Politecnico di Milano)
Come è nata l’idea di Montalent?
Montalent – acronimo di Montagne di Talenti – nasce da un’idea ormai consolidata all’interno del mio corso-laboratorio Design Alpino, di cui sono responsabile da sette anni. È un percorso in cui sviluppiamo concept di prodotti e servizi per la montagna, intesa come territorio di sperimentazione produttiva e culturale di grande valore, che i designer devono affrontare con consapevolezza e conoscenza.

A tua memoria, al Politecnico avevate già organizzato iniziative simili, o comunque workshop legati al design di attrezzatura outdoor?
Al Politecnico e alla Scuola del Design non sono mai state realizzate attività in continuità come MonTalent, se non sporadiche specializzazioni di breve durata, comunque mai con un respiro così ampio. Insieme ai referenti di MagNet, sponsor del workshop, abbiamo pensato a un progetto tematico di ampio respiro e non a un focus di brand molto circoscritto, come invece accade tipicamente in questo genere di iniziative.

Esistono altre iniziative simili altrove?
Ci siamo documentati, come già fatto per il corso Design Alpino, e a oggi non esistono sperimentazioni in altre università italiane ed europee altrettanto eterogenee e multidisciplinari, capaci di coinvolgere aree tipiche del design come il prodotto, la comunicazione e la moda.

Come si articolano le due fasi di MonTalent, il workshop e il Village?
Sono due anime dello stesso progetto, anche se in questa prima edizione non sono state contestuali. In futuro bisognerà lavorare affinché il workshop sia affiancato dal Village, una sorta di campus esperienziale dove i brand saranno chiamati a esporre i loro prodotti e a raccontare la genesi creativa e produttiva dei loro artefatti “iconici”. Quest’anno, per esempio, abbiamo partecipato numerosi agli Activation Days organizzati da MagNet a Riva del Garda e, a seguire, alcuni dei partecipanti si sono cimentati nel workshop. Auspico che in futuro le due attività siano sempre più correlate: il Village potrà diventare il banco di prova per il test dei materiali e il workshop l’evoluzione creativa dell’esperienza outdoor.

Al workshop potevano iscriversi studenti di tutti gli indirizzi della facoltà di ingegneria o solo della Scuola del Design? Era necessario essere iscritti da più anni o si poteva essere al primo anno di corso?
Al workshop hanno partecipato 24 studenti, selezionati dai tutor tramite un bando pubblicato sulla piattaforma del Politecnico e sviluppato alla Scuola del Design. Per questa edizione di lancio sono stati chiamati studenti del terzo anno, prossimi alla tesi triennale e fortemente motivati da una grande passione per la montagna.

C’erano anche studenti stranieri?
Sì certamente, il Politecnico è oggi la realtà più internazionale nel campo del Design in Europa e nel mondo, per questo ormai la presenza degli studenti Erasmus – erano cinque tra europei ed extraeuropei – è importante, anche se impegnati a sostenere gli ultimi esami prima di rientrare nei loro Paesi; la maggioranza dei partecipanti era comunque italiana.

Al workshop hanno partecipato anche alpinisti come Alessandro Gogna: quanto è importante questo tipo di incontro?
La presenza di stakeholder di settore è sempre importante, nel momento in cui porta valore esperienziale rispetto alle proprie attività, ai test sui materiali e visione sugli scenari futuri del mondo della montagna, delle sue genti e dei suoi prodotti.

Puoi raccontarci un aneddoto del workshop?
Con Alessandro Gogna avevamo pensato di organizzare una giornata particolare: uscire dall’aula e condurre gli studenti a sperimentare… Cosa di più semplice che far togliere a tutti le scarpe e camminare a piedi nudi nella Scuola, provare vibrazioni sensoriali diverse, vincere i pregiudizi e le paure di inadeguatezza e sentirsi liberi? Così abbiamo fatto, tra lo stupore di colleghi e compagni di scuola. Da questa esperienza è nato il desiderio di una giornata speciale al Campus, che proporremo alla Presidenza, dal titolo “A piedi nudi nel Campus”, parafrasando il celeberrimo film hollywoodiano.

Il Politecnico è un’istituzione prestigiosa: quante persone transitano ogni giorno dal Campus e dove verrà allestito il Village?
Il transito quotidiano è stimato in qualche migliaio di studenti che gravitano intorno al Campus, tra chi è impegnato nelle lezioni e chi frequenta la Scuola per lavorare nei laboratori, studiare o consultare la biblioteca. Per questo il Village sarà allestito nel cuore del Campus, nell’edificio più importante, il B2, nello spazio d’ingresso che porta ai diversi piani delle aule.

Alpi+Milano organizza anche altre iniziative legate al design e alla cultura della montagna: quali sono i prossimi appuntamenti?
Alpi+Milano nasce da una mia idea, assieme agli amici Adalberto Muzio e Armida Armellini, con l’obiettivo di sostenere i giovani designer e videomaker che, come noi, condividono una passione travolgente per la montagna. Diamo loro opportunità di visibilità e di sperimentazione, come quella nata con MagNet, che in futuro potrà certamente diventare itinerante anche in altri importanti atenei nazionali e internazionali. Il prossimo grande appuntamento dell’associazione è il contest/festival CORTALP (cortalp.it) alla sua quinta edizione, gratuito e aperto a studenti e under 35, nato dalla collaborazione del PoliMi con il CAI. Ogni anno, l’11 dicembre, con il prestigioso Premio “Manlio Armellini”, porta centinaia di studenti a essere protagonisti a Palazzo Lombardia con i loro corti di montagna e ai vincitori il battesimo del 4000 sulle Alpi. Contestualmente stiamo raccogliendo le adesioni per gli ALPI Design Awards 2026 (alpidesignawards.it), il premio internazionale di progetti e prodotti per la montagna, alla sua seconda edizione, che premia architetti, designer e aziende del settore. Lo scorso, tra gli altri, è stato premiato Ande con la ciaspola “Exploral” e assegnato il premio alla carriera a Gioacchino Gobbi di Grivel.

Sei responsabile del corso di Design Alpino: ci spieghi di cosa si tratta?
Il mio corso Design Alpino nasce dall’osservazione dell’offerta didattica del Politecnico e di altre importanti realtà universitarie, dalla quale è emerso che il tema della montagna non trovava mai spazio. Per questo ho ideato il corso e l’ho presentato alla scuola, che ne ha immediatamente favorito l’attivazione. Negli ultimi due anni, abbiamo una presenza costante di circa 50 studenti: un grande successo per un corso a scelta, così speri mentale, che vuole arrivare molto in alto.

Come è nata la tua passione per la montagna?
Nasce come per molti, grazie alla frequentazione con i miei genitori. Prima di loro, mio nonno che, ai primi del Novecento, aveva iniziato a muoversi dalla città di Milano, come si usava allora, con le corriere, per raggiungere le località alpine. Nel mio caso la Valsesia è stata la culla: là ho trascorso tutte le estati, là ho avuto i miei più grandi amici, là ho sperimentato attività come il climbing, lo sci, il torrentismo e il lavoro degli alpeggi insieme ai miei coetanei. Da qui nasce il mio profondo rispetto e la mia stima per chi vive e lavora in montagna.

Il ricordo più bello in montagna? E il più brutto?
Il ricordo più bello è certamente il mio primo incontro con un grande protagonista della montagna: nel 2018 ho conosciuto Reinhold Messner, prima di decidere – senza alcuna esperienza di organizzazione di eventi pubblici – di riportarlo a Milano per una serata con più di 1.200 persone, a oltre 20 anni dalla mitica serata al Palazzetto dello Sport di Milano del 1982, che ne aveva registrate 8.000. Il ricordo più brutto sono i tanti amici scomparsi: non solo alpinisti “performer”, ma anche cari amici che se ne sono andati nello svolgimento delle loro più umili e semplici attività lavorative: guide alpine, maestri di sci e guardiaparco.

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