I Dallagiacoma

I Dallagiacoma hanno accompagnato i soggiorni a Madonna di Campiglio di alcuni sovrani europei: «Mia madre serviva a re Alberto del Belgio la fonduta fritta con le uova».

I Dallagiacoma
di Paolo Fornasari
(pubblicato su corrieredeltrentino.it il 25 settembre 2025)

La famiglia Dallagiacoma ha avuto l’onore di accompagnare i soggiorni a Madonna di Campiglio della principessa Sissi (soprannome di Elisabetta di Baviera) e del re Alberto del Belgio: «Mia madre serviva personalmente al Re il pranzo nel bar dell’albergo dove lui mangiava con i piedi sul tavolo». Parte così il racconto di Antonio Dallagiacoma che su una parete della hall dell’hotel di famiglia, il Touring che ha gestito fino a qualche tempo fa, conserva una foto del Re del Belgio con suo padre. I due sono all’attacco del Campanil Basso, dove c’è una cengia, terrazzo di roccia, che da allora è chiamata «Terrazzino del re del Belgio».

Re Alberto del Belgio (a sinistra) e Bruno Dallagiacoma. A destra, Elisabetta di Baviera (Sissi)

È invece al Museo delle Guide Alpine di Campiglio che è custodita una lettera in tedesco del 22 luglio 1894 in cui si legge che la Principessa Sissi ringrazia Antonio Dallagiacoma, bisnonno del nostro interlocutore, per averle fatto da accompagnatore nei suoi soggiorni campigliani. E il nome di quel Dallagiacoma lo si ritrova percorrendo il sentiero che dalla Chiesetta sale verso il monte Spinale, lungo il quale si può scoprire un luogo ameno chiamato «Piazza Imperatrice», dove su un masso, il «Sasso di Sissi», si legge: «A memoria- Erinnerung 6-14 sett.1889». Qui la sovrana andava a riposarsi e a prendere il sole ammirando lo splendido panorama sulla conca di Madonna di Campiglio. E lì si trova anche un moderno cartello che riporta un articolo di cronaca del 1889 dove si dice della presenza «dell’augusta signora» in quel di Campiglio. Nelle note storiche, si legge che Sissi, insieme alla figlia Maria Valeria, fece diverse escursioni accompagnata dalla guida alpina Dallagiacoma.

Dallagiacoma, quante estati il suo bisnonno accompagnò Sissi?
«Sicuramente per due anni: so con certezza che una volta la accompagnò con la guida alpina Angelo Alimonta, partendo dal Grostè dove, è bene ricordarlo, all’epoca non c’era ancora il rifugio ma solo una sorta di baita per le pecore».

Era un’epoca difficile per scalare…
«Decisamente, nell’Ottocento non c’era nemmeno il rifugio Tuckett e i primi alpinisti andavano giù nel vallone e dormivano in improvvisati bivacchi sotto dei sassi enormi».

Il bisnonno incontrò Sissi, suo padre il re del Belgio…
«Esatto. Mia mamma mi ha raccontato che nell’hotel che gestiva con le mie zie, il “Posta” in centro a Campiglio, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta del Novecento, alloggiò re Alberto del Belgio. Il sovrano voleva essere servito solo dalle padrone e consumava il pranzo nel bar dell’albergo con i piedi sul tavolo. Ordinava tantissime uova e amava anche le fondute fritte alla belga, cioè preparate con una besciamella molto ricca, impanata e fritta. Di solito, era accompagnato da Paula Wiesinger, altoatesina, prima campionessa italiana dello sci alpino italiana. Le guide ufficiali del Re erano il marito di Paula Hans Steger e, per le escursioni nella zona del gruppo di Brenta, Silvio Agostini, istruttore e anche maestro scelto di sci. Il Re si faceva inoltre accompagnare da due guide giovani, Natale Vidi e mio papà Bruno, che aiutavano e curavano la sicurezza e per questo erano dotati di una carabina. Quando incontravano qualcuno, dovevano seguire il malcapitato almeno per un chilometro perché il loro compito era di impedire che il Re fosse disturbato o peggio».

Epoche che hanno regalato emozioni. Qual è il suo sogno?
«Vorrei creare un museo dove esporre le numerose pubblicazioni e più di duemila ottocento fotografie che conservo gelosamente. Fra i documenti che possiedo ci sono tutte le lettere, trovate a Londra e indirizzate agli alpinisti locali, di Francis Ford Tuckett (grande alpinista inglese) nelle quali c’è anche il ricordo della salita della Bocca di Tuckett. Inoltre ho la copia autografata che Douglas Freschfield, un altro alpinista inglese, donò a mio nonno della prima edizione del suo volume “Le Alpi italiane” che contiene proprio queste lettere. Sulla copertina del libro c’è l’immagine della Val di Fumo, la valle che entra in mezzo all’Adamello, e in esso l’autore definisce la Val Genova “la Versailles delle Alpi”. Parlando di Freschfield, che amava le nostre montagne, si ritiene che abbia affrontato la sua prima salita sulla Presanella con la guida francese Francois Devouassoud, mentre la seconda con il portatore Delpero di Vermiglio, antenato della regista Maura. In seguito fu Julius Payer, militare e cartografo austriaco, a portare a termine la scalata, mentre la quarta vide impegnati Giambattista Righi, fondatore di Campiglio, Nepomuceno Bolognini (cofondatore della SAT, NdA) e Franz Josef Oesterreicher che nel 1882 subentrò al Righi nella proprietà di Campiglio. Tutti grandi personaggi che meritano di essere conosciuti per non essere dimenticati».

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