Il tempo del verde

Breve racconto, dove la prima parte è una narrazione quasi onirica, la seconda (in realtà correlata alla prima) è un piccolissimo saggio sulla libertà di pensiero. 

Il tempo del verde
di Giorgio Bolla

Alla fine di un giorno luminoso di metà maggio un uomo di una certa età si mise a guardare il cielo e tutto quello che cadeva sotto quel grande spazio, senza limiti precisi. Era un giorno di fatto uguale agli altri, a tutti quelli di prima. Ma lui era un po’ stanco e cominciava a rendersi conto che il suo grande nemico, il tempo, aveva preso un’altra strada. Diversa dalla sua.

Era il verde il colore che adesso aveva davanti, il medesimo verde che lo accompagnava da tanto. Lo aveva accettato e gli voleva bene, come si fa con un amico più giovane e senza grandi necessità. Stava arrivando anche il grigio della tempesta su di un carro ventoso che scavalcava gli Appennini.

Parco Villa Barbarigo – Valsanzibio (PD)   

Poteva anche essere un pittore en plein air ma adesso quel vento gli portava via i fogli dove scriveva e questo gli dava un po’ di fastidio. Lo spazio che aveva di fronte non contemplava un dentro e un fuori; era come vincere il tempo, quel suo perfido nemico.

Era però anche contento, non era abituato a tutte quelle campane che sceglievano i momenti giusti per vivere, proprio esse che vivevano solo di suoni e di colpi e di battiti. Le sentiva come qualcosa di inspiegabile e le accompagnava con lo sguardo. Non aveva del tutto capito tra quanto sarebbe finito il giorno, con ancora il verde addosso.

*****

Questa mattina guardavo la mia gatta, innamorata delle mie scarpe soprattutto di alcune. Immagino si stesse chiedendo quale paio di scarpe avrei messo prima di uscire. Questa la domanda che Vodka (è il suo nome) si poneva. Il registro del giudizio sulla realtà per un animale è molto diverso da quello di noi umani.

E’ dai tempi di Aristotele che l’uomo si pone domande. Ad esempio cerca di identificare percorsi di causa-effetto. Porsi la questione. Una buona fetta dei variegati atteggiamenti filosofici medievali (vedi per esempio Tommaso d’Aquino) procede, per ottenere una spiegazione del mondo, attraverso il confezionamento di una Questione. Così Dante scrive un trattatello filosofico che nomina “Quaestio de aqua et terra”. Ai giorni nostri è l’ipotesi scientifica che sostituisce la Quaestio Scolastica. Pongo un’ipotesi e la vado a dimostrare. L’uomo di Scienza, dai tempi di Galileo, in tal modo indirizza il proprio pensiero e il proprio fare. Una domanda e la NECESSITA’ della risposta (positiva o negativa).

Dolpo – Nepal

Nella filosofia orientale – Induismo, Buddhismo… – tutto questo non lo trovo. Il Tempo è impermanente e dunque non posso mettere in fila, in maniera unidirezionale, le mie analisi e i miei concetti. In particolare, nel Buddhismo è la Vacuità che scavalca il mondo. Il ragionamento mentale, quello che noi Occidentali quotidianamente applichiamo alle cose e agli atti, frena l’ottenimento della Vacuità: astrazione dal Tempo e dal ciclo eterno di morte e rinascita (Saɱsära).

La Vacuità non deve spiegare. Uscire dal potere della Mente è la chiave.

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