Il vestito bianco

Questo articolo del 2021 commemora la salita del 1871 di Lucy Walker al Cervino, prima donna in assoluto.

Il vestito bianco
di Roberta Cucchiaro
(pubblicato su caiuget.it, novembre-dicembre 2021)

Lucy Walker nasce a Liverpool in una famiglia della buona borghesia, nel 1836. Mai sposata, inizia ad andare in montagna nel 1858, insieme al padre e al fratello, entrambi scalatori, e alla guida svizzera Melchior Anderegg, su consiglio del suo medico per curare i reumatismi da cui era affetta.

La famiglia Walker con amici e guide alpine nel 1870. Dietro (da sinistra) Jacob Anderegg, M.J. Moore, Lucy Walker, Melchior Anderegg. Al centro (da sinistra) Miss Hughes, Horace Walker, Mrs Frances Walker, Adolphus Warburton Moore. Davanti (da sinistra) Frank Walker, Johann Jaun. Abiti “cittadini”, giacche e cravatte, pantaloni di lana e… gonne, lunghe, ampie, vaporose, sorrette da crinoline.

I Walker, infatti, frequentavano abitualmente le Alpi durante le vacanze estive. Inizia così una carriera alpinistica durata circa un ventennio: 98 spedizioni, 28 quattromila, 16 prime femminili e una prima assoluta: il Balmhorn, salito il 21 luglio 1864. E poi: Stralhorn, Grand Combin, Eiger (scalato quattro volte), Wetterhorn, (1866), Lyskamm (1868), Bernina (1869), e ancora Dufour, Monte Bianco, Rmpfishorn, Jungfrau, Monch, Aiguille Verte…

Arriva anche il Cervino, nel 1871, pare per battere sul tempo l’americana Meta Brevoort che stava organizzando una spedizione. Walker sale in vetta il 21 luglio col suo abito preferito, un vestito bianco che indossa sempre durante le scalate, liberandosi tuttavia della crinolina non appena esce dai villaggi.

Insomma, un curriculum impressionante, costellato da quelle che all’epoca sono state grandi imprese, e che avrebbe dovuto attirare l’attenzione del grande pubblico, così come furono celebrati i grandi pionieri dell’alpinismo, uomini ovviamente: di loro si sa praticamente tutto, su di loro è stato scritto molto e essi stessi hanno lasciato parecchie testimonianze.

Di Lucy Walker e del suo contributo fondamentale alla conquista delle Alpi, invece, si sa pochissimo; così come non conosciamo praticamente nulla delle altre – tante – donne che, invisibili e silenziose, nel XIX secolo frequentavano le vette. Le donne come Walker dovevano conformarsi alle rigide convenzioni sociali della loro epoca: stare lontane dall’attenzione del pubblico, evitare di “autocelebrarsi”, rispondere a un’idea di femminilità elaborata dalla cultura dominante maschile che le voleva deboli e sottomesse, del tutto inadatte all’attività fisica.

Nel nostro mondo il silenzio equivale a una non esistenza. In questo frangente, tuttavia, è l’esatto opposto: per continuare a esistere occorre tacere per non attirare l’attenzione su di sé.

È per questo che le donne come Walker hanno taciuto delle loro imprese: passare inosservate per non rischiare il ridicolo e le critiche, essere lasciate in pace per continuare a sfidare le rigide norme sociali senza dare scandalo. Il silenzio, allora, diventa lo spazio della libertà conquistata, e le terre alte un luogo franco dove poterla esercitare.

A casa propria è la perfetta dama della buona società che si occupa della casa e di ricevere gli ospiti. Sulle Alpi si trasforma: chi la conosce dice di lei che come alpinista è un esempio di capacità, coraggio e resistenza e che spesso supera gli uomini del gruppo.

È descritta, inoltre, come allegra, brillante, con molto senso dell’umorismo e una particolare propensione per le ostriche, lo champagne e lo spumane d’Asti.

La sua prima al Cervino, però, inizia a cambiare le cose: la notizia si diffonde e un giornale inglese, il Punch, le dedica persino un’ode. Prima di allora non era mai successo e proprio questo episodio avrebbe contribuito a far uscire le donne alpiniste dall’ombra.

Nel corso della sua vita Walker ha fatto da mentore a parecchie/i giovani, incoraggiandole/i a scalare. Collabora alla fondazione del Ladies Alpine Club nel 1907: le donne sono state escluse dall’Alpine Club fino al 1974!

Ne è stata la seconda presidente fino al 1917, quando muore a 81 anni. Fino al 1890 le donne non hanno indossato i pantaloni e Walker ha dichiarato di provare molta invidia nei confronti delle giovani che avevano potuto liberarsi delle gonne ingombranti.

Hanifa Yousoufi

Ci sembra tanto diverso quel mondo, ora. 10 agosto 2018: prima salita femminile al Noshaq 7492 m, la montagna più alta dell’Afghanistan, nella catena dell’Hindikush. La prima donna a mettervi piede è Hanifa Yousoufi, una vita che è l’esatto opposto rispetto a quella di Lucy Walker: proviene da una famiglia povera di Kabul, ex moglie-bambina, analfabeta, schiva, parla pochissimo l’inglese.

Hanifa partecipa a un progetto della Ong Ascend, fondata dall’americana Marina Legree con lo scopo di aiutare le ragazze afgane a raggiungere il loro potenziale e a credere in se stesse e negli altri, perché attraverso la montagna, nuovamente qui terra di libertà, si può riconquistare il dominio sulle proprie vite.

Dopo quella impresa Hanifa ha iniziato a insegnare alle altre ragazze a scalare, a sognare di diventare guida di montagna e di salire l’Everest.

Potrà continuare? È veramente diverso il mondo, ora?

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1 Comment

  1. Cara Roberta,
    forse sarà diverso quando non parleremo più di conquistare le montagne e daremo risalto alla femminilità di ognuna: perché chiami per nome la donna afgana, mentre Lucy Walker la chiami per cognome, addirittura “Walker”, in modo che non si capisca che si parli di una donna?

    E ancora: è davvero importante essere agli onori della cronaca e far parlare di sé?
    Io trovo fantastico, da parte di Lucy Walker, il suo saper coniugare la sue capacità tra le mura domestiche e nella vita mondana e nell’ambito della montagna.
    E trovo meraviglioso il progetto che ha dato una nuova vita alle donne afgane.

    Grazie, in ogni caso, per l’articolo che racconta storie di donne.

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