La foca monaca torna a Bergeggi

Dal 2022 l’équipe guidata dalla professoressa Elena Valsecchi dell’Università Bicocca di Milano conduce un’attenta attività di ricerca all’interno dell’Area Marina Protetta di Bergeggi.

La foca monaca torna a Bergeggi
(non veniva segnalata da decenni)
a cura della Redazione di lastampa.it
(pubblicato su lastampa.it il 1° gennaio 2026)

Il 2025 si chiude con una notizia di straordinario valore ambientale per la Liguria: la foca monaca è tornata a frequentare le acque di Bergeggi.
Un evento che riaccende l’attenzione su una delle specie più rare e simboliche del Mediterraneo, la cui presenza non veniva segnalata da decenni.
Anche se l’animale non è stato ancora avvistato direttamente, i dati scientifici raccolti negli ultimi anni confermano ormai in modo chiaro il suo ritorno.

L’attività di ricerca
Dal 2022, infatti, l’équipe guidata dalla professoressa Elena Valsecchi dell’Università Bicocca di Milano conduce un’attenta attività di ricerca all’interno dell’Area Marina Protetta di Bergeggi.

Il monitoraggio si basa su un metodo non invasivo, quello del DNA ambientale, che permette di individuare tracce genetiche lasciate dagli animali nell’acqua.
Proprio grazie a questa tecnica sono arrivate le prime rilevazioni positive nell’autunno del 2023, seguite da un incremento costante delle presenze a partire dall’aprile 2024.

I ricercatori attendono ora i dati relativi al 2025, che saranno disponibili a breve e che potrebbero confermare definitivamente la tendenza in atto.
Un risultato che rappresenterebbe un importante successo per la tutela della biodiversità marina e per le politiche di conservazione dell’area.

Il progetto ‘Spot the Monk’
Le attività di studio rientrano nel progetto “Spot the Monk” e sono state rese possibili grazie alla collaborazione di numerosi enti e professionisti, tra cui il geologo e guida ambientale Andrea Alliri, l’associazione APS Menkab – Il respiro del mare, Care4Seals – Gruppo Foca Monaca APS e il supporto della Fondazione Acquario di Genova, che ha contribuito alla copertura dei costi delle analisi.

Una scoperta che regala speranza e apre il 2026 sotto il segno della natura, invitando tutti a riscoprire e rispettare l’incredibile biodiversità che caratterizza il nostro mare. 

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