La maledizione della Grivola

Nel 2018 l’impresa della discesa dalla parete nord-ovest della Grivola e una foto ricordo: con Letey e Canavari – morti il 20 maggio 2021 sul Monte Bianco – c’erano Luca Pandolfi, Edoardo Camardella ed Ettore Personettaz, l’unico che è ancora vivo.

La maledizione della Grivola
(è rimasto un solo superstite)
di Enrico Martinet
(pubblicato su lastampa.it il 22 maggio 2021)

Una foto di gioia scattata nel 2018, piena di sorrisi e pollici in alto, oggi è raggelante. Di quei cinque freerider che riuscirono a scendere la parete Nord-Ovest della Grivola, è rimasto Ettore Personettaz, classe 1975, che ha fatto della passione per la montagna il suo lavoro. Gli altri, inseguendo lo stesso amore per l’avventura, sono morti: Alessandro Letey e Alfredo Canavari travolti da una valanga il 20 maggio 2021 nel canale del Colle dell’Aiguille Verte; Luca Pandolfi finito sotto la neve a Flassin il 17 marzo 2021 e Edoardo Camardella, morto nella slavina di Punta Helbronner (con lui morì anche Luca Martini) il 30 novembre 2019. La fotografia è alla conclusione del film girato da Dario Tubaldo, presentato e premiato in vari festival, tra cui il Cinemountain del Cervino.

Da sinistra Luca Pandolfi, Alessandro Letey, Ettore Personnettaz; davanti da sinistra Alfredo Canavari, Edoardo Camardella.

Tutti amici, tutti capaci di grandi avventure con gli sci. Ettore Personettaz ricorda l’amicizia e di Alfredo Canavari aggiunge: «Era un fratello». Difficile aggiungere altro. Canavari, trasferito in Valle da 20 anni dalle Marche, proprio per poter essere più vicino alla montagna, sposato e con una figlia di 20 anni, era maestro di snowboard dal 2006. Lavorava come poliziotto al traforo del Gran San Bernardo e proprio in quella vallate ha conosciuto Personnettaz che su quelle montagne ha inseguito le sue discese sulla neve e in sella alla mountain bike. Nel 2018 loro due con gli altri tre amici freerider realizzarono ciò che lo stesso Personnettaz ricorda nella presentazione del film Grivola 2018, il coronamento di un sogno provato altre tre volte.

Sono parecchi gli appassionati del fuori pista, aumentano quelli dello scialpinismo, ma nello sci estremo, nonostante cresca la passione, sono pochi coloro che si distinguono. Alessandro Letey, che è stato vicecampione italiano di mountainbike nella specialità downhill, a fine aprile del 2019, assieme a Yari Pellissier è riuscito a scendere con gli sci la Nord della Becca di Nona. Discesa che era già riuscita, ma con lo snowboard a un altro specialista dell’estremo, Davide Capozzi nel 2013 (con Julien Pica Herry). L’impresa è nel film «I can see my home from up here» di un altro appassionato, Pierre Lucianaz. In quell’occasione era con loro anche Edoardo Camardella, ma non scese perché c’era il rischio che la neve potesse non reggere il passaggio di più sciatori. Quella frase in inglese che offre il titolo al film di Lucianaz deriva dalla sensazione provata da Letey. Indica anche un modo di andare in montagna che è comune negli appassionati del freeride che è nel binomio ricordato da Ettore Personnettaz: «Nevefresca/Gioco».

Da anni ormai, per chi vive con intensità questo modo di affrontare le montagne al contrario, cioè in discesa (la salita è soltanto un modo di andare in vetta pensando a come scendere), esiste il richiamo della neve: non importa la stagione, sia inverno o primavera, ma come scendono i fiocchi si deve andare. Chamonix è la cittadina dove il fenomeno ha una grande evidenza. Proprio una delle frasi usate da Alfredo Canavari è emblematica: «Quando la neve è polverosa e profonda difficilmente manco l’appuntamento». Richiamo su cui gli stessi appassionati riflettono per mettere a punto le regole dell’attenzione, della sicurezza. A differenza dell’alpinismo, anche quello estremo, le possibilità di proteggersi sono ridotte e in più c’è l’incognita di come sono legati fra loro i vari strati di neve. In un’altra frase usata da Alfredo e presa da una lirica di Tolkien ne La compagnia dell’Anello si avverte l’avventura, la poesia e la difficoltà di conciliare passione e rischio: «Non tutti quelli che vagano sono perduti».

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