I Ranger delle Dolomiti

Non solo negli USA (e nei telefilm americani). Anche in Italia entrano in servizio i ranger per vigilare, presidiare e dare una mano a chi si trova nei boschi e in montagna. Ecco cosa faranno i 15 Südtirol Alto Adige Ranger che quest’estate incontreremo nella provincia di Bolzano.

I Ranger delle Dolomiti
di Ettore Pettinaroli
(pubblicato su viaggi.corriere.it il 12 giugno 2026))

Yellowstone? Yosemite? Grand Teton? No, Dolomiti. I 15 Südtirol Alto Adige Ranger che quest’estate incontreremo in molti dei luoghi più frequentati della provincia di Bolzano avranno infatti compiti del tutto simili a quelli dei loro “colleghi” statunitensi: assistere, aiutare, consigliare, sensibilizzare saranno le loro parole d’ordine. Funzioni che sembrano essere divenute indispensabili in tempi e luoghi dove la frequentazione è spesso al limite sopportabile, per di più raggiunti da persone spesso poco avvezze alla montagna.

Ranger delle Dolomiti: l’esperienza della Val Gardena
La presenza dei ranger non è una novità assoluta per le Dolomiti. A fare da battistrada è stata tre anni fa la Val Gardena. “Abbiamo iniziato al Passo Sella, poi i nostri ranger sono stati impiegati anche al Secede, in Vallunga e al Monte Pana, ovvero i siti più frequentati del nostro territorio”, racconta Cristina Demetz, direttrice di Dolomites Val Gardena. “I riscontri sono stati positivi, chi si mette a disposizione per aiutare è sempre bene accolto e rispettato. Addirittura in molti, soprattutto stranieri, hanno voluto farsi un selfie con i Ranger. Così abbiamo deciso di continuare a organizzare questo servizio”.

Le Odle. Foto: iStock.

Cosa fanno i Ranger delle Dolomiti
“Negli ultimi anni l’afflusso di visitatori e visitatrici e le sfide che ne derivano sono aumentati notevolmente in alcune aree. In questo contesto i Südtirol Alto Adige Ranger svolgono una funzione importante: sensibilizzano sul posto sul comportamento corretto da tenere nella natura e nel paesaggio e contribuiscono alla loro tutela, soprattutto al di fuori delle aree protette”,  ha detto l’assessore  provinciale alla Tutela della natura, dell’ambiente e del clima Peter Brunner.

“Queste nuove figure professionali  collaboreranno anche con gli operatori dei parchi naturali nella loro attività e con il Servizio forestale della Provincia”. Niente paura, però: i ranger non daranno multe (forse anche per questo risultano simpatici) ma in primo luogo spiegheranno  quali sono i corretti comportamenti da tenere quando ci si trova in ambienti tanto belli quanto delicati, cercando al contempo di contenere l’indisciplina di coloro che si muovono con troppa disinvoltura mettendo a volte a rischio anche sé stessi.

Ranger delle Dolomiti. Foto: ufficio stampa.

Chi sono i Ranger delle Dolomiti
Prima di prendere servizio i Südtirol Alto Adige Ranger hanno seguito uno specifico corso di formazione – organizzato dalla Ripartizione provinciale Natura, Paesaggio e Sviluppo del territorio in collaborazione con la Ripartizione provinciale Servizio forestale –  tenuto da esperti ed esperte del settore.

I partecipanti hanno così acquisito conoscenze di base sulla gestione dei visitatori e sulle regole di comportamento in natura e nell’ambiente, sulle aree protette in Alto Adige e sulle loro basi giuridiche, sulle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, sulla meteorologia, sul bostrico e sulla processionaria e sui temi della comunicazione e della gestione dei conflitti.

Chiara Baù, Ranger delle Dolomiti. Foto: ufficio stampa.

Dove troveremo i nuovi ranger
I nuovi angeli custodi delle Dolomiti saranno impiegati  principalmente in luoghi molto frequentati al di fuori delle aree protette come il Lago di Braies, il Seceda, i passi dolomitici, la chiesetta di Ranui e Santa Maddalena di Funes, l’Alpe di Siusi, il Lago di Carezza e la gola del Bletterbach.  Sono stati assunti dalle organizzazioni turistiche locali (Braies, Val Gardena, Alta Badia, Funes, Val d’Ega, Alpe di Siusi, Fiè e Siusi) in collaborazione con i Comuni e dal GEOPARC Bletterbach.

FAQ: domande e risposte sui Ranger delle Dolomiti
Chi sono i Südtirol Alto Adige Ranger?
Sono nuove figure professionali attive nelle Dolomiti altoatesine, con un ruolo simile a quello dei ranger dei grandi parchi statunitensi: assistono i visitatori, danno informazioni e promuovono comportamenti corretti nella natura.

Qual è il loro compito principale?
I ranger hanno una funzione soprattutto educativa: aiutano, consigliano e sensibilizzano i visitatori sul rispetto dell’ambiente, contribuendo alla tutela di territori molto frequentati e delicati.

Perché sono stati introdotti i ranger nelle Dolomiti?
Negli ultimi anni l’aumento del turismo ha reso necessario un presidio sul territorio per gestire meglio i flussi e limitare comportamenti scorretti, spesso dovuti a scarsa conoscenza dell’ambiente montano.

Dove operano i ranger delle Dolomiti?
Sono presenti soprattutto nei luoghi più frequentati della provincia di Bolzano, come il Lago di Braies, l’Alpe di Siusi, il Seceda, i passi dolomitici, la Val di Funes e la gola del Bletterbach.

I ranger possono fare multe o sanzioni?
No, i ranger non hanno funzione sanzionatoria: non fanno multe ma si concentrano sull’informazione e sulla prevenzione dei comportamenti rischiosi o dannosi.

Qual è stata la prima esperienza di questo servizio?
Il progetto è stato sperimentato inizialmente in Val Gardena, dove i ranger sono stati introdotti già tre anni fa in punti molto frequentati come il Passo Sella, il Seceda e la Vallunga, con riscontri positivi.

Come vengono selezionati e formati i ranger?
Prima di entrare in servizio, i ranger seguono un corso specifico organizzato dalla Provincia, che include temi come gestione dei visitatori, normativa ambientale, meteorologia, comunicazione e gestione dei conflitti.

Con quali enti collaborano i ranger?
Lavorano in sinergia con gli operatori dei parchi naturali e con il Servizio forestale provinciale, contribuendo a una gestione coordinata del territorio.

Chi li assume e finanzia?
Sono assunti principalmente dalle organizzazioni turistiche locali, in collaborazione con i Comuni e con realtà come il Geoparc Bletterbach.

Come vengono accolti dai visitatori?
Il riscontro è generalmente positivo: i ranger sono percepiti come figure utili e disponibili, tanto che molti turisti, soprattutto stranieri, li considerano un punto di riferimento e talvolta chiedono anche foto ricordo con loro.

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7 Comments

  1. says: Carlo Crovella

    E’ conseguenza inevitabile dell’esplosione degli accessi antropici alle montagne. Specie perché l’aumento numerico comporta un abbassamento della qualità comportamentale (in parole semplici: tanti, tantissimi cannibali). Inevitabile che arrivino i vigili anticannibali: saranno sempre di più e sempre più “severi”.

  2. says: Matteo

    “non fanno multe ma si concentrano sull’informazione e sulla prevenzione dei comportamenti rischiosi o dannosi”

    Crovella nella tua furia censoria e repressiva mi pare che non legga proprio: a me paiono un tentativo di informazione ed educazione. Non ho idea se potranno funzionare in qualche modo ‘sti rangers, di certo però mi paiono l’opposto di surveiller et punir.

  3. says: Ikbo

    Bello, in pratica dei badanti/babysitter per il turismo maleducato e incontrollato nella zona. Tra l’altro con denaro tolto ad altre regioni che pagano lo stato, visto che li è provincia autonoma… Probabilmente anche non sanno più dove bittare i denari in più, così avranno qualche altro parente o cugino da poter sistemare nell’ennesimo ente inutile.

  4. says: Carlo Crovella

    I ranger “educheranno” (in prima battuta) ed è bene così, ma se uno si rifiuta di “farsi educare” e reitera i comportamenti “ineducati”, i ranger inevitabilmente arriveranno a dare multe e/o vietare i liberi comportamenti. Il confine fra educazione e repressione è sottile e labile. Vedrete che lo sconfinamento nel terreno repressivo sarà, all’atto pratico, molto più ricorrente e severo di quelle che sono, oggi, le nobili intenzioni del progetto.

    In ogni caso la sola necessità di dover prevedere dei “vigilantes” sui sentieri (anche nella loro versione più nobile di educatori) la dice lunga sul tasso di cannibalismo implicito della gente che approccia tali sentieri: se tutti questi fossero dei lord inglesi, non ci sarebbe bisogno neppure degli educatori.

  5. says: Carlo Crovella

    Le prime righe dell’articolo sottolineano che le figure nostrane sono ispirate ai loro omologhi statunitensi, i quali, se operano nei parchi nazionali che rientrano nel National Park Service, hanno pieni poteri di polizia e possono emettere multe e sanzioni molto salate.

  6. says: Carlo Crovella

    Chi ha la pazienza di leggere anche l’articolo pubblicato su Altri Spazi il 2 luglio, può facilmente verificare che il ruolo dei controllori sui sentieri è quello di assistere e sanzionare i turisti che si comportano “male”. Le due funzioni sono collegate: in prima battuta spieghi ai turisti dando tutte le delucidazioni del caso ma , se essi non cambiamo i loro comportamenti, li sgridi fino ad arrivare a multarli. Come peraltro si fa in tutto il mondo, a cominciare dai parchi USA.

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