Lo zainetto di tela grezza e il profumo dei larici

Uno zainetto di cordicelle e tela grezza, una piccola piccozza, i miei 6 anni e l’inizio di una meravigliosa avventura (Carla Tabone).

Lo zainetto di tela grezza e il profumo dei larici
(Diari di Nonna Lucina, puntata zero)
di Carla Tabone
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 23 maggio 2026)

Era giugno del 1971, i miei genitori mi mandarono a trascorrere le vacanze estive in alpeggio con i nonni materni. Bellissima idea, ma in questo luogo un po’ isolato (all’epoca non era ancora stata costruita la pista sterrata) mi sarei adattata?

Ero proprio piccina ma determinata e curiosa di conoscere questo luogo chiamato Pian Fè. Un alpeggio nelle Valli di Lanzo, nel comune di Ala di Stura, ad un’altitudine di 1487 metri.

Versante sud della Val d’Ala. Pian Fé si trova al centro e in basso. Estratto carta digitale n. 8 “Valli di Lanzo” – Fraternali Editore.

Fin dai primi giorni capii immediatamente che era un mondo tutto da scoprire e adattarmi non fu difficile. Sarei rimasta fino ai primi giorni di ottobre. In quegli anni, la scuola iniziava in quel mese.

Estate 1971. Nonno Titin ed io

Pian Fè con i suoi prati fioriti, i suoi profumi, i boschi di faggio e larice si rivelò un posto magico, un vero compagno di giochi. Presi presto confidenza con gli animali che i nonni portavano in alpeggio, badare a loro era un compito che svolgevo con tanta fierezza.

Mi sentivo completamente a mio agio in quell’ambiente bucolico, creatività e fantasia rendevano le mie giornate per nulla monotone.
Pian Fè era gioco, divertimento e libertà.

Estate 1971. Al pascolo accanto a Regina.

Dopo quell’estate ne seguirono tante altre, e, crescendo, aumentava il desiderio di salire a quote più elevate. Imparai a muovermi con sicurezza sulle pietraie, sui pendi erbosi, sui sentieri esposti, ed ogni volta quello zainetto si riempiva di forti emozioni.

Poi, come recita una famosa canzone, “…ma tutto passa, tutto se ne va…” anche quegli anni indimenticabili, passarono. Mio nonno fu il primo a lasciarci. Era un mattino d’autunno, dai pendii ingialliti della punta Crosetto o Carlera discese un vento gelido, le nuvole coprirono un pallido sole, mentre l’anima del mio caro nonno Titin saliva verso i prati azzurri del cielo.

Furono venduti gli animali.

Nonna Lucina si trasferì in bassa valle da una figlia, ma il suo pensiero era sempre rivolto alle sue montagne. Una vita di sacrifici e di duro lavoro non le aveva impedito di amare profondamente quei luoghi. Molti ricordano ancora il suo sorriso, il suo invito a bere un caffè, accompagnato da una tazzina di panna, quando passavano nei prati di Pian Fè.

Quando il peso dei ricordi fu troppo prese carta e penna e scrisse. Scrisse e raccontò di una vita vissuta con fede, umiltà e tanto amore per i suoi figli.

Pubblicare alcuni di questi racconti è innanzitutto un gesto di gratitudine per questi nonni che hanno saputo donarmi tanto affetto. I valori che mi hanno trasmesso in quel periodo spensierato continuano ad accompagnarmi nel cammino della vita. La montagna è sempre nel mio cuore, così come il ricordo di nonna Lucina e di nonno Titin. A loro devo tanto, soprattutto il mio andar per sentieri con semplicità, osservando, ascoltando e rispettando la natura.

Nonna Lucina ed io nel 1976 a Pian Fè

Pubblicarli significa anche costruire una passerella di unione tra due mondi. La nostra realtà di benessere ed individualismo, ed un passato vissuto tra miserie e privazioni, ma che ha lasciato tracce di resistenza e tenacia, un tesoro che noi escursionisti dovremmo saper maggiormente apprezzare.

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