Il CAI Vigo di Cadore sta ristrutturando una casermetta della cittadella fortificata sul Monte Tudaio. Con il nuovo bivacco si vuole facilitare la frequentazione di quest’area dolomitica e diffondere la conoscenza della sua storia.
Un bivacco nel vecchio forte della Grande Guerra
di Lorenzo Arduini
(pubblicato su loscarpone.cai.it il 24 dicembre 2021)
«Dare vita a un qualcosa che possa far conoscere una zona poco valorizzata delle nostre montagne è per noi un grande obiettivo da diverso tempo, quasi un sogno».
Con queste parole Carlo Franchin, presidente del CAI Vigo di Cadore, racconta i motivi che hanno spinto la sua Sezione a impegnarsi nel progetto di realizzazione di un bivacco sul Monte Tudaio.
Non sarà la classica struttura rossa di metallo, di forma ovale. La novità di questo progetto è che sarà una vecchia casermetta militare costruita all’inizio del XX secolo a essere ristrutturata e trasformata in bivacco. La costruzione si trova in un sito di interesse storico e paesaggistico, «che permette un panorama a 360° sulle valli del Centro Cadore, di Auronzo e del Comelico, con bellissimi scorci sull’Antelao, le Tre Cime di Lavaredo e i principali gruppi montuosi della zona».

Dormire in una struttura militare di oltre cento anni fa
Come ogni bivacco, le sue dimensioni non saranno particolarmente grandi: circa otto metri per tre e mezzo, con otto posti letto, un tavolo e una piccola cucina.
«La struttura principale, in muratura, è già esistente e resterà quella, naturalmente restaurata. Chi pernotterà, dunque, dormirà circondato da pietre che risalgono a più di cento anni fa. Noi ci stiamo occupando del rifacimento dei cordoli in cemento e della ricostruzione del tetto in legno, poi toccherà agli infissi e agli interni».
I lavori di ristrutturazione, approvati dalla Soprintendenza dei Beni Culturali locale, sono già iniziati e termineranno nell’autunno del 2022.

Un riferimento per la frequentazione della zona
La casermetta oggetto del progetto non è isolata, ma fa parte di un antico forte che venne utilizzato durante la Grande Guerra, con edifici grandi e piccoli, da tempo in stato in abbandono.
«Sono ruderi che raccontano la vita di una vera e propria cittadella fortificata, costruita a 2000 metri di altitudine dall’Esercito Italiano negli anni precedenti allo scoppio del primo conflitto mondiale. Per il nostro bivacco abbiamo scelto la struttura le cui condizioni erano migliori», racconta Franchin. «Il nostro intento è facilitare la frequentazione di quest’area. Vicino al bivacco ci sono due ferrate con mete alpinistiche di un certo rilievo. La nostra struttura si troverà vicino agli attacchi di queste vie, semplificando così un lungo avvicinamento».

Per arrivare al forte, infatti, bisogna percorrere un sentiero con un dislivello di circa mille metri e tempi di percorrenza che superano le tre ore.
«Era una vecchia strada militare, con pendenze considerevoli. Per gli escursionisti che vogliono arrivare alla cittadella fortificata e poi rientrare, il bivacco potrà fungere da riparo in caso di brutto tempo, oltre a poter essere un punto di appoggio per il Soccorso alpino, aumentando così la sicurezza di tutta la zona».

Il primo passo per la conservazione di tutto il forte
Un altro intento che sta a cuore alla Sezione è la diffusione della conoscenza della storia di queste Terre alte dolomitiche.
«Il nostro progetto vuole essere una sorta di esempio, ci piacerebbe che diventasse il primo passo di un’azione di conservazione di tutto il forte e degli altri edifici che si trovano lungo il sentiero».
La raccolta fondi
La struttura, di proprietà del Comune di Vigo di Cadore, è stata data in comodato d’uso alla Sezione e i lavori sono iniziati «con fondi nostri, il sostegno e il contributo dell’Unione Montana Centro Cadore, del Cai centrale e della Magnifica Regola di Vigo. Per sostenere le spese abbiamo poi aperto una raccolta fondi che vuole rappresentare essenzialmente un gesto simbolico per coinvolgere gli abitanti della zona, chi ci conosce e chi ancora non ci conosce. Un gesto per permettere a chi darà anche un piccolo contributo di poter dire “anch’io ho partecipato”».
Chi vuole contribuire al progetto può cliccare qui.
Il commento
di Carlo Crovella
Tutti conoscono la mia avversione per l’eccesso di antropizzazione della montagna. Di tale fenomeno una delle peggiori manifestazioni è la proliferazione dei nuovi bivacchi, che, pur ponendosi l’ammirevole obiettivo di ricordare una persona che non c’è più, infiocchettano le nostre montagne di punti d’appoggio dove, spesso, non sarebbero necessari (infatti per decenni e decenni ne abbiamo fatto a meno). Ben diverso è, invece, la mia considerazione sui nuovi bivacchi che comportano il recupero di strutture già esistenti: baite abbandonate, casermette, forti e fortini. In questo caso il manufatto esiste già, spesso è in rovina, ridotto a un covo di vipere se non addirittura a discarica e latrina da chi transita nei pressi. Meglio quindi che proprio lì ci sia una struttura rimessa a nuovo, spesso con una architettura che si inserisce armonicamente nel paesaggio. La foto finale dell’articolo dimostra che il progetto è armonioso e fa bene a tutti, alla montagna, ai futuri utilizzatori, alla economia della zona, che in genere si arricchisce di un tassello in più per un turismo slow. Non abusiamo, però, neppure di queste possibilità, perché non vorrei arrivare a vedere un bivacco su ogni cima, su ogni colle, in ogni vallone. Ma se proprio desideriamo costruire un pezzo di materia solida per ricordare un amico scomparso, indirizziamoci verso il recupero dei strutture esistenti e diroccate. Con moderazione, mi raccomando.

Caro Carlo Crivelli non è tutto oro quello che luccica, ma il discorso si farebbe troppo lungo. In breve: tra le dichiarazioni si accenna a “due” ferrate e, spero, l’accenno sia ad un Sentiero Attrezzato che raggiunge l’area del forte e ad una ‘via ferrata’ che potrebbe essere quella per la Cima del Monte Brentoni costruita per un anniversario e che non ha manutenzione ne adeguata segnaletica. Certo ogni recupero è di per sé cosa buona ma a quale scopo? Da quella cima esistono solo percorsi alpinistici per ora non attrezzati. Il pericolo è che stante la strategia ‘turistica’ attuata in Centro Cadore sia questo bivacco che il nuovo a Forcella Marmarole siano il preludio a nuovi tratti attrezzati. Potrebbe essere l’inizio di una più grande sistemazione dei forte, ma qui sorgono altre domande. Ma quanto costerebbe la ristrutturazione del nuovo sito considerato che il solo bivacco prevede una spesa di 45 Milà €? L’area è a quattro ore dal parcheggio. Certo si potrebbe pensare ad una traversata attrezzata fino al successivo Bivacco Spagnolli o ad una ferrata che sale alla vicina cima della Bregagnina. Ma…. Poi c’è lo sviluppo turistico. A questo proposito basta domandare agli operatori turistici sull’altro lato della valle dove e’ stato costruito il nuovo edificio in Marmarole cosa ne pensano. Negli ultimi cinque anni sono stati investiti più di 500.000 € tra ferrate e bivacchi nuovi (resoconti economici che forse non vedremo mai). In conclusione un invito venite a vedere cosa succede in Centro Cadore.
Scusa l’errore sul tuo cognome ma sto scrivendo con il cell…..