La spedizione italiana Action Painting ha portato in Norvegia, oltre il Circolo Polare Artico, un progetto che unisce scialpinismo e arte nel segno dell’esplorazione lenta dei territori.
di Chiara Beretta
Foto di Giovanni Levi e Alessandro Nicoletti
Da Livigno al Circolo Polare Artico per unire scialpinismo e arte contemporanea. Due mondi apparentemente distanti, tenuti insieme da un approccio comune: il desiderio di avvicinarsi alla montagna senza considerarla un semplice soggetto da dipingere o un muto scenario delle proprie avventure, ma rendendola parte integrante del gesto, sia artistico che sportivo. È questo il cuore di Action Painting Expedition, il progetto che tra aprile e maggio ha visto protagonisti l’artista e maestra di sci Irene Tabanelli e i filmmaker outdoor Alessandro Nicoletti e Giovanni Levi, con il supporto di Ferrino e PeakVisor. Il gruppo è partito da Livigno e ha raggiunto la Norvegia coprendo i circa 4.000 chilometri di strada in sei giorni con un Volkswagen giallo. Una scelta che già racconta molto del ritmo e dello spirito della spedizione: “C’è una direzione in cui oggi sembra muoversi tutto: accorciare le distanze, velocizzare i tempi, rendere ogni esperienza immediata e accessibile. Questo progetto nasce dal desiderio opposto: dalla necessità di rallentare, di attraversare davvero lo spazio, di vivere il tempo come parte integrante dell’esperienza e non come qualcosa da comprimere”, spiegano i protagonisti.

Oltre che nel desiderio di un ritmo di viaggio (e di vita) diverso, il progetto affonda le sue radici nel legame con la montagna, da intendersi “non solo come luogo fisico, ma come spazio di trasformazione, di confronto e di essenzialità”. Irene, Alessandro e Giovanni si sono addentrati nella contea di Troms e nelle Alpi di Lyngen, tra le nevi e le rocce oltre il Circolo Polare Artico, non “per arrivare velocemente a una destinazione, ma per costruire un percorso in cui ogni chilometro diventa parte del lavoro, ogni attraversamento una fase della ricerca, ogni avvicinamento alla montagna un progressivo spogliarsi del superfluo”.

Con questo approccio, già il viaggio in sé è stato vissuto come una sorta di performance artistica. “Il nostro desiderio era vedere la luce cambiare progressivamente colore e le giornate diventare infinite, sentire il clima trasformarsi, osservare il paesaggio diventare sempre più essenziale man mano che si sale verso il nord, fino a incontrare una dimensione in cui la montagna torna a essere spazio primario, nudo, esposto. Lasciare che il corpo registri ogni passaggio, che accumuli fatica, adattamento, resistenza”. Il vero cuore artistico del progetto è stato però la Action Box, una scatola in ferro priva di pareti, con una tela come tetto, che è stata faticosamente trasportata sui pendii delle Lyngen con sci e pelli. La particolarità di questa sorta di studio artistico portatile è che costringe a ribaltare la prospettiva: Irene Tabanelli ha dipinto con colori organici autoprodotti a braccia alzate, facendo i conti con forza di gravità, vento e basse temperature. Così la superficie creativa si è allargata oltre la tela, incontrando l’ambiente circostante. “Ciò che resta dell’azione, del gesto, ciò che resta del paesaggio in cui siamo immersi e del momento che stiamo vivendo si traduce in opera d’arte. La pittura smette di essere solo un atto di controllo e diventa un confronto diretto con una forza fisica reale”.
Dalla partenza in furgone dalle Alpi fino alla realizzazione dell’opera, e ritorno, il viaggio di oltre 13.000 chilometri complessivi sarà raccontato in un film documentario incentrato su sci, arte e fotografia. “Questo progetto è un tentativo di riportare l’arte a una dimensione fisica e concreta, in cui il gesto, il corpo, il tempo e lo spazio tornano ad avere un peso, un colore, un profumo che sa di libertà”, concludono i protagonisti.

Scoprire la Norvegia sugli sci
La Norvegia protagonista della spedizione Action Painting è quella più a nord, tra le montagne, i ghiacciai e i fiordi del selvaggio Lyngenfjord: una regione che include le Alpi di Lyngen, tra le località migliori al mondo per lo sci fuori pista, ma anche le isole intorno a Skjervøy e il Parco nazionale di Reisa. Proprio le zone più settentrionali e occidentali della Norvegia ospitano le mete più amate e più frequentate dai turisti che praticano scialpinismo, ma in realtà l’intero Paese è un paradiso per le attività outdoor, che in inverno includono ampiamente anche sci alpino e sci di fondo.
Secondo un’indagine dell’ente statale per l’innovazione e lo sviluppo Innovation Norway, la stagione invernale 2025 ha registrato un aumento dei consumi, della durata del soggiorno e del livello di soddisfazione da parte dei visitatori stranieri interessati agli sport sulla neve, che per lo sci hanno speso in media 1.560 corone norvegesi (circa 145 euro) al giorno, oltre 200 corone (19 euro) in più rispetto all’anno precedente. Gli stranieri che l’anno scorso hanno scelto la Norvegia come meta sciistica sono soprattutto danesi e svedesi, ma sta crescendo l’interesse anche da parte dell’Europa meridionale, Italia inclusa.
Con una particolarità: i visitatori che vengono dal sud del continente tendono ad abbinare più spesso le uscite sugli sci alle esperienze naturalistiche e culturali. Le opzioni non mancano: dallo spettacolo dell’aurora boreale all’avvistamento di megattere e orche, passando per la visita al Centro dei Popoli Nordici, dedicato alle popolazioni indigene, o magari dell’Aurora Spirit Distillery, la distilleria più settentrionale al mondo.
La contea di Troms, che include anche il Lyngenfjord, nel primo trimestre del 2026 è stata la destinazione più popolare tra gli italiani, che da gennaio a marzo di quest’anno hanno effettuato in generale il 5,15% di pernottamenti in più in Norvegia rispetto allo stesso periodo del 2025.

