Arrivano gli “ispettori ambientali”

Il Consorzio ACEM (Azienda Consortile Ecologica Monregalese) approva il regolamento.

Arrivano gli “ispettori ambientali”
(potranno controllare i sacchi dei rifiuti a caccia dei documenti di chi abbandona)
di Marco Turco
(pubblicato su unionemonregalese.it il 29 giugno 2026)

Ora è ufficiale: i Comuni che fanno parte del Consorzio ACEM, nel Monregalese, nel Cebano e nei dintorni, potranno arruolare i nuovi “ispettori ambientali”. L’assemblea del Consorzio ha votato – all’unanimità- la nascita del nuovo regolamento.

Nel dettaglio: il presidente ACEM, Andrea Ferro

Sarà poi ogni singolo Comune a dotarsi di un proprio regolamento interno, se riterrà di farlo, e di un proprio elenco di “ispettori”, nominando – con atto del sindaco – le persone che potranno avere questa qualifica.

Che cos’è (e cosa fa) un “ispettore ambientale”?

Fermo restando che saranno i singoli Comuni a definire i propri regolamenti in dettaglio, si può descrivere in linea generale qual è il ruolo di un “ispettore ambientale” e le sue prerogative. Si tratta di una figura comunale (quindi: ogni Comune avrà i propri) che ha un ruolo di vigilanza del rispetto delle regole della raccolta rifiuti. L’ispettore ambientale dovrà aver fatto un corso di formazione specifico (per conoscere le norme).

Potrà esercitare un semplice ruolo di informazione e punto di riferimento: spiegando ai cittadini o agli esercenti come funziona la raccolta del proprio Comune, dove e come conferire, eccetera.

E poi ha funzioni di controllo e vigilanza. Facciamo subito una precisazionel’ispettore ambientale non ha poteri “di polizia”. Ovvero: non può fare multe. Però può segnalare alle forze competenti – ovvero alla Polizia locale – chi viola le regole della raccolta rifiuti. E può segnalare chi abbandona immondizia per terra. In primo luogo, lo può fare se assiste di persona al momento in cui qualcuno getta il sacco… dove non dovrebbe. Ma non solo.

Perché in sede di assemblea ACEM è stato anche chiarito un punto importante: se l’ispettore ambientale si imbatte in un sacco di immondizia abbandonato, per esempio a  lato strada, in una “riva” o ovunque, ha facoltà di aprirlo e controllarne il contenuto in cerca di documenti (bollette, carte, altro tipo di documentazione) che consenta di risalire all’identità di chi lo ha gettato. E questo lo può fare in quanto il rifiuto è – per sua stessa definizione – “qualcosa di cui il proprietario ha voluto disfarsi” e per cui non vale più alcun diritto alla privacy o alla riservatezza. Non può procedere direttamente con la sanzione: ma lo può segnalare immediatamente alla Polizia locale.

E questo, unito ad altri tipi di controlli, potrà finalmente costituire un disincentivo alla maleducazione di chi si ostina a voler gettare i sacchi dove non dovrebbe.

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2 Comments

  1. says: Enrico Villa

    La gestione dei rifiuti domestici dovrebbe essere nella consapevolezza di ciascuno, prima che qualche forma di controllo ne giudichi la correttezza secondo le vigenti disposizioni amministrative. Tuttavia basta osservare come avviene la separazione in qualsiasi condominio civile, non in una baraccopoli da terzo mondo. Basta osservare qualsiasi cestino cittadino preposto alla raccolta di piccoli rifiuti: spesso non c’è nemmeno lo spazio per una carta di caramella, tanto i cestini sono ingombri di sacchi e sacchetti stracolmi.
    L’educazione e i doveri di civile convivenza non appartengono ad una diffusa cultura. Nessuna norma o deterrenza o metodi di raccolta sembrano avere pieno successo. Facile pronosticare l’insuccesso anche di questa iniziativa. Già le telecamere nelle zone periferiche cittadine non danno i risultati sperati. Il costo dello smaltimento sarà sempre crescente e non compensato da alcuna TARI, peraltro una tassa molto evasa in Italia.

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