Alte prestazioni con materiali riciclati

Re-Sport ha sviluppato una serie di metodi che consente alle aziende di sposare la circolarità, reimpiegando i materiali dei loro prodotti sportivi dismessi.

Alte prestazioni con materiali riciclati
(scarponi, caschi, scarpe da trekking)
di Dario D’Elia
(pubblicato su repubblica.it/green-and-blue il 4 dicembre 2025)

Realizzare scarponi da sci oppure scarpe da trekking recuperando i materiali da modelli dismessi è finalmente possibile, grazie alla startup Re-Sport. “Però noi non facciamo i riciclatori, ma gli sviluppatori di processi di riciclo e di organizzazione della filiera”, spiega Martino Colonna, co-fondatore e AD di Re-Sport, nonché professore associato dell’Università di Bologna.

L’idea è nata tempo fa in seno allo Sport Technology Lab, che coordina: nel laboratorio dove si sviluppano attrezzature sportive di ogni tipo, le aziende hanno iniziato a domandare strategie per la sostenibilità. “Le attrezzature sportive di solito non vengono sviluppate per essere riciclate, per cui il riciclo è sempre stato praticamente impossibile“, ricorda Colonna. E così tre anni fa è nato uno spinoff, a seguito di un progetto europeo, con diversi specialisti, fra cui Rino Dalbello, il figlio del fondatore della storica azienda di scarponi da sci Dalbello.

A differenza delle aziende che praticano il downcycling (trasformando attrezzature sportive in piste di atletica o campi giochi), Re-Sport punta al riutilizzo nello stesso settore, permettendo alle aziende di non acquistare materiale vergine. “L’idea è sempre quella di cercare di riutilizzarlo nello stesso segmento, così da generare vantaggi economici e ambientali, riducendo gli spostamenti di materiali e consentendo alle aziende di riutilizzare direttamente i propri scarti”, puntualizza l’esperto. Parallelamente la startup si occupa anche di quello che si chiama design for recycling e design for repair, quindi aiutano le aziende a sviluppare nuovi prodotti più facilmente riciclabili e sostenibili.

Gli scarponi da sci Dalbello nei noleggi
Il primo progetto chiave, nell’ambito del progetto comunitario Life, si è concretizzato proprio con la trevigiana Dalbello, che dal 1974 sviluppa e realizza esclusivamente scarponi da sci, anche per le competizioni. Colonna spiega che una volta individuata la strategia sono state selezionate aziende specializzate per procedere con la separazione e purificazione dei materiali, in modo da ottenere plastiche per produrre nuovi scarponi. Un’altra sfida è stata di comprendere quanto materiale vergine ci fosse bisogno per ottenere le prestazioni iniziali. “I test hanno dimostrato che 80% di riciclato e 20% di vergine è un compromesso ideale, e così sono stati prodotti 2.000 paia di scarponi che oggi sono già operativi nei noleggi”, conferma Colonna.

Le scarpe da trekking Scarpa dal 2026
Un altro progetto è quello che si chiama Re-Shoes e che vede coinvolta l’azienda Scarpa. In questo caso si è già nella fase produttiva. “Proprio la settimana scorsa, è iniziata la produzione industriale delle prime scarpe realizzate con le gomme e le pelli di modelli dismessi raccolti in oltre 250 negozi situati in località alpine”. A parte la strategia di raccolta e il sistema di logistica, il tema è stato soprattutto tecnico-industriale. In questo caso Re-Sport ha co-sviluppato con una conceria toscana il metodo di dissoluzione della pelle, riutilizzo del collagene per la concia di nuovo pellame. Poi gomma e materiale espanso, dopo una serie di procedimenti, sono stati macinati. E infine il tessuto recuperato è stato usato per i sottopiedi. “Le scarpe da trekking prodotte contengono diverse percentuali di materiale riciclato: il 50% nella parte in gomma della suola e il 30-35% nella parte centrale dell’intersuola. Chiaramente abbiamo dovuto fare tutte le prove sul campo. A fronte di prestazioni analoghe al materiale vergine abbiamo registrato una diminuzione dell’impatto ambientale tra il 35% e il 40%”. Le Scarpa Re-Shoes saranno disponibili dalla prossima primavera.

Caschi Dainese e AGV dal 2027
Il terzo grande progetto ha riguardato i caschi di Dainese e AGV. “L’innovazione chiave è stata l’utilizzo del limonene, un solvente naturale derivato dalla buccia dei limoni, prodotto da aziende siciliane come scarto del loro processo produttivo”. In pratica grazie a un impianto pilota realizzato vicino a Verona e gestito dall’azienda Innovando, specializzata in logistica e gestione rifiuti, sarà possibile attuare un processo di dissoluzione particolarmente efficace. Da ricordare che i caschi sono composti principalmente da polistirolo espanso, ABS e policarbonato (circa l’85% del totale). Il primo passaggio con immersione in limonene consente lo scioglimento e recupero del polistirolo espanso. Il secondo con immersione in etilacetato (un altro solvente bio) serve per sciogliere l’ABS e rimanere con il policarbonato.

Abbiamo fatto delle prove e il materiale non si degrada, il solvente poi viene recuperato e rimesso in circolo. I materiali riciclati vengono riutilizzati all’interno del casco, non necessariamente nelle stesse parti, ma raggiungendo una circolarità elevata”. L’impianto pilota di riciclo dovrebbe essere operativo a partire dall’inizio del 2026. “La raccolta dei caschi usati negli store Dainese è già iniziata da un paio di mesi. La produzione dei nuovi caschi dovrebbe partire nel 2027.

La normativa EPR sarà di aiuto
Fino a quando non entra la normativa EPR (Extended Producer Responsibility), che trasferisce al produttore la responsabilità di gestire i propri prodotti alla fine del loro ciclo di vita, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti e promuovere l’economia circolare, tutto risulta più difficile. Per questo motivo al momento focalizziamo la raccolta sui noleggi (di Volkl e Atomic), a parte i casi di altre aziende partner come Level gloves. La Francia ha già implementato la norma, mentre in Italia c’è un prima bozza e discussioni in corso”, conclude Colonna. I consumatori spesso non lasciano i prodotti usati e il costo energetico di raccogliere piccole quantità sparse è proibitivo. E’ per questo motivo che i centri noleggio sono così strategici: grandi quantità di materiale vengono sostituite contemporaneamente, permettendo una maggior efficienza di raccolta.

More from Alessandro Gogna
Salita a cima Creta Grauzaria
di Andrea Favret (pubblicato su Ritorno alle Origini in data 29 luglio...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *