Nella valle degli orsi – parte 2

Nella valle degli orsi – parte 2
di Chiara Baù
(pubblicato su imperialecowatch.com il 13 novembre 2025)

Compleanno insieme agli orsi
Sono le 5.45 del mattino, 2 luglio, giorno del mio compleanno. Tutti dormono. Una luce nitida illumina la valle degli orsi, finalmente il sole. L’acqua del fiordo è calma, non si è ancora alzato il vento, tutto sembra immobile. La strolaga maggiore nel suo peregrinare crea disegni bellissimi sull’acqua. Può sembrare strano ma sapevo inconsciamente che il più bel regalo di compleanno me l’avrebbero fatto gli orsi. Il fiordo davanti al lodge è molto ampio.

© Chiara Baù

Prendo il kayak e inizio a pagaiare. La tentazione di attraversare tutta la baia è forte, l’unica regola da seguire è: non sottovalutare la natura e le sue leggi. Occorre tener presente la corrente che potrebbe darmi filo da torcere al rientro e avere l’energia di pagaiare contro corrente e forse contro vento.

L’ unica accortezza è dotarmi di una radiolina da usare in caso di emergenza, seguendo le raccomandazioni della guida. Una natura così vasta in un primo momento mi disorienta e un poco mi spaventa. L’esplorazione in kayak prosegue con una sorta di incoscienza. I punti di riferimento cambiano completamente. Ammetto che non manca un pizzico di preoccupazione davanti a tanta immensità. Solo pochi giorni prima una balena con il suo piccolo erano affiorati proprio nelle acque dove sto avanzando con il kayak. E se ora invece di una piccola foca mi salta davanti una balena, cosa faccio? Se mi ribalta? Non do risposte ad ansie inutili…e continuo a pagaiare osservando la linea di costa. È un misto di sensazioni, contrastanti, ma prevale la voglia di esplorare per avvistare gli orsi. L’acqua è così ferma che la vegetazione del bosco si specchia alla perfezione.

© Chiara Baù

Trenta minuti di pagaiata e un puntino nero compare in lontananza. Ecco un orso lungo la costa intento a sgranocchiare decine di cozze che con la bassa marea compaiono a grappoli, incastonate sugli scogli. Sono così vicina che percepisco persino il verso dell’orso che tritura il guscio di ogni mitile. Minuti impagabili trascorsi ad osservarlo da un kayak a pochi metri di distanza. Mi scruta ma poi continua il cammino lungo gli scogli con un’agilità e un’eleganza tali da far comprendere perché sia l’animale più venerato dalle popolazioni locali. Passa sotto enormi tronchi come un gatto e cammina sul filo degli scogli come uno stambecco. L’orso sa correre in discesa come in salita e quando serve lo sa fare con impressionante rapidità. A tutti gli effetti è un atleta di prim’ordine. Capace di poltrire per una settimana nei pressi di una fonte di cibo, concentrato e indisturbato, ma al contempo in grado di salire e scendere parecchie centinaia di metri di dislivello al giorno per i motivi più banali. 

Come negli incontri precedenti, ho l’impressione di cogliere negli orsi uno sguardo incuriosito come volessero chiedermi “Ma cos’hai da guardarmi a quest’ora del mattino? almeno così immagino di leggere nel loro pensiero. Il tempo si dilata e dopo essere rimasta ad ammirarlo nel suo peregrinare lungo la costa mi affretto a ritornare al lodge. Nel frattempo il vento si è alzato e devo contrastare delle piccole onde. Costa un po’ di fatica visto che sono contro corrente, ma la felicità di aver incontrato l’orso in solitaria mi fa dimenticare ogni sforzo.

© Chiara Baù

Superata la parte centrale del canale l’acqua si calma e delle piccole bollicine vicino al kayak preannunciano la comparsa del muso di una piccola foca che forse incuriosita dalla mia presenza emerge dall’acqua. Si tratta della foca comune o harbour seal (Phoca vitulina Linnaeus, 1758), un mammifero carnivoro.

Non ha orecchie esterne, pur dotata di un ottimo udito, le narici si chiudono durante il nuoto. Sono ben visibili i lunghi baffi, chiamati vibrisse, come quelli di cani e gatti, ricchi di vasi sanguigni e terminazioni nervose. Funzionano come un sonar, rilevando le vibrazioni create nell’acqua dai pesci, in modo da poter seguire facilmente la traccia delle prede. Tempo di ammirarla e subito scompare forse impaurita dalla mia pagaiata. Arrivo al lodge, entusiasta del regalo di compleanno ricevuto dal grizzly. Intravvedo dall’esterno le sagome degli ospiti che stanno facendo colazione. Mi unisco a loro, affamata più che mai dopo la lunga pagaiata.

Con una piccola imbarcazione ci dirigiamo verso la testata della valle e in lontananza la famiglia di orsi avvistata il giorno prima si presenta in una scena divertente. Equilibrio sembra essere la parola chiave che caratterizza la mia avventura in Canada. Oltre al lodge che è alla continua ricerca di un punto di stabilità con l’acqua, anche gli orsi sembrano voler trovare un punto di equilibrio. Mamma orsa e i cuccioli si stanno esercitando su un vecchio tronco come veri e propri equilibristi. D’altronde ho appena avuto modo di osservare quella stessa mattina come un grizzly riesca a destreggiarsi tra uno scoglio e l’altro senza cadere.

Ma con tanta vegetazione intorno perché mai salire su un vecchio tronco in mezzo alla prateria? Le decisioni di mamma orsa sono inderogabili, e i cuccioli la seguono per apprendere tutte gli insegnamenti possibili. Tra pochi mesi sarà inevitabile il distacco da mamma orsa. Il programma di insegnamento sarà terminato e i cuccioli ormai subadulti dovranno cavarsela da soli. In queste zone tuttavia, mi fa presente la guida, i cuccioli possono rimanere anche tre anni con la madre, forse in virtù del fatto che le condizioni ambientali non sono così facili, ma neanche la guida in realtà sa darmi una spiegazione scientifica. Mi riporta solo la sua esperienza di anni di osservazione di questa popolazione di grizzly. La calamita che mi attrae verso questo mondo è vitale, ed è lo stupore che mi porta a conoscere sempre più il mondo affascinante della natura.

Nel tentare di capire come mai in Trentino si sia arrivati ad un rifiuto quasi totale della presenza dell’orso sul territorio da parte della popolazione, è nata una riflessione che racchiude in un termine tutte le difficoltà: “Sottovalutare”.

Dopo il primo decennio che ha visto la reintroduzione degli orsi dar vita a una popolazione attiva, la gestione del progetto è stata tolta dalla Provincia di Trento al Parco Adamello Brenta. Ne è conseguito il mancato monitoraggio degli orsi sul territorio, come avveniva un tempo, sottovalutando la parte comunicativa e la gestione pratica. Aver sottovalutato la presenza dell’orso ha comportato tutta una serie di conseguenze che hanno fatto percepire l’orso come una figura inutile e per lo più dannosa. Con la presenza degli orsi nel territorio occorre capire che si tratta pur sempre di un animale selvaggio e come tale vanno valutate tutte le problematiche.

Nell’osservare gli orsi salta all’occhio che i cuccioli presenti non sono quelli nati l’inverno passato. Infatti secondo quanto riferitomi dalla guida le mamme orso con i cuccioli appena nati rimangono nascoste nella foresta e non si fanno vedere né lungo l’estuario né lungo la costa. Sarebbero bersagli molto facili per gli orsi maschi che tenterebbero di ucciderli per rimettere le femmine in estro. I cuccioli nati da pochi mesi sono troppo inesperti e per quanto la madre sia combattiva preferisce rimanere nascosta. 

Nel frattempo qualcosa si agita nell’acqua. Un orso maschio si appresta a fare una nuotatina. Dopo mesi di digiuno assoluto e immobilità quasi continua, l’orso esce si dal letargo dimagrito, ma avendo perso quasi esclusivamente la massa grassa, i suoi muscoli sono in forma invidiabile: pare che la perdita di tono muscolare non vada oltre un 10%

Orsi o mucche?
Se non sapessi che l’orso è un animale che si nutre di qualsiasi cibo, osservandolo in questi giorni direi che pascola come un erbivoro. L’essere un onnivoro opportunista dimostra anche l‘incredibile intelligenza nello sfruttare le risorse alimentari in base alla disponibilità stagionale, un principio naturale che l’uomo dovrebbe pure seguire. Perché comprare fragole in inverno se non ci sono? Perché aderire a principi di esportazione, consentendo involontariamente a conservanti nati per far maturare le banane in aereo innescando così tutta una serie di processi totalmente innaturali. Si dovrebbe assumere frutta e verdura di stagione piuttosto che cadere nelle trappole di un consumismo esasperato, cedendo a futili capricci alimentari.

A fine giugno, primi di luglio gli orsi sono per così dire in fase vegetariana. Si nutrono infatti di forbe e carici ma anche di migliaia di steli d’erba che contengono molte proteine: si tratta di carex lyngbyei e lysichiton americanus. A volte capita addirittura di udire il rumore dello strappo dell’erba, tanto si abbuffano su questo banchetto vegetariano. Approfittano della stagione in cui l’erba è ancora tenera, prima che la parte fibrosa a fine luglio renda l’erba poco digeribile. Il contenuto di proteine e vitamine è massimo e minimo quello di lignina.

Il concetto generico di orsi si è ormai popolato di singolarità. La guida mi rivela che ogni orso ha un nome. Senza antropizzare la fauna selvatica, poter identificare ogni orso con un nome o una sigla aiuta a identificarli meglio, d’altronde ogni orso ha un suo carattere e una sua specificità. 

© Chiara Baù

Gestione orsi, le comunità Bear Smart della British Columbia
I conflitti tra umani e orsi sono interazioni complesse, la cui riduzione richiede l’adozione di misure specifiche da parte dei professionisti. Il programma Bear smart Communities della British Columbia, avviato nel 2002 sotto la guida del Ministero dell’Ambiente canadese, fornisce soluzioni a livello di comunità per far fronte a tali conflitti. La gestione era infatti prevalentemente di tipo reattivo: gli orsi etichettati come “problematici” venivano il più delle volte uccisi, nonostante nella stragrande maggioranza dei casi la situazione conflittuale derivasse dall’azione umana, legata in genere alla disponibilità di attrattivi non naturali.

Pertanto la maggior parte dei conflitti e delle relative rimozioni di orsi poteva essere evitabile. La premessa per ottenere lo status di “Bear Smart Community”è passare da una gestione reattiva del comportamento “problematico” degli orsi a un approccio proattivo. La gestione proattiva si ottiene soprattutto attraverso la gestione degli attrattivi di origine antropica, in particolare limitando l’accesso degli orsi ai rifiuti (discariche, cassonetti commerciali ecc), scoraggiando la piantumazione di alberi da frutto all’interno dell’area abitata e incoraggiando una gestione “a prova di orso” di giardini, mangiatoie per uccelli, cibo per animali domestici, compost, pollai, aree di parto del bestiame e rimozione delle carcasse.

È molto più difficile scoraggiare un comportamento confidente una volta che l’orso lo ha acquisito ed è stato in qualche modo ricompensato dal cibo. Sono state così installate delle recinzioni elettriche a protezione dei territori agricoli, che sono risultate molto efficaci in habitat ad alta densità di orsi. Ci sono zone però dove i grizzly stanno tornando e gli abitanti delle valli non sono abituati a condividere gli spazi. Il livello di tolleranza nei confronti della specie inizia a vacillare. Per coinvolgere i residenti e mantenere alti livelli di tolleranza il programma Bear Smart communities attua un progetto di informazione ed educazione, a volte andando di porta in porta per parlare con le persone e offrire un supporto.

© Chiara Baù

Una divertente digressione sulla gestione orsi
In merito alla gestione degli orsi ritengo doveroso e interessante segnalare una notizia incoraggiante che riguarda un apicoltore turco, Ibrahim Sedef, il quale si è trovato ad affrontare un problema complesso: gli orsi della sua zona gli rubavano il miele, distruggendo gli alveari. Invece di reagire con misure drastiche, Ibrahim ha deciso di usare diplomazia e amore per il suo lavoro, e lo ha fatto trasformando gli orsi in veri e propri assaggiatori notturni, visto che gli orsi comparivano prevalentemente di notte.

Ha così preparato ogni notte una selezione di mieli, versati in una serie di ciotole, una tecnica che si è rivelata efficace: attratti dalle ciotole, gli orsi hanno smesso di danneggiare gli alveari. Inoltre Ibrahim ha scoperto che gli orsi avevano un palato raffinato con una chiara preferenza per il miele più pregiato. Una soluzione creativa quella di Ibrahim che dimostra come a volte sia meglio collaborare con la natura, piuttosto che opporsi.

I veri custodi siamo noi
Al Khutzeymateen Bear sanctuary gli orsi non sono in pericolo ma sono più di un milione in tutto il mondo le specie animali e vegetali che rischiano l’estinzione a causa di improvvide azioni umane. La crisi della biodiversità è un problema che riguarda tutti perchè biodiversità significa ecosistemi che funzionano e che quindi garantiscono le risorse necessarie per la nostra esistenza anche perché siamo parte integrante della natura. Tutelare la selvaticità di un’area significa soprattutto riconoscere i diritti e la cultura dei popoli nativi. Molte comunità indigene hanno nelle loro stesse culture l’obiettivo di mantenere le risorse naturali di cui si sentono parte integrante. Ma è un dovere per ognuno di noi essere sempre all’erta e magari alzarci in piedi come fanno gli orsi, pronti a trovare continue soluzioni e a prevenire problemi che potranno minacciare la natura.

Le giornate nella valle degli orsi continuano con avvistamenti continui. Gli orsi custodiscono tutti i miei pensieri ma tornata in Italia sarò io a custodire loro, raccontando quanto sia importante preservare le popolazioni di orsi in tutto il mondo. Viaggiare è anche un modo per sperare.

© Chiara Baù

L’Io selvatico
Mi addormento, cullata dall’acqua del fiordo che fa ondeggiare il lodge. In ognuno di noi c’è un nucleo selvatico, risiede appena sotto la pelle, a volte per tutta la vita, a volte irrompendo come forza prorompente fuori dagli argini di una moralità stucchevole e non autentica; annienta tutto ciò che incontra al suo passaggio, per permetterci di ritrovare la sua purezza originaria, il luogo dove collocare nuovi sogni e una nuova speranza.

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