Come l’umanità sta plastificando il Continente Blu

La denuncia del biologo Danilo Zagaria nel saggio “In alto mare”: una distesa sempre più acida e più calda.

Come l’umanità sta plastificando il Continente Blu
di Mauro Garfalo
(pubblicato su lastampa.it/tuttoscienze il 21 dicembre 2022)

Settemila 200 confezioni di animaletti colorati in plastica si riversano in mare: è il 10 gennaio del 1992, quando si spargono ai quattro angoli del globo. È uno dei molti esempi di come gli esseri umani abbiano compromesso il proprio habitat, ferendo il Pianeta, inquinandolo.

©Richard Carey – stock.adobe.com 

A lanciare l’ennesimo allarme è Danilo Zagaria nel libro In alto mare (add editore, €16). Tra gli ospiti del Food & Science Festival di Mantova, Zagaria, che è biologo, parte dal termine ecologia: non è lo studio di una natura “estranea all’uomo” – sottolinea – piuttosto siamo noi. E gli umani sono come il mare, il quale “è parte della natura e sta là, lontano”. Il problema è che, spesso, dimentichiamo “di essere parte della rete ecologica planetaria di cui fanno parte le coste, i fondali, le spiagge, le barriere coralline, il vasto mare aperto. Tendiamo a pensare che i problemi dei mari restino lì e non facciano danni e invece, “quando il mare cambia, anche noi ne subiamo le conseguenze, a volte in modo drammatico”.

La plastica, per il biologo, racconta una realtà “weird”, termine mutuato da una delle più brillanti menti dell’accelerazionismo inglese: “Il filosofo Mark Fisher usava il termine weird, traducibile con “strano” o “bizzarro”, per indicare gli episodi che in una storia ci fanno esclamare: “Quanto è assurda questa cosa?”. Mi pare che sia la stessa reazione che abbiamo quando leggiamo di sacchetti di plastica ritrovati sui fondali della Fossa delle Marianne, a 11 mila metri di profondità, o vediamo la foto di un cavalluccio marino avvolto dal cotton fioc. Sono visioni bizzarre, testimonianze di un mondo che stiamo alterando, spesso a nostra insaputa. Un disastro a cui porremo fine, come mi raccontò l’esperta di plastica Nathalie Gontard, solo quando smetteremo di produrre plastiche e passeremo a quelle non derivate dal petrolio e facilmente compostabili”.

In alto mare si inserisce nel più ampio quadro della narrativa ambientale ai tempi dell’Antropocene. L’emergenza climatica è sotto gli occhi di tutti: “Le storie sono lo strumento di comunicazione più efficace di cui si serve la nostra specie” e per Zagaria le storie coinvolgono, animano, risvegliano coscienze. “Sebbene la situazione stia cambiando, sento ancora un grande silenzio. Il romanziere Amitav Ghosh se lo domanda da anni: ‘Dove sono le grandi storie sulla crisi climatica?‘. Il problema è che le storie spesso parlano di altri esseri umani, mentre oggi chiedono voce animali, funghi, fiumi, ghiacciai, rocce e foreste”. È la grande sfida narrativa di questo secolo: “Si dovrebbe partire dal concetto di alterità, soprattutto non umana, e dalla sperimentazione”.

Il surriscaldamento globale nei prossimi anni sarà uno dei principali snodi degli assetti geopolitici mondiali. “I rapporti scientifici che arrivano dall’Artico sono chiari: la regione si sta riscaldando più in fretta di altre. L’estensione del ghiaccio sul Mar Glaciale Artico si riduce di anno in anno. Sono pessime notizie, ma da un punto di vista geopolitico… un Artico più blu è più accessibile, più sfruttabile, più navigabile. Lo sanno bene Stati Uniti, Cina e Russia”. Queste inedite condizioni “faciliteranno l’apertura di nuove rotte commerciali, accorciando la durata dei viaggi e tagliando i costi”.

Quanto all’Italia, invece, “sono sicuro che nel corso di questo secolo invertiremo la rotta”. Al centro c’è il cronico ritardo del Belpaese sulla transizione ecologica. “Il punto è: quanto perderemo? A cosa saremo costretti a rinunciare? Quale sarà lo stato dei mari e degli ecosistemi? Quanti eventi estremi ci colpiranno ogni anno? Dubito che l’Italia del 2050 sarà totalmente decarbonizzata. Spero però che si sarà diffusa una “cultura del rischio” e che saremo più vigili, attenti agli effetti della crisi climatica”.

Riportando l’attenzione sui mari – conclude Zagaria – “dubito che saranno in salute. Il loro livello sarà più alto e saranno più acidi e caldi. Ma è probabile che avremo meno plastica e questo non può che essere un bene”.

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