Convivere con il predatore

E’ un allevatore il nuovo steward volontario delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese. Il suo compito? Contribuire a migliorare la coesistenza fra uomo e lupo, nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU, portando le sue conoscenze apprese sul campo e nuove idee. 

Convivere con il predatore
di Lorenzo Vay
(pubblicato su piemonteparchi.it il 13 gennaio 2022)
Foto: Archivio dell’Ente di gestione delle AAPP dell’Appennino piemontese

Amedeo Amich è pastore e conduttore dell’Azienda agricola Pra del Vó di Castelletto d’Erro (AL) nel territorio delle Langhe alessandrine-astigiane. Nel 2020 ha dato avvio, insieme alla compagna, alla sua attività di allevamento allo stato brado di pecore da carne di razza bergamasca gigante, dopo anni di esperienza in Galles come aiuto pastore e, successivamente, entrando in stretto contatto con la pastorizia transumante tipica del Piemonte.

Da sinistra: l’allevatore Amedeo Amich, il guardiaparco Paolo Tardito e la funzionaria tecnica dell’Ente Parco Iolanda Russo

Il suo gregge, composto da 120 fattrici, pascola in estate sulle colline limitrofe all’azienda e, nel periodo invernale, lungo il corso del Fiume Bormidagli animali vivono all’aperto per 365 giorni all’anno mangiando esclusivamente erba dei pascoli e dei prati del territorio, recuperando aree incolte abbandonate e contribuendo – in questo modo – alla cura del paesaggio e alla riscoperta e valorizzazione dell’antica pratica tradizionale del pascolo vagante.

Gli abbiamo fatto visita ed è stata l’occasione per farci raccontare nel dettaglio in cosa consiste il suo nuovo ruolo di steward per il parco.

I cuccioli di Brienne

Prevenzione, innanzi tutto
Nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU  Amich ha dato disponibilità a organizzare iniziative di formazione rivolte agli allevatori locali sull’uso delle reti elettrificate e l’utilizzo dei cani da guardiania.
“Ci impegniamo quotidianamente a far conoscere il funzionamento e il lavoro dei nostri cani da guardiania, elemento indispensabile della strategia di prevenzione, e a pubblicizzare la realtà pastorale che vive e lavora sul territorio, che cerca di inserirsi in un contesto naturale”, ci spiega. “Il fine è preservare il territorio e conseguentemente il fulcro della pastorizia, il pascolo. Da subito abbiamo imparato a convivere con il lupo, ormai presente nelle nostre zone, utilizzando sistemi di prevenzione come recinzioni elettrificate mobili e cani da guardianìa. In un anno di attività non abbiamo mai subito predazioni, anche se abbiamo documentato la presenza del lupo grazie alle fototrappole posizionate in accordo con le Aree Protette dell’Appennino Piemontese, e per questo possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto finora”.

Amedeo Amich ci elenca tutte le caratteristiche che, a suo parere, deve avere un “buon” cane da guardianìa e ci dice che per lui è importante che siano “selezionati” direttamente dai pastori con l’aiuto di tecnici ed esperti. Gli chiediamo soprattutto informazioni sui cani che utilizza in azienda per la protezione del bestiame. A noi, sembrano cani equilibrati: quando siamo arrivati, erano all’interno del recinto e ci hanno accolto abbaiando e mettendosi a ridosso delle reti per proteggere il gregge. All’arrivo del proprietario, si sono tranquillizzati, facendosi anche accarezzare.”Attualmente ne abbiamo tre, di razza maremmana-abruzzese, tutti provenienti da realtà pastorali simili alla nostra per cui già ‘introdotti’ fin da cuccioli al mestiere di guardiani di un gregge ovi-caprino. Sono due femmine di 2 anni che arrivano dai pascoli del Parco Orsiera-Rocciavrè e un maschio, di un anno, ottenuto tramite l’Associazione DifesAttiva e proveniente dalla Maremma Toscana.”

Per lavorare al meglio, Amedeo è in contatto con colleghi pastori allevatori in Galles, in Valle d’Aosta, in Toscana, in Lombardia, con i quali si confronta per condividere le esperienze positive e negative.
“I cani fin dalla nascita vivono a contatto con il bestiame e per questo creano istintivamente un forte attaccamento e senso di protezione; devono avere un carattere determinato e coraggioso nell’attività di guardianìa ma essere comunque docili e socievoli con l’uomo”, spiega. 

Dopo le prime chiacchiere, entriamo nel recinto insieme con il pastore e siamo in mezzo al gregge. I cani ci seguono, ci abbaiano ma non manifestano aggressività. L’unica un po’ più scontrosa è Brienne, la leader, che però ha un buon motivo per essere nervosa: ha dato alla luce da poco 7 meravigliosi cuccioli che dormono beatamente in una cuccia “mobile”.

Amich, per farci capire quanto questi cani siano legati al loro gregge (o alla loro mandria) racconta che il giorno del parto Brienne è rimasta nella cuccia con i suoi piccoli, ma appena ha sentito che gli animali si stavano spostando è tornata “sul posto di lavoro”: per questo è stato necessario costruire una cuccia mobile, che si può spostare insieme ai recinti, e consente di portare sempre i cuccioli al seguito del gregge.

I cani da guardiania dell’allevamento di Amedeo Amich

Un’occasione di formazione sui sistemi di prevenzione 
Le Aree Protette dell’Appennino Piemontese nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU intendono attivare una rete di competenze, sia tecniche che pratiche, per poter rispondere alla crescente richiesta locale di cani da guardiania. Per questo hanno programmato, per febbraio 2022, l’organizzazione di un workshop rivolto agli allevatori dedicato ai sistemi di prevenzione (reti elettriche e cani da guardiania) con prove tecniche sul campo, in collaborazione con lo steward Amich e la partecipazione di tecnici ed esperti.

Secondo Danilo Repetto, il presidente delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese: “Nei territori montani l’allevamento ovi-caprino, sia da latte che da carne, ha una notevole importanza occupazionale, economica e di presidio del territorio e delle tradizioni e nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU, l’Appennino Piemontese è l’unico partner, ad oggi, ad avere uno steward allevatore che ha dato disponibilità per formare sull’uso dei sistemi di prevenzione, su quali reti elettrificate e cani da guardiania utilizzare: tutto basato sulla propria esperienza sul campo. La sua collaborazione nel progetto, totalmente volontaria, è molto importante per promuovere e valorizzare le esperienze e i punti di vista degli allevatori del territorio al fine di elaborare modelli di coesistenza fra lupo e uomo. L’Ente parco è disponibile in qualsiasi momento ad ascoltare quelli che sono i consigli e le proposte che arrivano dagli operatori dell’Appennino Piemontese per poter discutere, a livello locale eregionale, le istanze del territorio per una gestione ottimale dell’interazione tra attività zootecniche e il lupo”. 

Pecore dell’allevamento di Amedeo Amich

Il direttore Andrea De Giovanni aggiunge: “L’ente ha già attivato quattro accordi di stewardship: oltre a quello con Amich, quelli con l’Ente del terzo settore “La Montanina” di Sezzadio, l’Associazione La Ventura di Ponzone e lo Studio Tecnico “BorberAmbiente” di Cabella Ligure. Le collaborazioni avranno una durata analoga a quella del progetto Life WolfAlps EU, quindi fino a settembre 2024, e saranno dedicate alle attività di informazione e formazione con la proposta di progetti anche indirizzati alle scuole, l’organizzazione di incontri rivolti al pubblico, escursioni tematiche e workshop di approfondimento. Gli steward saranno inoltre coinvolti nell’ambito del Network provinciale di monitoraggio per il controllo dei transetti per il rilievo dei segni di presenza del lupo e la raccolta di segnalazioni sul territorio. Avranno infine il compito di collaborare alla promozione di dati, report, notizie, eventi, articoli relativi al progetto Life WolfAlps EU per garantire la massima divulgazione delle informazioni sul lupo in provincia di Alessandria.”

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