Considerata una forma di produzione pulita, in realtà è altamente impattante sul territorio: tremila impianti alpini stanno distruggendo i torrenti.
Piccolo idroelettrico, grandi disastri
(ha senso depauperare i fiumi per pochi watt?)
di Fabio Balocco
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 7 agosto 2026)
Quando il liberismo spinto di quell’Unione Europea (che solo i gonzi possono amare) volle la privatizzazione della produzione di energia elettrica era facile prevedere i disastri che questa avrebbe comportato. Era facile prevedere che questi nuovi impianti si sarebbero semplicemente sommati a quelli da fonti fossili e che avrebbero creato nuovi impatti sul territorio, visto che nessuna opera umana è senza conseguenze. Ma c’è un tipo di produzione in particolare che ha effetti deleteri e che tuttavia non vede particolari azioni di contrasto da parte delle popolazioni locali, come avviene ad esempio per l’eolico. Anzi. Parlo qui del piccolo idroelettrico, liberalizzato da uno dei tanti governi Andreotti nel 1991.
Cosa significa “piccolo idroelettrico”? Significa incanalare l’acqua di un torrente e recapitarla, dopo un percorso più o meno lungo, in una centrale dove il flusso viene trasformato in energia. Considerata una forma di produzione pulita, in realtà è altamente impattante sul territorio sia a causa delle opere di presa e produzione, sia perché spesso e volentieri il corso d’acqua è trasformato in un rigagnolo, alla faccia del deflusso minimo vitale che dovrebbe essere garantito ma che nessuno controlla. Per una volta, piccolo non è bello. E comunque non è piccolo il numero degli impianti: circa 3.000 (tremila…) nelle nostre regioni alpine. Tremila corsi d’acqua depauperati, spesso ridotti a rivoli insignificanti, magari per produrre una manciata di watt: ha senso?
Esemplare in proposito il racconto di Elisa Cozzarini Radici liquide. Ma torno a quell’”anzi” di cui sopra. Nel senso che spesso questi piccoli, deleteri impianti sono graditi dalle comunità alpine che ne ricavano una manciata di euro all’anno, che, per piccoli comuni montani, è certamente qualcosa, ma, domanda: vale la pena sacrificare un bene naturalistico integro quando buona parte degli introiti di quel luogo deriva da un turismo che proprio quello cerca, l’integrità del territorio?
L’ultimo esempio in Piemonte, provincia di Torino, una delle tre valli di Lanzo, la Val d’Ala, con al fondo quel gioiello che è il Pian della Mussa. Comune di Balme. Qui è prevista la realizzazione dell’impianto idroelettrico denominato “Ciavanette”, promosso dalla società Alpen 2.0 S.r.l. (già Maira S.p.A., facente parte del colosso IREN) destinato a utilizzare le acque del torrente Stura di Ala nel tratto compreso tra il Pian della Mussa e il capoluogo comunale, per una potenza di 3,8 MW (quindi addirittura superiore ai 3MW). Il che significa che il torrente che attualmente scorre integro sarà in buona parte intubato ed il comune perderà una delle sue bellezze. Del resto non c’è di che stupirsi. Il comune di Balme a suo tempo si fece una nomea di comune attento all’ambiente per aver detto no all’eliski. Peccato che in seguito licenziò una pista (che cancellò una mulattiera storica) perfettamente inutile per raggiungere il Pian della Mussa e all’inizio dello stesso, volle la famosa panchina gigante, quindi non stupisce che oggi per un po’ di soldi accetti la colonizzazione dell’impresa idroelettrica che lo priverà dell’integrità del torrente.
A margine. Negli anni 90 la Cipra International denunciò che circa il 90% dei corsi d’acqua delle Alpi non aveva più caratteri di naturalità. Da allora molta meno acqua è passata sotto i ponti…




Se almeno queste centraline fossero opere pubbliche, o servissero comunità energetiche, il danno sarebbe un po’ alleviato. Perdiamo un tratto di torrente ma guadagniamo energia elettrica gratuita o quasi. Chi vive in montagna ne avrebbe un bel sostegno.
Invece sono tutte concessioni private. Una centralina da 1MW costa circa 40.000 euro l’anno di concessione e ne rende 300-400.000 di energia. Si capisce che ne abbiano costruite ovunque. Quello che non si capisce è perché regalare una risorsa pubblica ai privati.
Questa è una forma subdola di danno ambientale che la gente scambia per ecologicamente accettabile , perchè a emissioni zero.
Chi ha pratica di torrenti invece sa benissimo che oltre gli slogan sull’energia verde abbiamo torrenti semiprosciugati ed ambienti distrutti.
Al danno ambientale permanente si somma il fatto che queste microcaptazioni hanno una produzione risibile , e spesso a totale beneficio di un privato , a cui viene asservito un ambiente.
Rispetto all’impatto visivo delle pale eoliche siamo uno o due ordini di grandezza peggio , perchè qui distruggi proprio un ecosistema.
Ennesimo esponente del “no” per partito preso, nonché della semplificazione bianco/nero che tanto male fa alla capacità di ragionamento, già in caduta libera nel nostro disgraziato paese. Esistono attività umane non impattanti? No. Almeno – questo bisognerebbe dirlo – l’idroelettrico non inquina (tanto) per produrre energia: non è poco. Petrolio no, gas no, rigassificatori no, oleodotti no, figurarsi il nucleare… poco tempo fa è comparso l’immancabile articolo su “l’eolico non lo vogliamo”… eppure scommetto che l’ottimo Balocco vuole la sua macchina funzionante, il suo Mac carico, il suo Iphone in piena efficienza; forse non conosce il proverbio della botte piena e della moglie ubriaca? Da personaggi come Balocco esigiamo coerenza assoluta: via macchina, Iphone e Mac, via elettricità in casa, via vestiti tecnici, via tutto. Che torni a vivere nelle caverne come ai bei tempi della decrescita felice. Se non vuole farlo, almeno non scriva (o non in modo da mostrare la sua assoluta incoerenza).
Era da tanto che non leggevo parole in libertà così prive di senso logico. Una precisazione l’ acqua prelevata dal fiume non subisce nessuna trasformazione fisica e al 100 % ritorna nello stesso fiume. E guardalo ogni tanto qualche video sull’argomento. Prima di sparare min…te.