Danimarca in testa, Repubblica Ceca ultima

A descrivere questo quadro è il rapporto dell’Eurostat relativo proprio alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito nei Paesi Ue.

Danimarca in testa, Repubblica Ceca ultima
(per l’energia rinnovabile in Europa)
di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)
(pubblicato su ilsole24ore.com il 12 maggio 2025)
* Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

Quasi la metà dell’elettricità generata nell’Ue nel 2024 proveniva da fonti di energia rinnovabile. E in questo panorama, a primeggiare è la Danimarca, mentre all’ultimo posto si posiziona la Repubblica Ceca. A descrivere questo quadro è il rapporto dell’Eurostat relativo proprio alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito nei Paesi Ue. L’88,4% dell’energia prodotta in Danimarca è generata principalmente dal vento. C’è poi il Portogallo che ha una produzione da rinnovabili pari all’87,5% grazie alla somma tra eolico e idroelettrico. Al terzo posto la Croazia con una percentuale del 73,7% «per lo più idroelettrico».

Eolico e idroelettrico valgono oltre 2/3
«L’energia eolica e idroelettrica rappresentano più di due terzi dell’elettricità totale generata da fonti rinnovabili (rispettivamente 39,1% e 29,9%) – si legge nella nota di Eurostat -. Il restante terzo dell’elettricità proveniva dal solare (22,4%), dai combustibili combustibili (8,1%) e solo circa lo 0,5% dall’energia geotermica». Le quote più basse di energie rinnovabili sono state registrate in Lussemburgo (5,1%), Malta (15,1%) e Repubblica Ceca (15,9%). In mezzo alla classifica c’è l’Italia che non raggiunge il 60%.

Nell’arco di 19 anni (dal 2004 al 2023) la quota di energia rinnovabile è quasi triplicata. «L’Ue ha raggiunto una quota del 24,5% del suo consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili nel 2023, circa 1,5 punti percentuali superiore rispetto al 2022 e quasi 3 volte superiore rispetto al 2004 (9,6%) – si legge nella nota di Eurostat – La direttiva UE 2023/2413 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili ha rivisto verso l’alto l’obiettivo dell’UE per le energie rinnovabili del 2030 dal 32% al 42,5% (con l’obiettivo di aumentarlo al 45%)».

Il quadro italiano
In Italia, secondo le rilevazioni di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, le fonti rinnovabili «hanno registrato il dato più alto di sempre di copertura della domanda, pari al 41,2% (rispetto al 37,1% del 2023)». «Il valore – aggiunge – è in aumento grazie al contributo positivo, in particolare, della produzione idroelettrica e fotovoltaica». A livello territoriale la variazione della domanda elettrica è risultata ovunque in aumento: +2,2% al Nord, +2,3% al Centro e +2,1% al Sud e nelle Isole.

Relativamente all’offerta, scrive Terna a gennaio, «nel 2024 si è registrata una crescita rilevante della produzione rinnovabile (+13,4%) e una lieve flessione del saldo netto con l’estero (-0,5%), come conseguenza di un forte aumento dell’export (+47,9% rispetto al 2023) e di uno più modesto dell’import (+2,4%)».

Aumenta la produzione netta
Nel dettaglio, «la domanda di energia elettrica italiana nel 2024 è stata soddisfatta per l’83,7% con produzione nazionale e per la quota restante (16,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero». Non solo: «La produzione nazionale netta (264 miliardi di kWh) è in aumento del 2,7% rispetto al 2023 con la seguente articolazione per fonti – spiega la nota -: crescita a due cifre della produzione idroelettrica (+30,4%) e fotovoltaica (+19,3%), che nel 2024 ha raggiunto il record storico arrivando a superare i 36 TWh. In flessione la fonte eolica (-5,6%) e geotermica (-0,8%). In calo rispetto al 2023 anche la fonte termica (-6,2%): in tale contesto si distingue la forte riduzione della produzione a carbone (-71%), ormai sostanzialmente azzerata a eccezione della Sardegna, cui corrisponde una riduzione delle emissioni di CO2 stimabile in oltre 8 Mt».

Energia verde protagonista in Lituania: produzione in forte crescita nel 2024
Nel 2024, la Lituania ha segnato un traguardo storico nel settore dell’energia elettrica: la produzione domestica è cresciuta del 37% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quasi 8 terawattora (7,761 TWh). Per la prima volta dalla chiusura della centrale nucleare di Ignalina nel 2009, il Paese ha coperto con la produzione interna il 63% della domanda totale. A guidare questo cambiamento è stato il massiccio incremento della generazione da fonti rinnovabili, che ha rappresentato quasi il 70% dell’intera produzione elettrica. Secondo Litgrid, il gestore della rete di trasmissione lituana, il contributo delle centrali solari è più che raddoppiato (+101%), mentre quello dell’eolico è aumentato del 38,3%, con una crescita assoluta di quasi 1 TWh.

La spinta delle rinnovabili non ha solo rafforzato l’autosufficienza energetica, ma ha anche inciso sensibilmente sui prezzi. Nella settimana tra il 28 aprile e il 4 maggio 2025, la Lituania ha soddisfatto il 100% del proprio fabbisogno elettrico attraverso la produzione interna, grazie a una forte generazione eolica. Questo surplus ha permesso al Paese di esportare energia verso Lettonia, Svezia e Polonia. Secondo l’Agenzia per l’Energia lituana, i prezzi all’ingrosso sono crollati del 39%, attestandosi a 57,6 €/MWh – il valore più basso tra gli Stati baltici. La transizione energetica del Paese baltico si conferma quindi non solo un successo ambientale, ma anche un vantaggio economico tangibile.

Ultim’ora di geografia
a cura della Redazione di ultimora.zanichelli.it
(pubblicato su ultimora.zanichelli.it il 23 marzo 2026)

La costanza nella costruzione di impianti di energia rinnovabile, in particolare eolici, ha reso la Danimarca un esempio virtuoso di progressiva decarbonizzazione, cioè del passaggio dai combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone) alle fonti di energia alternative. Grazie alla grande disponibilità di aree battute da venti forti e costanti, nel 2024 questo paese dell’Europa settentrionale ha prodotto il 58% del proprio fabbisogno di energia elettrica attraverso oltre 6000 turbine eoliche, mentre le fonti fossili (carbone e petrolio) contano solo per il 5%.

(Serban Bogdan / Shutterstock)

Le turbine danesi sono state installate sia sulla terraferma sia in mare, nei pressi o al largo delle coste del paese, dove è minore l’impatto sul territorio e sui cittadini (in particolare a causa del rumore). La Danimarca è stata il primo paese al mondo a ospitare un impianto eolico al largo (offshore wind farm), quello di Vindeby, inaugurato nel 1991 (e oggi non più in funzione).

Le fonti dell’energia elettrica della Danimarca. (International Energy Agency)
Andamento della produzione di energia elettrica per le diverse fonti in Danimarca dal 2000. (International Energy Agency)

L’isola energetica di Bornholm
La Danimarca ha in programma di espandere ancora di più il numero dei parchi eolici. Per renderne più efficiente la gestione, sta sviluppando, in cooperazione con la Germania, un progetto per connettere tra di loro diversi impianti eolici in mare. L’isola danese di Bornholm, nel mar Baltico, diventerebbe dunque lo snodo verso cui convergerebbero le linee elettriche provenienti da diversi parchi di turbine eoliche. A Bornholm l’energia elettrica verrebbe poi convertita ad alta tensione per essere redistribuita alle reti elettriche danese (collegandosi all’isola di Sjælland, dove sorge Copenaghen) e tedesca (nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore).

Il progetto deve ancora essere definito nei particolari e i lavori non sono ancora cominciati, ma nel gennaio 2026 la prima ministra danese Mette Frederiksen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno stretto un accordo per procedere con il programma.

Ulteriori sviluppi
La Danimarca ha preso in considerazione un’altra isola da destinare a uno scopo simile. Si tratterebbe in questo caso di un’isola artificiale, da costruire nel mare del Nord per connettere alcuni parchi eolici da realizzare in quest’area. Nonostante, però, il governo danese dichiari di avere l’intenzione di continuare su questa strada, l’aumento dei costi (50 miliardi di corone danesi, pari a quasi 7 miliardi di euro) ha portato nel 2023 alla decisione di posporre il progetto. Ma l’instabilità del mercato di gas e petrolio – dovuta anche alle guerre purtroppo in corso – rende il progetto di stringente attualità.

Un eventuale sviluppo delle isole energetiche è quello di usare parte dell’energia elettrica generata dalle turbine per produrre idrogeno tramite l’elettrolisi dell’acqua (facendo quindi passare una corrente elettrica nell’acqua per separare idrogeno e ossigeno), che poi potrebbe essere pompato con un gasdotto verso il continente e usato come combustibile “verde”.

Questi progetti dovrebbero rafforzare la politica energetica della UE (il Green Deal) in un periodo in cui i nazionalismi stanno cercando di rallentare, se non bloccare, questo percorso.

Al North Sea Summit ad Amburgo del 26 gennaio 2026 è stato raggiunto un accordo tra Danimarca e Germania sulla divisione dei costi per la realizzazione del progetto. (Presse- und Informationsamt der Bundesregierung).
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