48 ore a Wellington

48 ore a Wellington
(la capitale della Nuova Zelanda)
di Marco Moretti
(pubblicato su lastampa.it 20 agosto 2026)
Foto di Marco Moretti

La Nuova Zelanda è il Paese più sicuro del mondo secondo il Global Peace Index 2026. È secondo solo all’Islanda, l’isola artica con appena 402.000 abitanti. Mentre la nazione oceanica ne conta ben 5.300.000 divisi in due isole su un territorio poco più piccolo dell’Italia. Precipitato agli antipodi, lontano dai conflitti, tra i meno militarizzati, con tassi di criminalità minimi (in diverse zone rurali non ci sono nemmeno serrature alle porte), la Nuova Zelanda vanta un invidiabile stile di vita all’aperto e una sfilza di record ambientali e sociali che l’hanno spesso messa sul podio della civiltà.

Wellington

Creata da una élite del colonialismo, allevatori britannici che si spostarono per libera scelta, dopo che Londra aveva aggirato la nativa popolazione maori con il trattato di Waitangi (1840), la Nuova Zelanda fu la culla del Welfare: nel 1893 fu il primo Paese del mondo a concedere il voto politico alle donne (dal 1886 votavano alle elezioni comunali), nel 1896 fu il primo a dare la pensione di vecchiaia, seguita dall’assistenza sanitaria pubblica. Paesaggi incontaminati tra vulcani, fiordi e foreste pluviali temperate la mettono tra i primi posti per la qualità della vita frutto di coscienza ambientale ed buon livello di istruzione. Ciò nonostante l’isolamento geografico da anni pesi sulla sua economia in crisi. Non è il Paese più ecologico del mondo a causa delle emissioni prodotte dalle sue immense greggi e mandrie bovine. E anche se negli ultimi anni registra un deficit migratorio verso la vicina e prospera Australia (a 4 ore di aereo), è sempre in testa alla graduatoria di chi sogna un cambio radicale della vita.

Wellington, centro

Wellington, la sua capitale, seconda città per abitanti (431.000 nell’area metropolitana) dopo Auckland, è appoggiata sulla punta più meridionale dell’Isola del Nord (la più popolosa) e affacciata sullo Stretto di Cook che separa in due il Paese. È una città sinuosa, costruita su diverse colline: ciascuna è un quartiere. Altri rioni sono incastonati nelle baie che formano il frastagliato golfo attorno a cui è si sviluppa la città. Come Island Bay, il sobborgo dove a inizio Novecento s’installarono 3000 migranti italiani fondando una comunità di pescatori: oggi, a differenza dell’Australia, sono pochissimi i nostri connazionali che vivono in Nuova Zelanda.

Primo giorno
«Non posso descrivere quanto sono grata di conoscere così bene Wellington, e di poterci vagabondare» scrisse Katherine Mansfield, la sua figlia più famosa. Oltre un secolo dopo, la considerazione della scrittrice è ancora valida. Wellington, rilassata con una vita tranquilla, sembra fatta apposta per passeggiare. Dimensione urbana e natura s’intrecciano di continuo. Il mare, una piccola striscia dietro i moli con i grattacieli e i negozi del centro, e subito, ripidissime e verdi, le colline punteggiate di casette di legno bianco. Lasciate le poche vie trafficate del centro, si vagabonda da un quartiere all’altro. Si può attraversare la città da un capo all’altro seguendo i sentieri, quasi fosse un parco naturale. Si ha l’impressione che qui la gente sia sempre pronta a cominciare una partita o un allenamento. Anche d’inverno, quando piove e tira vento, s’incontrano giovani in short, giacca a vento e sandaletti di gomma, che arrampicano in bici su colline verticali o scendono a rotta di collo, diretti all’università o in ufficio.

Wellington, casa di Katherine Mansfield

Trekking urbano top è la Southern Walkway (10,6 km): dal centro, via Oriental Bay, arrampica nel bosco fino al panoramico Mount Victoria, prosegue per Newtown e Melrose, scendere a Island Bay. Meno impegnativo il percorso costiero (9 km) Evans Bay-Kilbirnie-Lyall Bay: tra porto, spiagge, marina degli yacht, pescatori, moli e surfisti di Lyall Bay.

La capitale fu spostata da Auckland a Wellington nel 1865 dopo il flusso migratorio verso South Island, dov’era stato scoperto l’oro. La città si sviluppò attorno a Port Nicholson, il cratere allagato di un vulcano estinto, dove partono i traghetti per Picton (South Island). Oggi è una città multiculturale con una folta popolazione maori e decine di migliaia di polinesiani immigrati da Samoa, Tonga e Isole Cook. Si scopre la loro cultura al Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa, il principale del Paese con collezioni di arte maori e polinesiana: canoe transoceaniche, sculture in legno e intarsi in giada, meeting house decorate; tiki (statue lignee) con occhi di madreperla. Una sezione antropologica sui popoli del Pacifico: miniature di diversi modelli di canoe, strumenti di navigazione e pesca, armi, oggetti in legno, decorazioni e gioielli di conchiglie, piume, denti, ossa, guscio di tartaruga. Una sezione dedicata all’ambiente della Nuova Zelanda. E una galleria di pittori neozelandesi dal 1860 a oggi.

Wellington, cremagliera

Secondo giorno
A nord di Lambton Quay si trova l’antico palazzo del governo, è uno dei maggiori edifici in legno del mondo, costruito sul modello di Westminster. È davanti all’avveniristico Nuovo Parlamento, detto l’Alveare. A pochi passi c’è la neogotica chiesa di Saint Paul’s, costruita nel 1864 con l’interno in legno.

I Botanic Gardens li si raggiunge con il trenino a cremagliera, per passeggiare tra aiuole e sentieri nel bosco sui due versanti della collina. Da qui si raggiunge a piedi Tinakori Road, dove si trovano alcune dimore vittoriane e la casa in un cui visse Katherine Mansfield. La Casa Museo votata alla scrittrice: si visitano salotto con il pianoforte, sala da pranzo, camera delle ragazze e una sala con l’esposizione biografica su vita e opere.

Allo Zoo c’è una casa notturna per kiwi e altri esemplari di fauna locale. Ma i kiwi (l’uccello simbolo della Nuova Zelanda che dà anche il nome ai suoi abitanti) li si vede liberi nella zona di Makara (11 km dal centro) dove sono stati reintrodotti nel 2022 dal Capital Kiwi Project.

Wellington, costolette di agnello

Cena
L’agnello, in tutte le salse, domina la cucina locale. Dal mare arrivano in tavola cozze verdi, ostriche, crayfish e una varietà di pesci. Ci sono ristoranti di tutto il modo. Il pub è un cardine culturale: i neozelandesi sono tra i maggiori bevitori di birra. I counter meals dei pub (piatti di carne e pesce fritto) sono la soluzione più economica, insieme ai ristoranti asiatici. Il più quotato indirizzo di mare è Ortega Fish Shack, una stella Michelin, ottimi prodotti locali, vini neozelandesi, adatto a portafogli generosi.

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