Il Sentiero dei Cacciatori – 2

di Beppe Ley
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com l’11 novembre 2020)

Superata la prima dorsale del Monte Rosso, si incontra una breve pietraia e poi un’ascendente scalinata in pietra da dove è possibile intravedere, volgendo lo sguardo nel fondovalle, il rio Crosiasse che scorre a fianco del sentiero 241. Il tratto successivo, circa 20 minuti di marcia agevole su un’estesa pietraia, permette di guadagnare il colletto a quota 1428 metri (1h30’ dalla quota 1500 m) che scavalca la seconda dorsale, per poi proseguire in discesa verso est, con pendenza più decisa, sul versante sud del Monte Rosso che digrada nel fondovalle della Val d’Ala, incontrando il villaggio di Bracchiello. Da questo valico il panorama guadagna in profondità, potendo anche scorgere il fondovalle della Val d’Ala, dove scorre il torrente Stura, e la bassa Val di Lanzo con il santuario di Sant’Ignazio 970 m all’orizzonte.

La pietraia dopo il punto panoramico.
Scalinata in pietra
Il fondovalle del Vallone di Crosiasse su cui scorre l’omonimo rio
Sul versante est del Monte Plù (ovvero la destra orografica del Vallone di Crosiasse), con lo zoom al massimo si nota il percorso della vì dla lòbia che attraversa ripidi pendii pietrosi e franosi. Cliccando sull’immagine potete vedere un esempio di come i vecchi montanari rendevano camminabili questi terreni instabili.
Il colletto a 1428 m. Da qui la traccia entra in Val d’Ala e diventa più ripida, piegando progressivamente verso est.
Panorama sulla Val d’Ala (verso sud-ovest) dal colletto. La montagna imbiancata in alto a destra (in lontananza) è la Croce Rossa 3566 m, situata sul confine con l’Alta Moriana (Savoia).

Se dal punto di sosta il tragitto è diventato via via più roccioso e con rada vegetazione, da qui in poi si entra in una zona boscata non particolarmente fitta, con attraversamento di qualche breve pietraia. Troviamo anche dei bolli rossi ad intervalli abbastanza ristretti. Alcuni sono visibili facilmente, altri invece sono un po’ sbiaditi oppure posizionati paralleli al sentiero, sulla corteccia degli alberi, quindi osservabili solo all’ultimo. Scorgere delle tacche ci conforta parecchio in quanto sono una conferma del percorso che ci indica il GPS. In certi punti, mano a mano che perdiamo quota, il percorso risulta invaso dalla vegetazione ma mai così tanto da compromettere la direzione di marcia. Alcune volte è necessario compiere brevi deviazioni dalla traccia del GPS, ma si rientra sempre facilmente sul giusto percorso. A mezz’ora circa dal colletto (1300 m; 2h dalla quota 1500 a Pian Peccio) si attraversa una zona di ciuffi d’erba molto alti dove il sentiero tende a scomparire. Si supera una nuova pietraia, con marcia agevole, al termine della quale ci attende un magnifico bosco in veste autunnale che sovrasta Case Belfè (1220 m; 1h dal colletto;  2h30’ dalla quota 1500). Qui la traccia piega bruscamente a sud per compiere in dieci minuti il tratto finale (rari bolli) che ci condurrà a Case Belfè 1161 m, dove troviamo la carrareccia che in circa un’ora di cammino porta a Bracchiello (cartelli indicatori e bolli bianco rossi), concludendo così il nostro giro ad anello (3h30’ dalla quota 1500 metri: 5h30’ dalla partenza).

Dopo il colletto il sentiero entra in Val d’Ala attraversando aree boscate non fitte.
Pietraie sul versante della Val d’Ala
Dal colletto, in discesa verso Case Belfè, si rinvengono delle tacche rosse.
Il tratto con erba alta dove la traccia tende a scomparire.
L’ultima pietraia prima del bosco sovrastante Case Belfè il cui pianoro, attraversato dalla strada sterrata che arriva da Bracchiello, si vede in basso a destra.
Il bosco sovrastante Case Belfè 1160 m
Case Belfè
Rientrando a Bracchiello sulla carrareccia (1 h circa da Case Belfè).

Giro ad anello escursionistico Bracchiello 890 m – Pian Peccio 1500 m – Sentiero dei Cacciatori – Case Belfè 1160 m – Bracchiello (Val d’Ala, Valli di Lanzo)

Note: il tratto di percorso da quota 1500 m (Pian Peccio) fino a Case Belfè (Sentiero dei Cacciatori) richiede ottime capacità di orientamento ed è riservato ad escursionisti esperti abili ad utilizzare i dispositivi satellitari GPS (qui la traccia in formato gpx che comprende l’intero giro ad anello). Suggeriamo vivamente di fare il giro in senso orario, evitando i giorni di mercoledì e di domenica nella stagione venatoria. Sconsigliati i periodi con folta vegetazione anche per il rischio elevato di essere attaccati dalle zecche.

Partenza: Bracchiello 890 m, fraz. di Ceres.
Dislivello totale: 625 m c.
Difficoltà:
– da Bracchiello fino a Pian Peccio di sopra (sentiero 241) “E” (escursionistico);
– da Pian Peccio di sopra (quota 1500 m) a Case Belfè (Sentiero dei Cacciatori) “EE” (escursionisti esperti) con uso esperto dei dispositivi GPS soprattutto nell’orientamento su terreni senza segnaletica ufficiale del Cai-Regione Piemonte.
Qui trovate le spiegazioni delle difficoltà escursionistiche elaborate dalla Commissione Centrale per l’Escursionismo del Club Alpino Italiano.
Tempo complessivo per compiere l’intero giro ad anello: 5h30’ (escluse le soste).
Periodo consigliato: da ottobre a metà maggio, salvo nei casi di forte innevamento.
Segnavia241 con bolli bianco-rossi e cartelli fino a Pian Peccio di sopra (quota 1500 m); nessun segnavia sul Sentiero dei Cacciatori fino al colletto 1428 m; da qui in avanti tacche rosse non sempre visibili facilmente (segnaletica non ufficiale).
Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori.

Estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo). In giallo il giro ad anello qui descritto in senso orario

Ringraziamo sentitamente Marco Gozzano per il fondamentale supporto.


Dal Monte Doubia 2463 m al santuario di Santa Cristina 1340 m, a destra). Foto scattata da sud, nei pressi dalla Testa della Cialma 1620 m. Cliccare sulla foto per i dettagli.

E’ interessante notare come tutta la zona che circonda il Monte Plu (fino al santuario di Santa Cristina) sia estremamente appetibile per l’escursionismo, offrendo la possibilità di conoscere ambienti straordinari, soprattutto dal punto di vista culturale, grazie ai suoi sentieri storici. Su alcuni di essi è stata posata la segnaletica ufficiale del Cai-Regione Piemonte dai volontari del CAI di Lanzo e dalle squadre forestali della Regione Piemonte.

Di seguito un estratto della carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016 che non riporta le tracce GPS dei sentieri ritrovati negli ultimi anni:

Estratto carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016. In rosso sono riportati i sentieri a catasto e quindi dotati di segnaletica.

Qui sotto invece trovate la stessa carta precedente ma con le tracce GPS delle antiche vie riscoperte negli ultimi anni. Notare l’estesa rete di sentieri che emerge:

Estratto carta digitale Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) edizione 2016 su cui trovate le tracce GPS dei sentieri storici riscoperti negli ultimi anni (vari colori). Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.
  • blu: Vallone di Crosiasse (sentiero 241) – Fugias (attacco Cresta della Scuola) – Vieia – Monaviel (qui il post di riferimento); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale e non c’è più il ponte/passerella sul Rio Crosiasse (guado possibile solo in prolungati periodi siccitosi); traccia del 2017;
  • viola: Vieia – scalinata in pietra della vì dla lòbia (qui il post di riferimento); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; traccia del 2017;
  • blu: vì dla lòbia (scalinata in pietra – Pian Peccio di sotto) – qui il post di riferimento; ad oggi non dotato di segnaletica; traccia del 2018;
  • ciano: Pian Peccio di sotto – sentiero 241; ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; da Pian Peccio di sotto l’ideale sarebbe poter guadare il Rio Crosiasse (verso nord) per connettersi con il sentiero 241, potendo così proseguire verso l’alto Vallone di Crosiasse oppure per effettuare un giro ad anello percorrendo il Sentiero dei Cacciatori; traccia del 2019;
  • giallo: Pian Peccio di sopra – Case Belfè (Sentiero dei Cacciatori); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale; traccia del 2020;
  • verde: Bracchiello – Col Rivalsa (su sentiero storico tra Bracchiello e Monterosso, che evita la strada sterrata); ad oggi non dotato di segnaletica ufficiale nel tratto Bracchiello – Monterosso e nel tratto sentiero 260 – Col Rivalsa. Non sappiamo le condizioni del sentiero 307 nel tratto Senale – Col Rivalsa (in Val Grande); ipotizzabile un giro ad anello Ceres (o Monti di Voragno) – Santa Cristina – Senale – Col Rivalsa – Ceres (o Monti di Voragno); traccia del 2014
  • nero: Bracchiello – Monti di Voragno, sentiero 261 dotato di segnaletica ufficiale (recuperato dai volontari del Cai di Lanzo); traccia del 2018.

Un articolo, scritto col cuore, che descrive le bellezze della zona del Monaviel (sul sentiero 240)  – Veia (Vija) – scalinata della vì dla lòbia è quello di Ariela Robetto (qui il post).

Le potenzialità di quest’area sono notevoli e potrebbero incentivare soprattutto l’escursionismo primaverile o autunnale (ma anche invernale, nei periodi con scarse precipitazioni nevose), stante la relativa bassa quota delle zone attraversate da questi sentieri storici. Se poi nelle carte escursionistiche sopra esposte aggiungessimo la porzione verso Ala di Stura, allora potremmo facilmente notare che altre possibili escursioni si unirebbero alle precedenti. Una su tutte il giro del Monte Plu, ovvero Bracchiello – Colle d’Attia – Pian d’Attia – il Tourn – Monaviel – Bracchiello che però richiederebbe un punto di pernottamento in quota, per renderlo appetibile ad una maggior platea di escursionisti, e la posa di un ponte/passerella per guadare il Rio Crosiasse nei pressi di Chiampernotto, lungo il sentiero 243.

Sul fondovalle della Val d’Ala, quasi al centro della foto, si vede Bracchiello. Alla sua destra Voragno sulla cui verticale si trova il santuario di Santa Cristina. Clic sulla foto per ingrandirla.

Per molti indigeni, i sentieri non erano solo un modo per viaggiare; erano le vene e le arterie della vita culturale. Per le culture orali, il territorio era una biblioteca che raccoglieva le conoscenze di botanica, zoologia, geografia, etimologia, etica, genealogia, spiritualità, cosmologia ed esoterismo. Guidando le persone attraverso questo meraviglioso archivio, i sentieri divennero una ricca creazione culturale e una fonte di conoscenza. Malgrado quel sistema di saperi sia stato ampiamente inglobato nell’imperialismo e sepolto nell’asfalto, è ancora possibile individuare le tracce perlustrando le foreste. Basta sapere dove guardare (Robert Moor)”.

More from Alessandro Gogna
Sulle Dolomiti di Dino Buzzati
Cinquant’anni fa moriva l’autore del Deserto dei Tartari. Sulle Dolomiti di Dino...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.