Impariamo a camminare

Scarpe comode, zaini adeguati, mappe per orientarsi. Sono poche ma essenziali le conoscenze di cui il buon camminatore deve sempre preoccuparsi. Vediamo quali.

Impariamo a camminare
(informazioni pratiche)
di Filippo Ceragioli e Aldo Molino
(pubblicato su piemonteparchi.it il 20 maggio 2022)

Parliamo di Attrezzatura
Tra le cose che dovrebbero distinguere l’abbigliamento di chi cammina nella natura da quello di chi passeggia sotto i portici del centro cittadino, due elementi fondamentali sono le scarpe e lo zaino.

La calzatura può essere una morbida e moderna pedula, una scarpetta da skyrunning o un vecchio scarpone d’antan. Ma deve comunque avere una suola abbastanza robusta per affrontare senza troppi disagi il terreno che ci aspettiamo di trovare, ad esempio: pietraie, fango o neve residua. Inoltre, deve essere abbastanza impermeabile da resistere a un temporale sempre in agguato, anche a bassa quota.
Nelle stagioni e negli ambienti in cui il terreno si presenta fangoso, come ad esempio su alcuni itinerari collinari di Langhe e Monferrato, l’unica soluzione ragionevole sono gli stivali di gomma.

Eleborazione grafica di Stefania Serra, Centro Stampa Regione Piemonte.

Per lo zaino, la scelta è amplissima: l’ideale è averne uno piccolo da non più di 10 litri per le gite brevi e a bassa quota, e uno più grande per le escursioni più impegnative.
Il resto dell’abbigliamento dipende dalla stagione: non bisogna mai sottovalutare la rapidità con cui il tempo cambia, perché anche il meteo tende a seguire una delle ‘leggi di Murphy’ e a peggiorare nei momenti meno indicati. In montagna, quindi, dovremmo portarci nello zaino – anche d’estate – guanti e berretto di pile o di lana, una bandana, pantaloni lunghi (o sovrapantaloni impermeabili da indossare sopra i pantaloncini corti) e una giacca a vento di piumino. Tra i consigli della nonna (o dei nonni!) c’è anche quello di portare con sé una maglietta di ricambio: fermarsi a mangiare il proprio meritatissimo panino con la schiena zuppa di sudore toglie almeno metà del piacere del pasto. Per chi patisce l’eccessiva insolazione, è consigliabile avere sempre con sé una crema solare, un cappellino a visiera e/o un paio di occhiali scuri perché il tempo è astuto, e non è detto che pur partendo con il cielo velato, il sole non faccia la sua comparsa, in tutto il suo splendore, nel bel mezzo di una pietraia esposta a sud. Per la pioggia, l’ombrello è l’unica vera soluzione, specie quelli extra-large diffusi in nord-Europa.
Sono utili nello zaino anche: un piccolo pronto soccorso, un fischietto, una pila ed eventualmente un telo termico per bivacchi di emergenza. Per camminare, ormai i bastoncini telescopici sono diventati quasi un must, ma anche il tradizionale bastone di legno può darci una mano a scaricare un po’ del peso che grava sulle ginocchia e a stabilizzare il nostro passo in zone fangose o ripide.

Carte, orientamento, chiamate di emergenza
Nel numero speciale “A piedi nella natura piemontese”, gli itinerari sono descritti con un certo dettaglio e ci siamo dilungati nei tratti dove l’orientamento è più complicato. Insieme alla guida però, a eccezione degli itinerari più brevi, consigliamo di portare con sé una mappa topografica della zona, possibilmente in scala 1:25.000 o più dettagliata. Potendo scegliere, è consigliabile acquistare cartine in materiale antistrappo, perché la carta ha il difetto che se non protetta adeguatamente può divenire quasi inutilizzabile a causa di un temporale o per il sudore che dalla schiena filtra subdolamente nello zainetto. Non si tratta solo di orientamento: disponendo di una cartina siamo in grado di capire cosa ci circonda – anche dove il cellulare non ha campo! – e di verificare la possibilità di eventuali digressioni dall’itinerario proposto verso cose che più ci interessano. Ad esempio, una cascata a una decina di minuti dal percorso proposto può lasciare quasi del tutto indifferente un camminatore che invece è disposto ad allungare di tre quarti d’ora la sua gita per raggiungere una semidiroccata chiesetta romanica o un grande masso erratico.
La vecchia bussola costa poco, pesa poco, ha sempre ‘campo’ e può essere utile per orientare la cartina seguendo i punti cardinali. Quanto allo smatphone, naturalmente è bene portarlo con sé, magari in modalità aereo se si vogliono evitare per qualche ora chiamate o messaggi fastidiosi. Il GPS ormai prende un po’ dappertutto, almeno nei luoghi non troppo infossati, e può aiutarci nell’orientamento e in caso di problemi.

Il numero unico per le chiamate di emergenza è il 112, che in caso di incidente ci mette in contatto con un operatore al quale dovremo spiegare nei dettagli la natura dell’incidente, la località dove ci troviamo e la presenza di eventuali ostacoli. A volte, anche quando non c’è campo per una chiamata vocale, gli SMS o i messaggi su Whatsapp riescono a partire, e comunque è sempre consigliabile tentare di contattare una persona che possa a sua volta avvisare il 112, mettendola in grado di spiegare l’accaduto e di indirizzare i soccorsi – il più precisamente possibile – verso il luogo dell’incidente. Un consiglio generale è quello di avere sempre a disposizione un contenitore impermeabile per proteggere il cellulare se il tempo peggiora, e magari anche una energy bank, specialmente se la batteria non ha grande autonomia.

Attenzione alle zecche!
Esaurita ormai da tempo, grazie ai predatori, l’esplosione numerica della vipera nel Nord d’Italia, ormai sono rimasti in pochi coloro che si ricordano del siero antivipera che, qualche decennio fa, ogni prudente escursionista trasportava nel proprio zaino, e che probabilmente, anche in caso di necessità, si sarebbe rivelato inutile o forse addirittura dannoso. Oggi, una legittima preoccupazione di chi cammina in ambienti non troppo antropizzati, è quella per le zecche.
In Piemonte ormai la loro presenza è quasi generalizzata e come è noto la loro puntura, se non gestita correttamente, può portare malattie anche gravi come quella di Lyme o borreliosi. Come per altre attività umane potenzialmente a rischio, anche nel caso dell’escursionismo la vera alternativa all’astinenza è la riduzione del rischio. Va quindi precisato che le zecche salgono sulla vegetazione per gettarsi addosso a noi vertebrati di passaggio specialmente all’inizio della stagione calda mentre il rischio di prendersi una zecca in Piemonte durante l’inverno è pressoché nullo. Molti degli itinerari descritti in questo volume si snodano su ampi sentieri, stradine forestali o mulattiere di montagna che passano in ambienti prativi o rocciosi: anche in questi casi il rischio è molto basso, e un paio di calzettoni un po’ alti e spessi dovrebbero mettere al riparo da spiacevoli incontri.

Dove il rischio è più alto è invece in zone collinari o di bassa montagna, quando il contatto con le foglie di cespugli o l’erba alta diventa quasi inevitabile. Attraversando ambienti di questo tipo è preferibile, durante i mesi caldi, indossare pantaloni lunghi e se possibile anche maglie a manica lunga, e poi alleggerire il vestiario quando si esce dalla boscaglia. Una precauzione aggiuntiva può essere quella di cospargere le parti più esposte del proprio abbigliamento con insetticidi spray a base di piretro, innocui per l’uomo ma tossici per insetti e aracnidi. Un altro consiglio è quello di controllarsi bene una volta tornati a casa, magari mentre si fa la doccia. Nel caso trovassimo qualche ospite sgradito attaccato al nostra pelle, la cosa migliore è estrarlo subito con le apposite pinzette levazzecche, molto diffuse all’estero, che possiamo acquistare sul web ma anche in alcune farmacie o negozi per animali. La zecca infatti, quando estratta rapidamente e senza che il rostro rimanga nella pelle, ha pochissime possibilità di trasmettere infezioni, mentre questa probabilità cresce se si allunga la permanenza dell’animaletto sul nostro corpo.I

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