Non più un trend passeggero ma un segmento turistico in grande crescita (+56% in un anno, +2000% in dieci anni) che coinvolge oltre 300 mila italiani. I dati dell’indagine di Terre di Mezzo.
In Italia è boom dei Cammini
(estate a passo lento)
di Max Cassani
(pubblicato su lastampa.it il 9 giugno 2026)
Trecentomila camminatori nel 2025, in aumento del 56% sull’anno precedente. Quasi due milioni e mezzo di pernottamenti annui per un impatto economico di oltre 336 milioni di euro. Bisogna partire dai numeri per capire il boom dei Cammini in Italia, che in dieci anni ha moltiplicato per venti il numero degli appassionati, e anche degli itinerari, oggi arrivati a 250 attraverso tutto lo Stivale.
È questa la fotografia scattata dal dossier “Italia, Paese di Cammini” di Terre di Mezzo Editore. Una crescita straordinaria che si riflette direttamente sulle economie dei territori attraversati dai camminatori a passo lento: spesso aree interne o montane lontane dai grandi flussi turistici co-responsabili del famigerato overtourism. E ciò contribuisce a ridurre lo spopolamento dei borghi, a tener vive le comunità e a favorire opportunità di sviluppo sostenibile.
Dalla Via Francigena al Sentiero Italia, il turismo lento corre velocissimo. E non è più una tendenza passeggera per pochi pellegrini e appassionati di trekking, ma un segmento turistico sempre più importante, in Italia come all’estero. Solo il Cammino di Santiago, il percorso più famoso del mondo che si sviluppa tra Francia, Spagna e Portogallo, è battuto ogni anno da 530mila persone, 30mila dei quali italiane. Per dire: vent’anni fa erano un quinto e Checco Zalone non ci aveva ancora fatto un film.
Così, se una volta si chiamavano escursioni e trekking, oggi sono tutte Vie e Sentieri. Non c’è regione o territorio che non abbia i suoi Cammini, brevi o lunghi che siano: Via del Sale tra Piemonte e Liguria, Cammino di Oropa, quello Balteo in Valle d’Aosta, e poi Alte Vie, Giri e Sentieri assortiti. Senza contare festival, raduni e community online ispirate al turismo lento, che ultimamente fioriscono come il gelsomino.
Zaino in spalla e camminare. In un mondo che ci costringe a correre sempre più veloci, nella vita come sul lavoro, rallentare è diventato un atto rivoluzionario, oltre che una trasformazione del modo di viaggiare. Secondo l’indagine di Terre di Mezzo, chi sceglie di percorrere un Cammino, lo fa per almeno 7 giorni continuati, preferibilmente in compagnia degli amici (39%) o del partner (26%). Non c’è distinzione di genere o di età (oltre la metà degli slow travelers sono over 56); solo una leggera prevalenza per chi è già trekker esperto (60%), lombardo (30%) e laureato (49%).
«Camminare è un’esperienza che unisce autenticità e semplicità – ha dichiarato ad Outdoor Magazine Miriam Giovanzana, tra i fondatori di Terre di Mezzo e oggi direttrice editoriale della fiera “Fa’ la cosa giusta!” – Si viaggia con pochi vincoli, si scoprono luoghi e si vive anche una sfida personale. Ma soprattutto – ha concluso Giovanzana – camminare è un’esperienza relazionale visto che, anche partendo da soli, sul percorso da soli non si è mai».
E forse è proprio questo il segreto del successo dei Cammini. Il fatto che li possano percorrere tutti e senza abilità particolari, se non avere un minimo di preparazione fisica. Ma anche il fatto che intercettano il bisogno moderno di lentezza, socialità e riconnessione con la natura.
«Camminare nel verde è una medicina per il fisico e per la mente», dicono i medici. Lo abbiamo sperimentato tutti durante la pandemia: cala lo stress e aumentano le difese immunitarie, si regolarizza la pressione arteriosa, ha benefici anche su tasso di glicemia e colesterolo cattivo. Non solo: è un’esperienza che stimola la creatività, consente di riappropriarsi del proprio tempo e ci restituisce la giusta percezione di ciò che ci circonda: il paesaggio ma anche le persone che si incontrano lungo il cammino, con cui si condivide la fatica e si creano connessioni sempre più rare nella vita quotidiana.
Soprattutto, camminare è un’esperienza introspettiva come poche altre, che si intensifica passo dopo passo attraverso i luoghi che vengono attraversati, e non consumati come fa il turista mordi e fuggi.
A proposito di consumare: sempre secondo l’indagine di Terre di Mezzo, mentre a pranzo la maggioranza del popolo di camminatori sbocconcella un panino o qualcosa di veloce, la sera quattro persone su cinque mettono le gambe sotto il tavolo di un ristorante. Perché va bene l’esperienza e il paesaggio, ma dopo l’occhio anche la bocca vuole la sua parte.




