A 4750 metri, una sentinella dell’atmosfera sfida freddo e fulmini per misurare il clima che cambia. Un’avventura scientifica che continua la tradizione dei pionieri Vallot e Janssen.
La stazione meteo più alta d’Europa
(dieci anni tra ghiacci e tempeste)
di Daniele Cat Berro
(pubblicato su lastampa.it l’11 luglio 2025)
A pochi metri dalla vetta del Monte Bianco, su uno sperone roccioso in prossimità del Colle Major 4750 m, c’è la stazione meteorologica più alta d’Europa. L’hanno installata nel luglio 2015 i tecnici di Arpa Valle d’Aosta e dell’azienda Hortus e, nonostante le difficoltà di manutenzione e operatività dei sensori dovute alle condizioni ambientali severe e sfidanti (tempeste, minaccia di fulmini, incrostazioni di ghiaccio), funziona da un decennio trasmettendo in tempo reale informazioni preziose sullo stato dell’atmosfera ad alta quota (qui il link), soprattutto riguardo alla temperatura. Infatti i suoi dati balzano all’onore delle cronache in occasione di intense ondate di freddo o di caldo, come a fine giugno 2025, quando un potente anticiclone nord-africano ha spinto lo zero termico ben oltre i 5000 metri. Si è trattato di un evento straordinario, confermato anche dal fatto che lì, sul tetto dell’Europa occidentale, la temperatura è rimasta sopra 0°C per ben 37 ore consecutive, dalle 8 di sabato 28 giugno alle 20 di domenica 29 – l’intervallo più lungo nei dieci anni di misurazioni – con un picco massimo di 6,0°C al mezzogiorno della domenica. In altri casi la durata del periodo sopra zero è stata inferiore, ma si sono raggiunte temperature ancora più elevate, come l’11 giugno 2017, con una massima giornaliera di 11,4°C (cui probabilmente ha contribuito una calma di vento che deve aver favorito l’intiepidirsi dell’aria sopra questo isolotto roccioso perso tra i ghiacci), e il 10 agosto 2024, con una media giornaliera di 2,0°C. Quanto agli estremi di freddo, in inverno si sfiorano a volte i -40°C.

La serie di dati, decennale, è ancora troppo breve per compiere valutazioni climatologiche significative, ad esempio in merito alle tendenze della temperatura sul lungo periodo, dunque auguriamo lunga vita a questa ardita installazione in modo che, anno dopo anno, possa permettere analisi via via più robuste sui cambiamenti climatici che interessano anche (e soprattutto) le quote più alte delle Alpi.
Non è la prima volta che gli scienziati si cimentano nella misurazione delle variabili atmosferiche in vetta al Monte Bianco. Infatti a fine Ottocento presero forma pionieristiche e ambiziose esperienze che videro rivaleggiare il naturalista Joseph Vallot (1854-1925) e l’astronomo Jules César Janssen (1824-1907). Il primo installò sulla sommità una stazione meteorologica dotata di strumenti meccanici registratori nel luglio 1887, per poi concentrare gli sforzi nella realizzazione tra il 1890 e il 1892 di un vero e proprio laboratorio permanente, l’osservatorio-rifugio Vallot, a 4365 metri sulla sottostante Cresta delle Bosses, lungo la via normale francese di salita alla vetta. Presto sommerso da neve e ghiaccio, venne ricostruito nel 1898 in posizione più adeguata su roccia a pochi metri di distanza. Dopo varie vicissitudini, la struttura è tuttora operativa e, ristrutturata a cura del CNRS francese per continuare gli studi di glaciologia, medicina, chimica dell’atmosfera e meteorologia, è attualmente gestita dall’IGE – Institut des Géosciences de l’Environnement di Grenoble, affiancata da un bivacco d’emergenza per gli alpinisti.
Tornando a fine Ottocento, mentre Vallot metteva alla prova il suo neonato laboratorio, Janssen e (soprattutto) i suoi collaboratori si cimentavano nella difficile realizzazione di un osservatorio proprio sulla cima ghiacciata del Monte Bianco (oggi alta intorno a 4807 m a seconda delle nevicate, del vento e di eventuali brevi eventi di fusione, fattori che plasmano la calotta glaciale sommitale). Interpellato nientemeno che l’ingegner Gustave Eiffel (quello della ben più nota torre parigina), questi accettò di contribuire a patto di verificare la possibilità di ancorare su roccia le fondazioni dell’edificio a una profondità di non oltre 12 metri: ma l’apposito scavo di una galleria orizzontale 15 metri sotto la vetta non intercettò roccia alcuna, solo ghiaccio… ciononostante Janssen volle proseguire nel progetto, e nel 1893 la struttura fu costruita conquistando il primato, all’epoca, di osservatorio meteorologico più alto del mondo (oggi questo record spetta a una stazione operativa da pochi anni appena sotto la cima dell’Everest, a 8810 m).
In un decennio vi si svolsero cinquanta spedizioni scientifiche e, oltre all’attività di barometri, termometri e igrometri, grazie all’eccezionale trasparenza dell’aria si poterono compiere anche importanti ricerche astronomiche. Tuttavia la gloria durò poco. Come già ipotizzato anni prima da Vallot, presto la struttura venne in gran parte inghiottita dall’accumularsi del ghiaccio ma, prima che fosse irrimediabilmente compromessa, nel 1909 la sua torretta venne smontata e trasportata a Chamonix, trovando poi posto nel Musée Alpin che, attualmente in ristrutturazione, a breve riaprirà del tutto rinnovato e ampliato. La stazione meteorologica odierna, automatica e solidamente ancorata alla roccia a differenza di quella di Janssen, è dunque l’erede di queste antiche esperienze scientifiche, e – con ben altri mezzi e tecnologie – si pone in continuità con lo spirito di ricerca che animava i pionieri dell’epoca.
Nel 1893 Vallot scriveva che “bisogna essere stati bloccati dalla neve, aver sentito le mille punture dell’elettricità temporalesca, aver camminato nelle neve fresca fino al ventre in piena estate, essere stati atterrati dal vento e trascinati dalle valanghe per rendersi conto della terribile intensità dei fenomeni meteorologici alle alte quote”. Quanto meno oggi, anche senza esporsi a tante e tali furie della natura, con un click possiamo sapere che temperatura c’è lassù.
