La Valle delle Prigioni

All’inizio lo chiamavamo torrentismo, non era neppure chiaro se si fosse più sensato salire o scendere i torrenti. Poi è arrivata la versione francese con il nome anglofono canyoning. Lo si è rapidamente esasperato: cascate roboanti, tuffi a mozzafiato, toboga rutilanti per la corrente impetuosa. Per contraltare è infine giunta la versione soft, che si tende al codificare come acquatrekking. Chiamatela come volete, purchè sia divertente e affrontabile senza troppi rischi. Permette di vedere, dall’interno, angoli di paradiso inconsueti che si trovano anche in mezzo a nazioni altamente antropizzate come l’Italia. E pensare che c’è chi va nell’altro emisfero per “vivere l’avventura”… (Carlo Crovella).

La Valle delle Prigioni
(Acquatrekking primaverile in Umbria)
di Lorenzo Calamai
(pubblicato su wildcobeach.com)

Se cercate un percorso trekking estremamente affascinante dal punto di vista naturalistico, mantenendo una connessione con il mondo di acqua dolce che caratterizza le guide weBeach, il percorso che si snoda nel Parco Naturale del Monte Cucco, sul versante umbro del massiccio che divide Umbria e Marche, nella suggestiva Valle delle Prigioni fa al caso vostro.

Si tratta di un itinerario di trekking per tutte le stagioni, ma che dà il meglio di sé in primavera, quando i boschi tornano ad essere verdi e fioriti. 

Il percorso è lungo circa 9,5 km, ha un dislivello non particolarmente impegnativo (400 m) ma rimane un’escursione di livello intermedio, che richiede un po’ di allenamento e di esperienza, soprattutto per il contesto naturale attraversato. Si raccomanda la consueta prudenza e un equipaggiamento adeguato, visto che si devono affrontare sentieri nel bosco e guadi di torrente. 

Cascatelle del Rio delle Prigioni. Foto: Raffaele Fronzi su licenza CC BY 2.0


Tutti i sentieri citati da qui in avanti sono stati comunque classificati dal CAI con difficoltà E, escursionistica. 

Il trekking della Valle delle Prigioni 
Si tratta di un anello che è possibile compiere in circa 6 ore, partendo da Coldipeccio, remota frazione non lontana da Pascelupo (PG).

Qui la strada si arresta e si può lasciare l’auto all’inizio del paese (43.405192, 12.748737), prima di inoltrarsi fra le case e imboccare il sentiero CAI 232, parte, tra l’altro, anche del Sentiero Italia.

Vista sulla Valle delle Prigioni dal Monte Motette. Foto: Il Fabrianino su licenza CC BY-SA 4.0

La contemplazione del fantastico ambiente naturale nel quale si è immersi, fra cui spiccano le praterie del cosiddetto Giardino, una zona libera dagli alberi coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa dove oggi si ammirano in primavera splendide fioriture, non rende difficile avvicinarsi a certe vibrazioni spirituali.

L’anello della Valle delle Prigioni
Esse diventano ancor più forti quando si devia verso sud imboccando il bivio per il sentiero 279, che funge da collegamento con il sentiero 231, da imboccare poi in direzione orientale per chiudere l’anello.

Valle delle Prigioni con l’Eremo di San Girolamo. Foto: Albarubescens su licenza CC BY-SA 4.0

Sia nelle vicinanze del primo che del secondo bivio, quindi ai due estremi del tratto di sentiero 279 percorso, potrete trovare fonti di acqua fresca dove riempire le vostre borracce.

Il sentiero 231 si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e entrando così nella parte più acquatica di questo trekking.

Cartografia dell’itinerario: partenza e arrivo a Coldipeccio, passando per i sentieri 232 (parte anche del Sentiero Italia (SI) e dell’Anello di Giano (AG)), 279, 231, 296 e finale sulla strada asfaltata che va da Pascelupo a Coldipeccio. Disegnato da Haciendola.com. Clicca per ingrandire.

La natura è rigogliosa e padrona del contesto, con una flora variegata e variopinta. Il punto più suggestivo di questo tratto di sentiero è il passaggio per la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe sui viandanti e che è stato evidentemente scavato nel corso dei secoli dalla forza erosiva del Rio delle Prigioni.

Strettoia della cosiddetta Scarpa del Diavolo. Foto: Il Fabrianino su licenza CC BY-SA 4.0

Successivamente si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 m, costruito per l’acquedotto. Il sentiero è angusto e buio, si passa praticamente dentro una grotta e c’è bisogno di una luce artificiale per non mettere i piedi in fallo. Il tunnel può inoltre dare un senso di claustrofobia: chi preferisse non doverlo affrontare può imboccare la via alternativa che pochi metri prima si apre sulla destra e si riunisce al sentiero principale in circa 1 km (sentiero 231B).

Poco più avanti della riunione delle due varianti del sentiero 231, seguite le indicazioni verso Pascelupo, passando sul sentiero 296. In poche centinaia di metri si attraversa il caratteristico borgo e si torna al poco lontano Coldipeccio lungo la strada asfaltata. 

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