La bici elettrica è in crisi
(frenano le vendite e i negozi specializzati)
di Barbara Crimaudo
(pubblicato su repubblica.it/motori il 25 aprile 2026)
La pedalata assistita è in salita per il mercato italiano della bicicletta, che per il secondo anno consecutivo mostra dati in discesa. L’autore della fotografia scattata è Confindustria Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori), con riferimento al 2025. A soffrire maggiormente sono i negozi specializzati che rappresentano il punto di riferimento storico per gli appassionati e il cuore pulsante dell’industria con una flessione ancora più marcata dato che le vendite di e-bike crollano del 14% mentre le bici muscolari segnano un meno 8% in un contesto che il Presidente di Ancma Mariano Roman ha definito come “uno degli anni più complessi degli ultimi tempi”, sottolineando come dietro numeri apparentemente contenuti si nasconda una sofferenza strutturale profonda.
I numeri
Analizzando i dati nel dettaglio emerge una dicotomia tra la produzione industriale e il consumo interno, poiché il segmento delle bici muscolari mostra segni di vitalità insospettabile sul fronte manifatturiero con una produzione di 1.805.000 unità in crescita del 6% e un export che raggiunge 1.042.000 pezzi, segnando un più 11% mentre l’import si riduce sensibilmente
Al contrario l’e-bike vive un momento di stallo su tutti i fronti e nel 2025 la produzione è scesa a 281.000 unità con l’export in calo del 20,7% e l’import in diminuzione del 7,8% evidenziando che se le vendite totali in Italia si fermano a 256.000 unità il dato preoccupante riguarda lo spostamento dei consumi verso la grande distribuzione organizzata e i canali online a discapito dei rivenditori professionali che garantiscono assistenza e qualità
L’anomalia delle false e-bike e una concorrenza sleale
Il vero nodo della crisi secondo Ancma non è solo congiunturale, ma strutturale dato che il mercato delle e-bike è inquinato dalla diffusione di veicoli venduti impropriamente come biciclette elettriche, ma che tecnicamente sono veri e propri ciclomotori illegali sprovvisti di ogni requisito di sicurezza.
Si tratta di mezzi dotati di motori sovradimensionati capaci di superare i 25 km/h previsti dalla legge, spesso muniti di acceleratore manuale e privi di qualsiasi omologazione o copertura assicurativa. Questi vengono venduti a prezzi stracciati, soprattutto sulle piattaforme online creando una concorrenza sleale insostenibile per i produttori che investono in certificazioni e test di sicurezza
Il Presidente Roman ha ribadito la necessità di chiarezza normativa e di continuare le attività di contrasto poiché si tratta di una questione di tutela delle imprese sane ma soprattutto di sicurezza stradale dato che un veicolo che raggiunge i 40 km/h senza freni adeguati rappresenta un pericolo pubblico prima ancora che un problema commerciale.
I possibili interventi
In particolare il settore ciclistico non chiede solo repressione, ma anche visione politica poiché se da un lato è necessario oscurare le zone grigie dell’e-commerce e intensificare i controlli dall’altro serve un impegno concreto del governo sulle infrastrutture cittadine,
Per rilanciare il mercato, Ancma invoca maggiori investimenti in piste ciclabili e percorsi protetti quali elementi indispensabili per incoraggiare i cittadini a scegliere le due ruote per la mobilità quotidiana. E anche il consumatore è chiamato alla responsabilità individuale dato che acquistare veicoli non a norma significa alimentare un mercato illegale, che danneggia l’economia nazionale e mette a rischio la vita propria e altrui trasformando questa difficile salita in un’opportunità di rinnovamento per tutta la filiera italiana.


Davvero la bici elettrica è in crisi? Magari…
Tutte le invenzioni/innovazioni da un lato ci rendono la vita più comoda ma, purtroppo spesso sono accolte e utilizzate in modo improprio e anche dannoso per sé e per il prossimo. Si pensi al cellulare e al monopattino. La bici elettrica apre un nuovo orizzonte alla mobilità urbana e turistica extra urbana, grazie anche alla costruzione di piste ciclabili preposte ad un uso alternativo alla motorizzazione, sulla quale si è anche fondato lo sviluppo economico del secolo scorso, ma che da tempo trova i suoi giusti limiti. Ma motori sempre più piccoli e potenti hanno rapidamente trasformato la bici elettrica in un motorino/scooter con prestazioni, e prezzi, molto simili. Dunque ben venga un modo alternativo e poco faticoso di recarsi in ufficio senza intasare le città, quale alternativa all’auto o ai mezzi pubblici. Ottima la possibilità di frequentare percorsi anche montani sulle crescenti piste in mezzo alla natura, senza essere campioni da giro d’Italia. Ma qui ci si deve fermare e riflettere. Vedo in città spericolate manovre su bici elettriche (tanto si può, non è uno scooter) ed anche sfrecciate silenziose improvvise alle spalle su percorsi esclusivamente urbani o, peggio, su sentieri e carrarecce montani. Con il motorino e relativo acceleratore (non sarebbe regolamentare) si va dove gambe e pedali non ci riuscirebbero. Ed anche al Pronto Soccorso!!! Oltre a rompere ed infastidire tocca andarli a prenderli a 2 o 3000 metri, compresa la bici incidentata. Morale: dove non interviene il regolatore, ci pensa il mercato. Anche se diventa sempre più urgente regolamentare e classificare questi nuovi mezzi ibridi. Assicurazione, casco e targa. Regole limiti e divieti. Non è già stato fatto (in notevole ritardo) per i monopattini?