48 ore in Montenegro

(tra fiordi, monti, laghi e resti dell’Albania veneta)
di Marco Moretti
(pubblicato su lastampa.it/viaggi l’8 dicembre 2022)

Perla nascosta della vecchia Europa, il Montenegro offre una straordinaria varietà di paesaggi su un territorio grande come la Campania, ma decisamente meno abitato, ha appena 620.000 abitanti. La meravigliosa baia di Kotor, un fiordo affacciato sull’Adriatico che forma il maggiore porto naturale del Mediterraneo.

Le spiagge non troppo affollate di Budva. Al confine con l’Albania il lago di Skadar, il più grande dei Balcani. I paesaggi alpini del Parco Nazionale del Durmitor. Le colline coperte di boschi e filari di cipressi. Le campagne verdi disseminate di ulivi.

Montenegro, Kotor

E le città e i monumenti dove i resti veneziani si mescolano a quelli ottomani e austro-ungarici in esotismi artistici. A Kotor, la Cattaro veneziana, nella trecentesca cittadella di Perast costruita dalla Serenissima e nell’antica capitale Cetinje, principale testimone della lunga storia del Paese balcanico.

La contrastata storia del Montenegro nel dopoguerra – dai cinquant’anni di Jugoslavia comunista alla più recente separazione dalla Serbia – ne ha limitato lo sviluppo economico e delle infrastrutture, la rete stradale è precaria: elementi che hanno finora contenuto l’ondata turistica conservando un Paese tutto da scoprire. Troppo piccolo per battere moneta il Montenegro usa l’euro anche se non è rappresentato nella Bce.

Antica mappa veneziana delle Bocche di Cattaro

Primo giorno
La baia di Kotor è la principale attrazione del Montenegro. É il maggiore porto naturale del Mediterraneo, una sequenza di insenature formate da quattro ampi valloni collegati da canali su una superficie totale di 87 kmq. Le baie sono protette dalle Alpi Dinariche, la catena montuosa che si sviluppa dal Carso al Kosovo. É l’unico fiordo del Mare Nostrum con profondi bacini (da 40 a 60 metri) ben riparati dal mare aperto e facili da difendere. Furono infatti un porto strategico per le flotte nelle epoche illiriche, greche, romane e bizantine.

Montenegro, Bocche di Cattaro, Monastero di Ostrog

I veneziani – che, dopo due secoli di frequentazione, controllarono ufficialmente le Bocche di Cattaro dal 1420 al 1797 – fortificarono l’ingresso del fiordo e lo trasformarono in una inespugnabile base navale, un appoggio strategico per il controllo dell’Adriatico, per contrastare l’espansione ottomana e proteggere la loro flotta sulla rotta tra la Serenissima e i possedimenti nel Mar Egeo. La città di Cattaro, nel bacino più interno, era il capoluogo dell’Albania Veneta consolidata dalla presenza di una nutrita comunità di dalmati italiani. La città fu circondata da un’imponente cinta muraria in pietra bianca, ancora ben conservata. Vi furono costruiti monasteri francescani e domenicani.

Montenegro, Kotor, Torre dell’Orologio. Foto: Marco Moretti.

L’antico borgo di Kotor (Cattaro), a ridosso delle scogliere calcaree del monte Lovcen, è ben conservato, ricco di atmosfere e architetture. Un dedalo di vicoli lastricati, piazzette, edifici in pietra, botteghe artigiane e chiese romaniche presentano un microcosmo medievale. La cattedrale cattolica di San Trifone, ricostruita più volte sull’originario tempio del 1124, e la seicentesca torre dell’orologio di fronte alla Porta principale sono i principali monumenti. Da non perdere anche l’interno della piccola chiesa di San Luca (del 1195) con preziose pale d’altare. Nel 1979 l’Unesco ha dichiarato le Bocche di Cattaro patrimonio dell’umanità.

Montenegro, Bocche di Cattaro, isola dello Scalpello. Foto: Marco Moretti.

Per cogliere la meraviglia della baia di Kotor bisogna fare un giro in barca. Al centro del fiordo si trovano le isolette di San Giorgio e dello Scalpello. L’isola di San Giorgio ospita una piccola abbazia benedettina del 1166 circondata da cipressi. L’isola dello Scalpello è dominata dalle cupole blu della chiesa della Madonna dello Scalpello costruita nel 1452 su un culto di un’icona della Vergine lì rinvenuta. Le due isole si trovano di fronte alla cittadella di Perast, chiamata la Vecchia Venezia perché costruita nel 1300 dai veneziani: oggi mescola elementi architettonici mediterranei e ottomani. All’ingresso delle bocche di trova il Monastero di Ostrog: di rito serbo ortodosso, è dedicato a San Basilio ed è sospeso su di una scogliera a strapiombo sulla baia, su ci cui si arrampica per raggiungerlo.

Cena
A Kotor, Konoba Scala Santa è lo storico ristorante locale (dal 1931) specializzato in cucina di mare e mediterranea; prezzi medi.

Montenegro, Kotor, chiesa di San Luca. Foto: Marco Moretti.

Secondo giorno
Cetinje è l’antica capitale del Montenegro, dalla dichiarazione di indipendenza nel 1878 fino all’integrazione del Paese nella Jugoslavia nel 1946. Fondata nel 1482, la città è stata il centro storico e culturale della nazione. Oggi è lo scrigno della storia montenegrina con il Palazzo di Re Nicola, l’ottocentesco Palazzo Blu sede della locale casa reale: Elena del Montenegro sposò Vittorio Emanuele III diventando regina (consorte) d’Italia. Dal 1980 il Palazzo di Re Nicola ospita il Museo Nazionale del Montenegro: espone opere del Montenegro prima della dominazione slava, anche armi e divise militari. Cetinje è vicina al confine del Parco Nazionale di Lovćen, un simbolo della geografia montenegrina, dove si incontrano e scontrano gli ecosistemi alpino e mediterraneo: si visita villaggio tradizionale di Njeguši.

La varietà del territorio montenegrino offre opzioni per tutti i gusti. Si può oziare e abbronzarsi sulle spiagge di Budva. Gli alpinisti possono fare un trekking fino ai 2523 metri della vetta del Bobotov Kuk nel Parco Nazionale del Durmitor. Imperdibile è una gita in barca nelle acque del lago di Skadar (Scutari), al confine con l’Albania, dove volano 270 varietà di uccelli. E i più sportivi possono esplorare le gole create dal fiume Tara su di un gommone da rafting.

Cena
A Cetinje, Belveder Nacionalni Restoran: cucina di pesce, mediterranea e ricette locali; prezzi medi

INFORMAZIONI
In Montenegro, guida non ufficiale ma molto documentata in italiano.

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