Il disgelo primaverile del ghiaccio alimenta ben 12 grandi fiumi. Da questi partono enormi reti di irrigazione per le colture.
Lo scioglimento dei ghiacciai himalayani è mortale
(per la sicurezza alimentare)
di Marinella Correggia
(pubblicato su ilmanifesto.it il 20 marzo 2025)
Lo scioglimento dei ghiacciai peggiora l’insicurezza alimentare a valle: il nesso viene studiato da diversi ricercatori, in riferimento soprattutto all’Himalaya. Là, almeno un terzo dei ghiacciai potrebbe scomparire entro la fine di questo secolo.
Hester Biemans, ricercatrice dell’Università di Wageningen nei Paesi bassi, studia gli effetti a cascata di questa emergenza, nel medio e lungo periodo, sulle popolazioni e le attività a valle che dipendono dalle stagionali acque di disgelo. In un’intervista a «Climate Impacts Tracker Asia», Biemans spiega che «l’Himalaya è conosciuto come il terzo polo, dopo i poli Nord e Sud, per la quantità di depositi di neve e ghiacci. La differenza sta nel fatto che lo scioglimento di quei ghiacciai, accentuatosi notevolmente negli ultimi venti anni, ha e avrà un impatto diretto su una regione che è grande produttrice di cibo».
I ghiacciai dell’Himalaya, del Karakorum e dell’Hindu Kush, noti anche come torri d’acqua naturali dell’Asia, sono importanti per due miliardi di persone. Durante il disgelo primaverile alimentano ben dodici grandi fiumi, fra i quali il Gange, l’Indo e lo Yangtze. Da questi partono enormi reti di irrigazione destinate a colture a volte distanti centinaia di chilometri: riso, grano, cotone, canna da zucchero. Nel bacino dell’Indo, dove piove poco, il fabbisogno idrico è soddisfatto al 60% dall’acqua che proviene dalla neve e dai ghiacci. Sul fenomeno sul quale si era soffermato un documento pubblicato su «Science Avances». Storicamente, insomma, l’acqua del disgelo proveniente dai ghiacciai ha fornito un flusso affidabile al granaio dell’Asia durante i periodi di scarse precipitazioni. Il resto arriva dalle piogge e dall’acqua di falda.
Ma i rapidi cambiamenti lassù sulle montagne fanno sì che queste vitali riserve idriche si sciolgano a un tasso senza precedenti, con gravi conseguenze anche sulla produzione agricola e sulla sicurezza alimentare. Infatti, se un fiume che veniva alimentato soprattutto dalle acque del disgelo, passa a dipendere sopratutto dalle piogge, cambia la tempistica dell’approvvigionamento idrico e dei flussi agli agricoltori. Questo conduce a crisi idriche e siccità, e all’opposto a eccessi e inondazioni. Con grandi danni anche per la produzione agroalimentare.
Il Pakistan, ad esempio. La stagione colturale estiva è calda e secca fino all’inizio delle piogge monsoniche. Se con l’aumento delle temperature l’acqua di disgelo dei ghiacciai scende in anticipo, a meno che non si riesca a trattenerla da qualche parte gli agricoltori nel corso dell’anno dovranno estrarre più acqua di falda; una pratica già adesso insostenibile. Anche la crescita della popolazione aumenta la domanda idrica, come sottolineava uno studio internazionale sul bacino dell’Indo pubblicato nel 2023 su «Communication Earth & Environment». Potrebbero essere necessarie scelte economicamente difficili, spiega Biemans. Per esempio, ridurre le superfici a cotone, economicamente convenienti, per lasciare più acqua per le colture alimentari. Le stesse relazioni transfrontaliere muteranno nei prossimi decenni, in relazione sia ai cambiamenti a livello di montagne e ghiacciai, sia all’uso dell’acqua nelle diverse aree.
Capire i rischi legati alla disponibilità dell’acqua sulla base della sua origine e gli scenari idrici specifici di ogni regione è molto complesso, ma vitale per pianificare il necessario adattamento che, spiega Biemans, comporterà la collaborazione fra molti attori e la combinazione di molti elementi. Tra questi, riorganizzare l’irrigazione, immagazzinare l’acqua, risparmiarla, cambiare le date della semina, passare a colture meno idrovore e più tolleranti al caldo.
Biemans ritiene che l’impatto dello scioglimento dei ghiacciai sarà diverso per ciascuno dei dodici bacini di drenaggio. Gli agricoltori dovrebbero essere sostenuti e orientati, ed è l’obiettivo del consorzio di ricerca «Hi-Aware – Himalayan Adaptation, Water and Resilience (Hi-Aware) Research». Tuttavia, sebbene le misure di adattamento locali siano fondamentali, quanto alla mitigazione il mondo è lungi dall’impegnarsi a sufficienza. Ridurre le emissioni di gas a effetto serra e accelerare la decarbonizzazione è vitale anche per i ghiacciai dell’Himalaya e altrove. Il loro ritiro nelle Ande comporta conseguenze gravissime per la stessa Amazzonia e il suo Rio. Anche in Africa, sotto il massiccio del Ruwenzori dove i ghiacciai sono ormai ai minimi termini, le comunità umane fanno fronte a siccità e inondazioni.

